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“Da quanto non ti confessi?”. “6 o 7 anni”. Quella confessione fu l’inizio di una nuova speranza

CONFESSION

John Vizcaino | AFP

MIENMIUAIF - MIA MOGLIE ED IO - pubblicato il 04/06/20

Veramente nel confessionale i sacerdoti agiscono nella persona di Cristo. “E come lo hai capito?”, mi chiederete. Dagli occhi di don Domenico.

Written by DentoTeologo Giovanni Biolo (che già in passato aveva scritto su questo blog, a questo link un assaggio)

“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… una nuova speranza!”. Inizia così il famoso quarto episodio di Guerre stellari, ed è iniziato così, con una nuova speranza, anche il giorno successivo a quella confessione di tanti anni fa… in una galassia non troppo lontana chiamata Verona…

“Salve, don Domenico, sto leggendo il libricino che mi ha consigliato, mi sta cambiando la vita!” (se ti sei perso l’episodio precedente in cui racconto di questo libricino, lo trovi a questo link). E don Domenico, un sacerdote che andava dritto al punto e non si perdeva in chiacchiere, mi ha risposto: “Bene, Giovanni, ora ti chiedo: da quanto tempo non ti confessi?”.

La domanda mi ha lasciato per un attimo di sasso, come alla vista della celebre Medusa. Non perché non me l’aspettassi (dopotutto avevo di fronte un sacerdote), ma perché per ricordare quand’era stata l’ultima volta, ho dovuto fare due calcoli a mente (a mente perché alle elementari la maestra Lena ci rimproverava quando trovava qualcuno fare i calcoli con le dita).

“Saranno passati sei o sette anni, credo… l’ultimo ricordo che ho è della catechista che qualche volta l’anno ci portava tutti in fila in chiesa davanti al confessionale. Ma se vuole la facciamo adesso!”, ho risposto tutto baldanzoso. Tanto, pensavo tra me e me, magari le classiche cose come “dico le parolacce, non obbedisco ai miei genitori e non vado a Messa la domenica” potevano andare ancora bene.

“No, Giovanni, adesso no, prima devi prepararti”. Don Domenico mi ha sorpreso di nuovo, come nel tennis quando vai a rete e l’avversario ti supera con un passante.

Abbiamo iniziato così degli incontri di preparazione alla confessione: il peccato, il ripasso dei 10 comandamenti, la debolezza dell’uomo, etc. Ho scoperto un modo diverso di vedere la confessione. O meglio, ho scoperto che cosa sia realmente la confessione. Non più una procedura che, come la pulizia dei denti, una o due volte l’anno, è giusto fare (sono pur sempre un DentoTeologo), e nemmeno un dovere per sembrare più bravi agli occhi di qualcun altro, i genitori o addirittura Dio stesso. Ho imparato che la confessione serviva in primis a me stesso e che il peccato non toglieva qualcosa a Dio, ma a me. E ho capito, con un’iniziale ritrosia simile a un bruciore di stomaco, che i peccati dei bambini non andavano più bene per un giovane adulto.

Poi è arrivato finalmente il giorno. L’ho atteso come il sacramento della prima confessione che fai alle elementari. Don Domenico mi ha aiutato a fare una confessione completa, ponendomi delle domande utili per focalizzarmi sulle cose importanti.

È stato come una lavanda gastrica dopo una forte ubriacatura, solamente che in questo caso l’ubriacatura durava da vari anni. Come togliere quintali di polvere da tappeti rimasti impilati in una vecchia soffitta, solo che questi più che tappeti erano macigni, massi di pietra sotto cui avevo nascosto sensi di colpa e vergogna. Come profondità marine che venivano portate in superficie alla luce del sole, solo che questa luce non accecava gli occhi, bensì sanava, curava le ferite rincuorandomi. Ogni accusa di peccato era come ricevere un pugno sullo stomaco. Ogni peccato che vomitavo fuori mi ripuliva interiormente, come nel film La città incantata di Miyazaki in cui la protagonista Chihiro dona un potente emetico salvifico a un mostro divora-tutto. E che gioia quando alla fine ho sentito le parole: “Ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”! Come quando ti risvegli da un brutto sogno! Anzi no, meglio ancora!

Terminata la confessione, è capitato un fatto inaspettato. Don Domenico, rompendo i suoi protocolli di inflessibilità, mi ha abbracciato forte, mentre io barcollante versavo lacrime di risurrezione.

Alla fine, mi sono accorto di due cose, che ancora oggi mi consolano. La prima, che i preti sanno già tutto: ascoltando peccati dalla mattina alla sera conoscono alla perfezione i nostri lati peggiori. La seconda, che veramente nel confessionale i sacerdoti agiscono nella persona di Cristo. “E come hai capito quest’ultima ‘fantasia’ teologica?”, mi chiederete. Dagli occhi di don Domenico.

Il giorno dopo, risiedendo entrambi nello stesso collegio universitario, l’ho incontrato fuori dalla sala da pranzo, prima di sederci a tavola. In me è nata subito una vergogna interiore, perché ho pensato: “Adesso che sa tutte le mie bassezze, chissà come mi guarderà”. Invece lo sguardo di don Domenico era limpido, senza un briciolo di giudizio, come se quella confessione non avesse mai avuto luogo.

C’era Cristo in quel confessionale di tanti anni fa, in quella galassia poco lontana… l’inizio di una nuova speranza!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DEI MIENMIUAIF – MIA MOGLIE ED IO

Tags:
confessionepeccato
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