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App Immuni: insulse polemiche per presunte immagini sessiste

APP IMMUNI
Di Michele Ursi|Shutterstock
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Si sperava che la prova condivisa della quarantena, dei sacrifici, dei malati e dei tanti decessi per Covid-19 avrebbe ripulito l’orizzonte dai falsi problemi imposti da minoranze aggressive ad un’opinione pubblica che invece è seriamente impegnata con la realtà. Possibile allora che in piena crisi economica per le conseguenze del lockdown il tema caldo sia l’immagine della App Immuni con una donna che tiene un bimbo in braccio e un uomo che lavora al computer, cioè un’immagine realistica?

Sciocchi noi che non ci abbiamo pensato per tempo: si poteva, anzi si doveva, essere più svelti e previdenti e inviare un avvertimento prima che il fattaccio si consumasse; un monito perentorio a non inserire nessuna immagine stereotipata nella scaricanda App Immuni, quella che servirebbe per difenderci dal contagio da Covid-19 in questa fase due avanzata, anzi ormai fase tre ma occhio a non abbassare la guardia. Prendo fiato, che mi manca, anche senza mascherina.

Invece, accidenti, è toccato alla solita stacanovista della lotta contro lo stereotipo, Anna Paola Concia farsi portavoce di tutte noi (tu non glielo hai chiesto ma ne hai bisogno, anche se ancora non lo sai e lei che invece sa si fa portavoce a prescindere, ti lascia il tempo di maturare la giusta smania di emancipazione, ma nel frattempo agisce).

E che diamine, ma come si fa nel duemilaeventipuntoescalmativo a pensare ancora che la donna debba per forza occuparsi dei figli (uno, non di più, in caso) e il papà debba smartworkare duro anche in quarantena per mantenere la compagine sociale alla quale è legato da una qualche forma di contratto che una volta si era usi chiamare matrimonio?! Come si fa, dico io!

Per fortuna che il lockdown non ha buttato giù lo spirito delle nostre paladine non richieste eppure ancora così necessarie, domineddio! Lo scopriremo e saremo loro tanto tanto, tantissimo grate. Una qualche entità superiore le benedica (poi mi informo su quale formula possa eventualmente superare il test di accettabilità): si sono levate sulle mura che difendono con strenua petulanza da diversi anni, dalle stanze della politica agli avamposti dei loro account Twitter, luoghi pericolosi come periferie disagiate.

La seconda delle due, l’ineffabile Laura, in scia al pochissimo da noi rimpianto ruolo di presidenta della Camera per il quale si sente forse ancora insignita di un alto compito morale, si è gettata nella pugna e in quello slancio deve aver perso un apostrofo, ma non importa: bisognava dirlo e dirlo subito.

La donna col bambino in braccio e l’uomo al lavoro.

Un app che dovrebbe tracciare il contagio, inquinata in partenza da insopportabili e anacronistici stereotipi.

Su, forza, cambiamo quell’immagine e quella mentalità

Prima che i tanti illuminati si accodassero per dire che se non capiamo cosa non va in questa immagine siamo parte del problema, ci aveva pensato lei, l’ex deputata PD, attivista per i diritti LGBT e tutte le lettere a seguire ad andare dritta al punto:

“Ministra Elena Bonetti – aveva scritto in precedenza Concia alla titolare delle Pari Opportunità, postando il disegnino che accompagna l’App – la prego gentilmente di parlare con la Ministra Paola Pisano (titolare del dicastero dell’Innovazione Tecnologica e Digitalizzazione, ndr) perché questa immagine fuori dal tempo e dalla storia deve essere cambiata. Ho scritto deve, sì – ha spiegato l’ex parlamentare, nota per il suo impegno a tutela dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali – perché lo dovete alle donne italiane che non meritano tutto questo”.  (ADNKRONOS)

Vedete cosa vuol dire che l’assertività fa la sua bella differenza? Ha scritto deve e lo ha fatto notare. Infatti, di lì a poco, dagli account governativi partiva un’altra mail, sollecita e rassicurante e forse anche piena di commossa, umile gratitudine:

“Cara Anna Paola Concia, ho scritto ieri alla Ministra Paola Pisano (Innovazione Tecnologica e Digitazlizzazione, ndr) e mi ha subito rassicurato sul fatto che si sta lavorando ad una modifica, che sarà rilasciata entro breve”, scrive la ministra delle Pari Opportunità… (Ibidem).

