Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!
Aleteia

J.K. Rowling: vi spiego perché sono preoccupata dall’attivismo trans

Anthony Harvey/Getty Images
Condividi

Un testo coraggioso sul tema sesso e genere e una presa di posizione chiara per la quale la Rowling sembra disposta a pagare. Una voce da non lasciare isolata.

Il 3 giugno scorso la Rowling, autrice di una delle saghe più amate dei nostri tempi, quella su Harry Potter, ha pubblicato un articolo dal proprio blog. Lo ha fatto in seguito alle reazioni spropositate, violente e cariche di minacce che le si sono rovesciate addosso in seguito alla sua condotta su Twitter (e la causa scatenante sarebbe stato un Like), ritenuta dall’attivismo trans inaccettabile.

Accusata di un crimine che è persino difficile se non impossibile definire, la “trasfobia”, abbandonata pubblicamente – e vigliaccamente- dalla star dei film nati dai suoi romanzi, Daniel Redcliffe, non si è lasciata intimidire. Non basta dire “le donne trans sono donne” , come ha affermato il famoso ex maghetto, perché avvenga l’incantesimo: la realtà non segue mansueta come il politically correct l’antifona gender. Questo tipo di pensiero, però, mostra una crescente prepotenza e di questo la stessa Rowling si dice seriamente preoccupata.

Nel pezzo che segue, che la redazione Aleteia ha tradotto per voi dall’originale, la scrittrice espone con chiarezza le ragioni del suo pensiero e i pericoli reali, consistenti ed estesi ai quali tutti siamo esposti sul fronte della libertà di espressione e su quello della sicurezza personale. In particolare, amara ironia di un tempo che si autoproclama epoca dell’equità e dell’emancipazione femminile definitiva, proprio per le donne. Che invece sono sempre più sistematicamente e ferocemente ridotte, svilite, insultate.

Non mi piegherò di fronte ad un movimento che ritengo stia facendo danni dimostrabili nel tentativo di erodere il concetto di ‘donna’ come classe politica e biologica, offrendo protezione ai predatori (sessuali, Ndr) come pochi nella storia”.

E di questo tipo di violenza, Joanne Kathleen, parla per averne fatto una terribile esperienza personale. Racconta anche di questo, in un  contributo che sarà forse definito storico.

Buona lettura.

***

Non è un articolo semplice da scrivere, per ragioni che tra poco vi chiarirò, ma so che è il momento di spiegarmi su una questione avvolta da una tossicità, a cui non desidero in alcun modo contribuire.

Per chi non lo sapesse, nel dicembre scorso ho espresso via Twitter il mio sostegno a Maya Forstater, un’esperta di questioni tributarie che aveva perso il lavoro per dei tweet ritenuti ‘transfobici’. Ha portato il suo caso di fronte a un tribunale del lavoro, chiedendo al giudice di stabilire se la convinzione filosofica sul fatto che il sesso sia determinato dalla biologia fosse protetta dalla legge. Il giudice Tayler ha stabilito che non lo era.

Il mio interesse per le questioni trans precedeva il caso di Maya di quasi due anni, durante i quali ho seguito da vicino il dibattito relativo al concetto di identità di genere. Ho incontrato persone trans e letto vari libri, blog e articoli di persone trans, esperti di genere, persone intersessuali, psicologi, esperti della salvaguardia, operatori sociali e medici, e ho seguito il dibattito online e sui media tradizionali. Da un certo punto di vista il mio interesse per la questione era professionale, perché sto scrivendo una serie di gialli, ambientata al giorno d’oggi, e la mia detective fittizia ha un’età per la quale si interessa a questi argomenti e vi è coinvolta, da un altro è intensamente personale, e spiegherò perché.

Per tutto il tempo di queste ricerche, il mio account Twitter è stato sommerso da accuse e minacce da parte di attivisti trans. La scintilla iniziale è stata un “Mi piace”. Quando ho iniziato a interessarmi all’identità di genere e alle questioni transgender, facevo degli screenshot dei commenti che mi interessavano maggiormente, per poterli approfondire in seguito. In un’occasione, ho distrattamente cliccato “Mi piace” anziché effettuare lo screenshot. Quell’unico “Mi piace” è stato considerato la prova di un modo di pensare sbagliato, ed ha scatenato una serie persistente di attacchi.

Mesi dopo ho aggravato il mio crimine del “Mi piace” seguendo Magdalen Burns su Twitter. Magdalen era una giovane femminista e lesbica estremamente coraggiosa che stava morendo per un tumore al cervello aggressivo. L’ho seguita perché volevo contattarla direttamente, cosa che sono riuscita a fare. Dato che Magdalen credeva molto nell’importanza del sesso biologico e non riteneva che le lesbiche dovessero essere chiamate estremiste per il fatto di non uscire con donne trans col pene, nella testa degli attivisti trans su Twitter si sono uniti i puntini, e il livello di abusi sui social media è aumentato.

Menziono tutto questo solo per spiegare che quando ho sostenuto Maya sapevo perfettamente cosa sarebbe successo. All’epoca dovevo essere alla mia quarta o quinta cancellazione. Mi aspettavo le minacce di violenze, che mi venisse detto che stavo letteralmente uccidendo i trans con il mio odio, di essere presa a parolacce e chiamata prostituta, e ovviamente che i miei libri venissero bruciati, anche se un uomo particolarmente aggressivo mi ha detto che li avrebbe usati come concime.

Quello che non mi aspettavo è stata la valanga di e-mail e lettere che mi è piovuta addosso, la stragrande maggioranza delle quali era positiva e grata ed esprimeva sostegno. Proveniva da una sezione trasversale di persone gentili, empatiche e intelligenti, alcune delle quali lavorano in settori collegati alla disforia di genere e alle persone trans e sono tutte profondamente preoccupate per il modo in cui un concetto socio-politico sta influenzando politica, pratica medica e salvaguardia.

Sono persone preoccupate per i pericoli nei confronti dei giovani e delle persone gay e per l’erosione dei diritti delle donne e delle ragazze. In particolare, sono preoccupate per un clima di paura che non rende un buon servigio a nessuno – men che meno ai giovani trans.

Avevo fatto un passo indietro da Twitter da molti mesi sia prima che dopo aver twittato il mio sostegno a Maya, perché sapevo che non era positivo per la mia salute mentale. Sono tornata solo perché volevo condividere un libro gratuito per bambini durante la pandemia. Immediatamente, gli attivisti, che credono evidentemente di essere persone buone, gentili e progressiste, si sono rifatti vivi, assumendosi il diritto di controllare ciò che dicevo e accusarmi di odio, scagliando insulti misogini e soprattutto, come sa qualsiasi donna sia coinvolta in questo dibattito, definendomi TERF.

Se non lo sapete – e perché mai dovreste? -, ‘TERF’ è un acronimo coniato dagli attivisti trans che sta per Trans-Exclusionary Radical Feminist. In pratica, un’ampia e varia sezione trasversale di donne viene attualmente definita TERF, e la grande maggioranza di loro non è mai stata femminista radicale. Gli esempi delle cosiddette TERF spaziano dalla madre di un ragazzino gay che temeva che il figlio volesse la transizione per sfuggire al bullismo omofobico a quella che finora era un’anziana signora del tutto non femminista che si era ripromessa di non andare più da Marks & Spencer perché permette a qualsiasi uomo che dice di identificarsi con una donna di entrare nei camerini femminili. Ironicamente, le femministe radicali non escludono i trans, includendo gli uomini trans nel loro femminismo, perché sono nati donne.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni