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5 casi in cui possiamo ritrovarci Satana nella nostra vita

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 15/06/20

Li spiega Papa Francesco. Seguiamo i suoi consigli e facciamo molta attenzione

Satana entra nella nostra vita, spesso senza che ce ne accorgiamo. In “Il diavolo, la tentazione e il peccato” (edizioni Segno), Don Marcello Stanzione richiama alcuni interventi di Papa Francesco, in cui il pontefice avverte sul tentativo della presenza diabolica di insidiarsi nella nostra quotidianità.

1) Travestito da angelo

A volte può entrarci travestito da angelo. «Gesù è Dio – dice il Papa – ma si è abbassato a camminare con noi. È il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti!»

E in questo momento «viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo!». Satana semina zizzania, ma noi seguiamo Gesù. «Noi – evidenzia Francesco – accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù».

(papa Francesco, Omelia della domenica delle Palme, 24 marzo 2013).

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2) Le volte in cui usa l’astuzia

«C’è da tener presente che il demonio è astuto: mai è scacciato via per sempre, soltanto l’ultimo giorno lo sarà». Perché quando «lo spirito impuro – ricorda il Papa, citando il Vangelo – esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e non trovandone, dice: ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna; allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima», ecco perché è necessario vigilare.

«La sua strategia – avverte il pontefice – è questa: tu ti sei fatto cristiano, vai avanti nella tua fede, e io ti lascio, ti lascio tranquillo. Ma poi, quando ti sei abituato e non sei molto vigile e ti senti sicuro, io torno. (…) San Pietro lo diceva: è come un leone feroce che gira intorno a noi».

(papa Francesco, Meditazione mattutina dell’11 ottobre 2013, in L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 234, 12/10/2013

3) Chiacchiere e invidia

Anche noi, osserva Francesco, «abbiamo una tentazione che cresce e contagia un altro». Basti pensare alle chiacchiere: se abbiamo «un po’ di invidia per quella persona o per l’altra», non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, parlandone male in giro. È così che la chiacchiera «cerca di crescere e contagia un altro e un altro ancora».

Proprio «questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere», riconosce il Papa, confidando: «Anche io sono stato tentato di chiacchiere. È una tentazione quotidiana», che «comincia così, soavemente, come il filo d’acqua». Ecco perché, afferma ancora il Pontefice, bisogna stare «attenti quando nel nostro cuore sentiamo qualcosa che finirà per distruggere le persone, distruggere la fama, distruggere la nostra vita, portandoci alla mondanità, al peccato». Si deve stare «attenti ha aggiunto perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando cresce e contagia sarà una marea tale che porterà a giustificarci del male».

«Tutti siamo tentati – ha affermato il Pontefice – perché la legge della nostra vita spirituale, della nostra santità non vuole che seguiamo Cristo». Certo, conclude Francesco, «qualcuno di voi forse, non so, può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo nel secolo ventunesimo!». Ma, ribatte il Santo Padre:

«Guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è anche nel secolo Ventunesimo. E non dobbiamo essere ingenui. Dobbiamo imparare dal Vangelo come fare la lotta contro di lui».

(papa Francesco, Meditazione mattutina dell’11 aprile, in L’Osservazione Romano, Ed. quotidiana, Anno CLIV, n. 084, 12/04/2014).

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4) Quando si presenta in modo ipocrita e affascinante

C’è un “virus” potente e pericoloso che ci insidia, ma c’è anche un Padre “che ci ama tanto” e ci protegge. È la subdola seduzione dell’ipocrisia.

«L’ipocrisia – dichiara il Papa – è quel modo di vivere, di agire, di parlare, che non è chiaro», che si presenta in maniera ambigua: «Forse sorride, forse è serio non è luce, non è tenebra». È un po’ come il serpente: «Si muove in una maniera che sembra non minacciare nessuno» e ha «il fascino del chiaroscuro». L’ipocrisia, cioè, ha il fascino «di non dire le cose chiaramente; il fascino della menzogna, delle apparenze». Lo stesso Gesù, nei Vangeli, aggiunge alcune notazioni sul comportamento dei «farisei ipocriti» dicendo che sono «pieni di se stessi, di vanità» e che gli piace «passeggiare nelle piazze» per far vedere che sono importanti.

Gesù mette in guardia da costoro e, riprendendo la parola, dice a tutti: «Non spaventatevi, non abbiate paura: soltanto guardatevi dal lievito di questa gente, perché tutto quello che è nascosto verrà alla luce. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi, ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio, nelle stanze più interne, sarà annunciato dalle terrazze». Come per dire: nascondersi non aiuta, perché alla fine «tutto sarà chiaro».

E diceva questo, spiega Francesco, «perché il lievito dei farisei portava la gente ad amare più le tenebre che la luce». Invece, Gesù, «attira l’attenzione sulla fiducia in Dio». Perché se è vero che «questo lievito è un virus che ammala» e fa morire, Gesù ci avvisa prima e ci protegge: «Guardatevi! Questo lievito vi porta alle tenebre. Guardatevi!».

(papa Francesco, Meditazione mattutina del 16 ottobre 2015, in L’Osservatore Romano, Ed. quotidiana, anno CLV, n. 237, 17/10/2015).

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5) Ci perseguita in modo educato

Nei confronti degli uomini non c’è solo la persecuzione violenta, fatta di sangue, odio, rappresaglie, ma anche una persecuzione che «si presenta travestita come cultura, travestita di cultura, travestita di modernità, travestita di progresso: è una persecuzione io direi un po’ ironicamente educata».Si riconosce, ragiona il Papa, «quando viene perseguitato l’uomo non per confessare il nome di Cristo, ma per voler avere e manifestare i valori di figlio di Dio».

E così, prosegue il Papa, «vediamo tutti i giorni che le “potenze” fanno leggi che obbligano ad andare su questa strada, e una nazione che non segue queste leggi “moderne”, “colte”, o almeno che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata, viene perseguitata educatamente».

È «la persecuzione che toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza! Dio ci ha fatti liberi, ma questa persecuzione ti toglie la libertà! E se tu non fai questo, tu sarai punito: perderai il lavoro e tante cose o sarai messo da parte. Questa è la persecuzione del mondo»insiste il Pontefice. E «questa persecuzione ha anche un capo». Lo si vede «quando le potenze vogliono imporre atteggiamenti, leggi contro la dignità del figlio di Dio, perseguitano questi, e vanno contro il Dio Creatore: è la grande apostasia».




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