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La fede è scoprire la profondità nascosta in ogni istante del presente

Dima Aslanian | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 03/06/20

Questa profondità, questa prospettiva nuova è ciò che noi chiamiamo vita eterna.

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore». (Mc 12,18-27)

La fede non si occupa della semplice gestione dell’istante. La fede è scoprire la profondità nascosta in ogni istante del presente. Questa profondità, questa prospettiva nuova è ciò che noi chiamiamo la vita eterna. Senza la vita eterna il presente è privato di quello spessore che lo fa mantenere in piedi. E soprattutto la vita eterna non è una vaga aspirazione dell’animo umano, né semplicemente uno stato interiore di libertà, ma un fatto. Questo è il motivo per cui noi cristiani nel credere alla vita eterna crediamo alla resurrezione. Ma le infinite serie televisive attuali non ci aiutano particolarmente a capire in cosa essa consista. Se fosse semplicemente il ritorno alla vita di un corpo morto allora questa cosa assomiglierebbe più a uno zombie che a una beatitudine. La resurrezione rompe in maniera radicale la logica con cui noi normalmente pensiamo la vita. Non è il ripetersi in maniera migliorata di quello che già sappiamo.

Ecco perché l’esempio che portano a Gesù per screditarlo sulla resurrezione non regge: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie». Se qualcuno pensa che la resurrezione sia rimettere in gioco gli schemi di questo mondo e ciò che noi pensiamo della vita, allora c’è da augurarsi che non ci sia nessun dopo e nessuna possibilità di accedervi. Ma la logica della vita eterna è quella di una resurrezione che ci libera non solo dal dolore, dalla morte, dalle cose che finiscono, dal condizionamento dello spazio e del tempo. In questo senso si fa fatica ad immaginare e ci si può solo fidare.
Marco 12,18-27

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