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Nave-ospedale Papa Francesco riprende le operazioni e dona ceste di prodotti di prima necessità in Amazzonia

Barco Hospital Papa Francisco

Marinha do Brasil

Aleteia - pubblicato il 11/06/20

L'ospedale fluviale aveva dovuto sospendere le spedizioni all'inizio della pandemia per la chiusura dei porti nella regione amazzonica

La nave-ospedale Papa Francesco ha dovuto sospendere le sue operazioni all’inzio della pandemia di Covid-19 a causa del blocco nei porti fluviali della regione amazzonica, necessario a limitare la diffusione del coronavirus. Da circa un mese, però, l’ospedale itinerante è tornato a solcare le acque del Rio delle Amazzoni per assistere le comunità costiere dell’ovest del Pará, dove consegna ceste di prodotti di prima necessità e kit igienici alle famiglie rimaste ancora più isolate a causa della crisi sanitaria mondiale.

Il vescovo di Óbidos, monsignor Bernardo Bahlmann, spiega che i servizi sono stati riattivati con l’ausilio d’emergenza dei medici dell’Ospedale Universitario São Francisco di Bragança Paulista (Stato di San Paolo):

“Abbiamo ripreso perché ci siamo resi conto che all’interno, dove il virus non è ancora arrivato, c’era molta gente con problemi di salute perché non poteva andare nelle città, in primo luogo perché non era permesso, diciamo così; l’orientamento è sempre stato quello di rimanere a casa. Le persone hanno cominciato allora ad avere delle necessità, perché ci sono malati, diabetici, cardiopatici; erano già senza medicine, e avevano sempre meno cibo. Per questo abbiamo pensato che la nave poteva riprendere le sue attività qui nel municipio. È stato fatto tutto in coordinamento con la Vigilanza Sanitaria e la Segreteria per la Salute. La nave è andata in alcune località del municipio di Óbidos e abbiamo constatato che fortunatamente non c’era il Covid-19”.

Donazione di Papa Francesco

Oltre all’assistenza sanitaria, le famiglie hanno ricevuto ceste con prodotti di prima necessità e kit igienici donati da Papa Francesco.

“Molti stanno soffrendo la fame”, ha affermato monsignor Bahlmann.

Comunità colpite dal virus

Alla ripresa delle operazioni della nave-ospedale, i medici e gli agenti sanitari non hanno lavorato direttamente con le persone colpite dal Covid-19, ma il presule ha affermato che questa realtà deve cambiare, visto che l’imbarcazione visiterà nei prossimi giorni le comunità di Juruti e Juruti Velho, vicino Parintins, già in territorio amazzonico, dove il coronavirus sta circolando.

Anche se il confine tra lo Stato del Pará e l’Amazzonia è chiuso, è molto difficile controllare la circolazione clandestina delle persone per via dell’innumerevole quantità di fiumi nella regione. Molte persone dipendono da queste “vie di transito” per per fare acquisti e anche per ricevere assistenza medica.

Anche in Amazzonia, quindi, persiste la sfida di garantire le necessità fondamentali della popolazione, e allo stesso tempo di proteggerla dal virus. La principale rotta fluviale della regione, il Rio delle Amazzoni, include città tra le più colpite dalla pandemia, tra cui Manaus e Belém, le capitali dell’Amazzonia e del Pará.

Oltre a questo, suscita preoccupazione il fatto che la nave-ospedale dovrà visitare le comunità indigene. Monsignor Bahlmann cita in particolare i villaggi della Missione Tiryó, a 500 chilometri a nord della diocesi di Óbidos, alla frontiera con il Suriname. Tra il gruppo di 1.300 indigeni che abitano nella zona brasiliana e gli altri mille del lato surinamese il virus si sta già diffondendo, e ci sono vari casi confermati di Covid-19.

Le spedizioni della nave-ospedale

Nei periodi normali, la nave-ospedale Papa Francesco compie 2 o 3 spedizioni al mese, ciascuna della durata di 7-10 giorni. L’imbarcazione, equipaggiata soprattutto per esami sanitari di base, assiste circa mille comunità fluviali di 12 municipi del Pará lungo il Rio delle Amazzoni.

Dall’agosto 2019 alla fine di maggio di quest’anno, la nave-ospedale Papa Francesco ha già realizzato 43.094 visite, beneficiando circa 700.000 persone che vivono lungo il fiume dal maggior volume della Terra.

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