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Il vescovo di Novara: "Portate la mia benedizione nelle case delle vittime di coronavirus"

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Mons. Brambilla ha spronato la sua diocesi a compiere questo bel gesto.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 03/06/20

Mons. Franco Giulio Brambilla indica la strada ai suoi sacerdoti: un modo concreto per essere vicini ai più sofferenti!

Il saluto del vescovo alle famiglie che hanno avuto una perdita con l’epidemia. E’ l’invito rivolto dal vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla ai sacerdoti presenti alla «messa crismale», lo scorso sabato in cattedrale, quella che solitamente si celebra il Giovedì Santo e che è stata rinviata per il lockdown.

Il vescovo ha approfittato dell’omelia per indicare ai sacerdoti della diocesi la strada da percorrere nei prossimi mesi, le azioni da compiere, apprezzando molto chi nel periodo dell’emergenza è riuscito egualmente ad essere vicino alle famiglie e alle comunità parrocchiali.

“La speranza della vita eterna”

«Alcuni – ha detto monsignor Brambilla – hanno testimoniato la riconoscenza della gente per un volto di prete che, non potendo esprimersi attraverso il consueto servizio di culto, è stato apprezzato per la vicinanza, la parola di consolazione, la prossimità, la carità. Vi chiedo una cosa concreta: visitate nei prossimi mesi le famiglie che hanno perso un loro caro e portate con la benedizione del vescovo la speranza della vita eterna a coloro che non hanno potuto vedere e salutare i loro defunti» (www.lastampa.it, 3 giugno).

Le 3 parole di monsignor Brambilla

Già lo scorso 5 maggio, il vescovo di Novara (che in precedenza aveva affidato la sua comunità alla Madonna di Re) ha voluto celebrare una santa messa al cimitero della città, per le tante vittime del covid, anche quelle bergamasche che erano state trasportate temporaneamente nel cimitero di Novara. Brambilla in quell’occasione, indicò tre parole.

Gratitudine

«Gratitudine per medici e infermieri che hanno fronteggiato l’emergenza, lasciando sul campo tante vittime. Così come tanti sono stati i sacerdoti che questo male ha portato via. E poi gratitudine per i tanti che hanno contribuito in maniera silenziosa. Ad esempio gli insegnanti che con impegno e fatica sono riusciti a tenere aperta la scuola “a distanza”».

Fede

La seconda parola è stata “Fede”: «sulla quale abbiamo potuto forse riflettere nelle lunghe giornate chiusi in casa. Giornate per molti difficili e tragiche, che forse ci hanno aiutato a capire quanto la nostra vita di prima fosse sbilanciata “sull’aldiquà”, dimenticando di guardare oltre».

Speranza

Ed infine l’approdo cui questo percorso porta: la “Speranza”. «Ma non una speranza a “buon mercato”. Una speranza fatta di consapevolezza, di attenzione agli altri, di responsabilità verso tutti» (www.sdnovarese.it, 5 maggio).




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