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Grandi teologi del XX secolo: Hans Urs von Balthasar (3/6)

HANS URS VON BALTHASAR
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Dopo il padre Daniélou, Jean Duchesne ci introduce all’opera di Hans Urs von Balthasar, tra i grandi teologi del XX secolo. Traduttore di Péguy, Claudel, Bernanos, egli è pure l’autore di un’opera impressionante comprendente anche una sintesi magistrale sui trascendentali. In particolare egli restituì il proprio posto al bello, in teologia: il suo offuscamento aveva fatto perdere di vista il vero (la dogmatica) e il buono (la morale).

Svizzero tedesco poliglotta, pensatore indipendente, autore di un’opera immensa piena di stimolanti intuizioni radicate in una cultura prodigiosa perfettamente fedele alla Chiesa, Hans Urs von Balthasar (1905-1988) resta un riferimento e una fonte d’ispirazione per l’intelligenza cristiana.

Vita

I Balthasar sono una grande famiglia cattolica di Lucerna. Hans Urs (doppio nome, come Francesco Saverio) studiò a Zurigo, ma pure a Vienna e a Berlino, dove fu iniziato a tutte le moderne tecniche di studio della letteratura, della filosofia, delle arti e delle scienze.

Nel 1928 entrò nella Compagnia di Gesù: fece una parte del suo noviziato a Lione, dove fu compagno di corsi del giovane Jean Daniélou e con lui studiò sotto la guida del padre De Lubac. Tema principale delle ricerche fu la Tradizione cattolica fin dalle origini. Ordinato prete nel 1936, fu incaricato della cappellania universitaria di Basilea e strinse lì vincoli d’amicizia col grande teologo protestante Karl Barth (1886-1968), che rientrava sulle Scritture e sulla radicalità di Cristo le comunità ecclesiali nate dalla Riforma, vastamente tentate di scetticismo liberale e scientista. I due uomini s’intesero tanto meglio in quanto entrambi erano non solo melomani ma musicisti, e suonavano insieme.

Un altro incontro però giunse ad animare la vita di Hans Urs von Balthasar: quello con Adrienne von Speyr (1902-1967), nel 1940: moglie di un accademico, fu la prima donna ad essere ammessa alla facoltà di Medicina in Svizzera e all’epoca già esercitava. A parte ciò… era una mistica veggente: Adrienne “vedeva” le conversazioni in seno alla Trinità, e anche la Vergine Maria e i santi con cui conversava. Convertita al cattolicesimo proprio nel 1940, ella ricevette le stigmate nel 1942. Padre Von Balthasar era il suo confessore e il suo confidente: questa fu una delle concause che lo portarono a lasciare la Compagnia di Gesù, diventando prete diocesano di Basilea, senza trattamenti di riguardo. Da nessuna parte avrebbe avuto cattedre.

Sovvenne ai suoi bisogni traducendo brillantemente in tedesco Péguy, Claudel, Bernanos, e pubblicando i propri lavori: creò anzi una casa editrice in proprio – la Johannes Verlag – per diffondere le proprie opere, ma anche per tradurre in prima persona (o far tradurre) libri che giudicava importanti, come le opere di De Lubac, Bouyer e Ratzinger. Con Adrienne fondò pure l’Istituto San Giovanni: comunità secolari di laici consacrati. Poiché nessun Vescovo né ufficio di Curia si rivolse mai a lui, non partecipò al Concilio del 1962-1965, ma la sua nomina s’impose come un’evidenza alla prima riunione della Commissione Teologica Internazionale, nel 1970: a partire dal 1972 sarebbe diventato l’animatore della rete delle redazioni di Communio nelle principali lingue del mondo. Nominato cardinale nel 1988, morì tuttavia poco prima di ricevere la porpora: «Il Signore non vuole – pare che avesse detto lui commentando la notizia della nomina – che il suo servo abbia questo onore».

Opere

Padre Von Balthasar è autore di un centinaio abbondante di opere, praticamente tutte tradotte, e se a queste si aggiungono gli articoli è necessario un volume (che del resto è stato compilato) per inventariare tutto ciò che ha scritto. Egli stesso ha aggiunto delle opere che illustrano l’unità organica della sua opera. Vi si trovano commenti alle Scritture, studî eruditi sui Padri della Chiesa (soprattutto Origene, Gregorio di Nissa, Massimo il Confessore…), monografie su figure disparate quali Ignazio di Loyola, Mozart, Karl Barth, Bernanos, il pensatore giudeo Martin Buber, le sante Teresa di Lisieux ed Elisabetta della Trinità… trattati su questioni teologiche come la Creazione, l’Incarnazione, il ruolo dello Spirito Santo e l’istituto ecclesiale, il senso della storia e il/la suo/a fine (l’escatologia), quindi l’inferno, la Vergine Maria nel suo rapporto con la Chiesa, la preghiera contemplativa… e poi riflessioni su problemi posti dalle condizioni in cui la fede cristiana si vive nel XX secolo (il posto della Chiesa nel mondo, il pluralismo, l’angoscia umana di fronte al male…).

La maggior parte di questi libri sono originati da risposte a domande: conferenze, ritiri, contributi e riviste e conferenze, sollecitazioni di corrispondenti, di editori… Diverse opere sono poi consacrate ad Adrienne von Speyr e all’edizione di una parte delle sue rivelazioni. Tutto questo però non è che il contrappunto a una colossale sintesi, comparsa tra il 1961 e il 1987, divisa in tre parti (ciascuna centrata su uno dei trascendentali – bello, buono e vero) e diciassette tomi. Il primo volume – La Gloria e la Croce – è un’estetica: essa restituisce al bello il suo posto in teologia, posto perdendo di vista il quale era pure andata offuscandosi la chiarezza del vero (nella dogmatica) e del bene (la morale).

La seconda sezione – La teodrammatica – introduce la nozione di “dramma”, cioè di azione, dal greco, e questo fa risaltare la qualità movimentata, destabilizzante e “probante” della storia della Creazione e della Salvezza, che finisce bene perché ha la propria fonte nel dinamismo dei doni di sé in seno all’eterna Trinità divina. Giunge quindi La Teologica, che esplora più filosoficamente come la verità si manifesta in quanto Logos (Verbo e logica) ed è resa accessibile dallo Spirito.

Da leggere

Gli opuscoli di padre Von Balthasar offrono ingressi privilegiati e tonificanti alla sua opera monumentale: tra quelli che sono stati ristampati raccomandiamo Il Cuore del mondo, che dà una dimensione cosmica al culto del Sacro Cuore e introduce alla preghiera con Cristo; Solo l’Amore è credibile è una bella introduzione a La Gloria e la Croce; Dio e l’uomo d’oggi tratta la situazione dei credenti in un universo dominato dalle scienze e dalle tecniche. Infine Cordula (ovvero, il caso serio) invita il cristiano ad esporsi al mondo come fece Gesù nella sua debolezza.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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