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Come Noé dopo il diluvio, proviamo a «piantare una vigna»

GIRLS, VINEYARD, SMILE

NDAB Creativity | Shutterstock

Pane e Focolare - pubblicato il 04/06/20

Quando il contandino mette nella terra una pianticella d'uva deve aspettare anni per una vendemmia significativa. Così Noè piantando una vigna, guarda lontano, non ha paura del futuro e ci insegna a scommettere su un progetto a lungo termine.

Chiusi dentro uno spazio ristretto con la nostra famiglia, ci siamo sentiti come se fossimo sull’arca di Noè. Non c’erano le coppie di animali ma fuori c’era il diluvio, una situazione di pericolo e incertezza. Adesso che cominciamo ad uscire, da un lato proviamo sollievo per il lento ritorno alla routine (ho provato questa sensazione quando ieri sono andata dal meccanico per un controllo all’automobile e poi in tintoria per il cambio del guardaroba invernale); dall’altro siamo preoccupati perché intorno a noi il mondo non è quello di prima e c’è un po’ di ansia per il futuro, non solo per la situazione sanitaria ma anche per quella economica e sociale (non parliamo di quella politica, quella è sempre stata preoccupante).


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Dobbiamo però avere fantasia e coraggio per una ripresa positiva. A questo proposito mi è piaciuta una riflessione dello psicanalista Massimo Recalcati in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia, durante un webinar organizzato dal Forum delle Associazioni Familiari il 15 maggio 2020. Invitato a fare un intervento sull’approccio educativo con il quale sono costrette a misurarsi le famiglie in tempo di pandemia, ha parlato di Noè, grande figura di padre. Anche lui ha affrontato una catastrofe ma è stato capace di ripartire. Sopravvissuto al diluvio, esce dall’arca e il primo gesto che compie, secondo il libro della Genesi, è quello di piantare una vigna.

Attenzione: una vigna, non del grano o delle zucchine. La simbologia è importante, perché piantare una vigna significa intraprendere un progetto di lungo termine, che guarda al futuro.  Noè non coltiva qualcosa che darà frutto dopo pochi mesi. Quando un vignaiolo mette nel terreno la pianticella deve aspettare anni per avere la prima vendemmia significativa, 5 o addirittura 7 anni per avere un minimo di rendimento del vigneto. Poi ci saranno annate favorevoli e annate negative, raccolti abbondanti e rovinose grandinate; per ottenere il vino migliore si dovrà lasciarlo riposare per anni nelle botti, nel religioso silenzio di una cantina. Che fatica ma anche che soddisfazione quando si stapperà la bottiglia, frutto sacro di quel lungo lavoro!

WINNICA
Pexels | CC0

Quando Noè pianta la vigna, guarda lontano, non ha paura del futuro e insegna questo ai suoi figli: a dedicarsi ad un progetto, con fiducia. Intorno a noi c’è ancora desolazione? Niente paura, tutto rivivrà, ma solo se avremo il coraggio di affrontare il futuro con la voglia di fare, di ricostruire, proteggendo il campo dagli attacchi dei parassiti, osservando con occhio vigile le nostre piante, raccogliendo il grappolo al momento giusto. Ci vuole competenza ma anche speranza, come ha fatto Noè e gli siamo grati per averci dato l’esempio, facendo il primo vino della storia (va beh, il racconto biblico dice che poi ha un po’ esagerato nelle libagioni, ma perdoniamolo, è stato vittima dell’inesperienza!).

Concludo con un pensiero rivolto a chi in questo momento ha deciso di mettere al mondo un figlio. In quell’evento del Forum delle Associazioni Familiari, è intervenuto il Presidente dell’ISTAT Gian Carlo Blangiardo, che ha presentato i dati drammatici del calo della natalità in Italia, che rischiano di essere ancora più rilevanti a causa dell’emergenza epidemiologica. Chi decide di fare la sua parte per invertire questo trend e sceglie di donare al mondo un bimbo, fa una grande cosa: quello sì che significa “piantare una vigna”, guardare al futuro con fiducia e speranza.

Ci vuole un po’ di follia a mettere al mondo un figlio adesso? Forse sì, ma secondo me aveva ragione Steve Jobs quando diceva in occasione del celebre discorso all’Università di Stanford: “Stay hungry. Stay foolish“. Affamati e folli, così dovremmo essere. Ricostruiamo il mondo, con fiducia, speranza e un pizzico di follia.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA PANE & FOCOLARE

Tags:
coronavirusfamigliasperanza
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