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Il razzismo costa vite umane anche in America Latina

QOM

Fair use

Esteban Pittaro - pubblicato il 09/06/20

I popoli indigeni sudamericani subiscono discriminazione razziale, e la pandemia di coronavirus non ha fatto che evidenziarlo

La brutalità dell’assassinio di George Floyd ha riacceso i riflettori sul razzismo, e ha provocato in tutto il mondo manifestazioni di solidarietà e rifiuto dell’odio razziale.

Il disprezzo della dignità degli afroamericani che alcuni ancora sostengono negli Stati Uniti sembra essere l’obiettivo delle critiche principali, ma anche in Sudamerica si possono vedere atteggiamenti analoghi, esacerbati durante la pandemia e che hanno come bersaglio le popolazioni indigene.

In Argentina

In Argentina, a el Chaco, una famiglia della comunità Qom della località Fontana ha subìto gravi torture fisiche da parte dei poliziotti, venendo colpita per ore, con abusi a un minore e aggressioni verbali.

Lo Stato provinciale ha allontanato i colpevoli, ma secondo dei referenti delle comunità Qom gli atteggiamenti razzisti sono aumentati durante la pandemia, mettendo in discussione lo stile di vita dei popoli, soprattutto con abusi da parte delle autorità incaricate di vegliare sul rispetto delle norme di prevenzione.

Il quartiere Toba de Resistencia è l’epicentro della crisi nella provincia del Chaco, una delle più colpite dal coronavirus in Argentina. Nei quartieri Gran Toba e Barrio Mapic il tasso di letalità è dell’8,2 %, rispetto al 5,7% delle altre zone della provincia.

Tra la popolazione indigena della provincia, il tasso di letalità è dell’11.7%. Il rapporto della popolazione, in molti casi di etnia Qom, con le autorità è difficile, e gli abitanti confidano più nei loo referenti e pastori che nelle autorità, anche sanitarie.

Il Governo nazionale ha cercato di combattere in questi giorni la sfiducia con una visita del responsabile del Consiglio dei Ministri e l’avvio di un piano per fermare il virus, ma la sensazione di mancanza di protezione di fronte all’atteggiamento della polizia resta.

Nella ragione amazzonica, ha avvertito la Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM), per via della pandemia ci sono popoli indigeni che rischiano di scomparire. Solo in Brasile, più di 50 hanno registrato casi di coronavirus. Queste popolazioni soffrono non solo per la mancanza di ponti affidabili con le autorità, ma anche per un isolamento geografico che ostacola l’arrivo degli assistenti sanitari.

AMAZONIA
TARSO SARRAF | AFP

“I popoli originari hanno posto sul tavolo il tema di un potenziale genocidio o etnocidio, e molti dicono che il genocidio deve avvenire per un’azione specifica. No, il tema del genocidio è la scomparsa di una popolazione di un grande gruppo anche in virtù di una situazione esterna. Qui, per omissione delle autorità governative, può accadere anche questo. E il tema dell’etnocidio per omissione, per una mancanza di risposta da parte dello Stato, è una possibilità reale”, ha affermato al quotidiano boliviano El Día Mauricio López, segretario esecutivo della REPAM.

Il sindaco di Manaus (Brasile), Arthur Virgílio Neto, denuncia sulla stessa linea la possibile diminuzione della popolazione indigena per la mancanza di meccanismi di assistenza ormai da settimane. “Sono migliaia di anni di patrimonio, di tradizione, di cultura indigena. Non voglio che la popolazione indigena diminuisca per mancanza di attenzione”, ha denunciato, mettendo in discussione le autorità nazionali del suo Paese per la mancanza di assistenza e di preoccupazione per offrire soluzioni per i popoli dell’interno dell’Amazzonia.

“Una forza enorme sta colpendo oggi l’Amazzonia in tre ‘vie’ che si combinano in modo tragico: la pandemia del Covid-19, la pressione costante del modello di estrazione sui loro territori e l’esclusione storica dal diritto ai servizi di base e alle infrastrutture sanitarie, rendendo i popoli indigeni amazzonici un settore estremamente fragile e vulnerabile”, ha denunciato la REPAM nell’ultimo aggiornamento della mappa della diffusione del coronavirus tra i popoli amazzonici.

Sia in modo deliberato con aggressioni dirette che con l’omissione dell’assistenza o il non dare loro priorità, anche i popoli indigeni sudamericani soffrono la discriminazione razziale. E la pandemia non ha fatto che evidenziarlo.

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