Un tragico scivolone che si poteva evitare. Eh sì che hanno avuto mesi per lavorare a questa App e rilasciarla comunque fuori tempo utile. Mesi. E vuoi che in tutto quel tempo, tra compatibilità con i sistemi e minacce alla privacy, bandi di concorso e comitato tecnico scientifico che qualcosa da dire lo trova sempre, non si sia trovato un controllore di immagini e relative mentalità (perché è di questo che si tratta: immagini e relative mentalità!) con un master di secondo livello in “Insulsaggini marginali da ripetere allo sfinimento per convincere il popolo che sono importanti”?

Che poi dico: lei con la maglia rosa e lui azzurra? Ma allora tutto il nostro lavoro di decostruzione stereotipi non è servito a niente! Vien quasi voglia di lasciar perdere, troppo improbo questo compito di salvare un popolo che non vuol essere salvato nè tantomeno liberato e che preferisce restare nel suo Egitto di madri che allevano figli e padri che lavorano per comprare le solite cipolle.

E pensare che l’agenzia che ha sviluppato la App sembrava degna di fiducia: tutto un susseguirsi di giovani facce nerd il giusto, cappelli buffi, ragazze e ragazzi rigorosamente in quest’ordine e brevi testi in inglese su quanto piaccia loro il pensiero laterale, l’innovazione e la distruzione delle regole quando mortificano la creatività.

Anche a noi piace pensare fuori dalla scatola, allora chiedo, per più di un amico: lo sanno i portavoce di quasi nessuno che in tante case il problema non è chi porti a casa i soldi ma che si possa ancora fare la spesa per dar da mangiare ai figli, quelli veri? Che la questione per le donne concrete non è avere la libertà di lavorare e sedere su qualche scranno del potere e sotto qualche soffitto di cristallo finalmente sfondato ma quella di poter essere madri?

Hanno, costoro, il vago sospetto che le famiglie reali siano fatte di donne e uomini anni luce più avanti di queste impensabili sciocchezze, uomini e donne che sanno cosa significhi davvero condividere le fatiche, diventare elastici, supplire l’uno ai bisogni dell’altro? Lo sanno che ci sono mariti che caricano lavastoviglie anche due volte al giorno senza per questo smettere di essere virili? Non sospettano nemmeno, credo, dai loro bunker antiarealtà che la nostra reciproca differenza sia tanto profonda e meravigliosamente misteriosa che non ce ne frega proprio niente di chi porti fuori l’immondizia o faccia la spesa, poiché donna e uomo si è in ogni fibra del proprio essere? Lo sanno che concepire con un uomo, partorire e allattare un figlio è un privilegio spaventoso al quale le donne, quelle vere, non vogliono rinunciare?

Non credo, viste le richieste urgenti che inoltrano e che sentono la necessità di renderci note.

Eppure ce l’hanno fatta, qualcosa è cambiato. Le teste, diciamo pure d’ariete, hanno fatto breccia: ora lei indossa una bella maglia arancione smanicata e lui un’ecosensibilissima t-shirt verde.

Ah sì, poi com’è doveroso che sia, il neonato è finito in braccio al papà e il pc sotto le dita della donna, non chiamatela mamma per carità.

E non chiedetevi come farà lui ad allattare il piccolo (è un uomo, è fatto per risolvere problemi sì o no?) ma piuttosto come potrà riuscire lei, che è evidentemente nata al solo scopo di figliare e pulire casa, ad interagire con un device così complesso. Che non piange, non si scarica se non staccandogli la spina, non ha fame ed ha un livello di multitasking che cucinare canticchiando, avviando lavatrici e sgranando un rosario è roba che fa ridere i polli. (Ma a noi e a Nostro Signore piace tanto).

Con questa immagine però siamo solo nella pagina di presentazione dell’App, a metà della Home. Se si scaricano le risorse grafiche ufficiali l’immagine dello scandalo è ancora lì, almeno al momento della stesura di questo pezzo. Diamogli tempo. Del resto ci sono domande di cassa integrazione ancora inevase da metà marzo, potranno loro prendersi qualche ora di tempo per una cosa tanto cruciale?

Schermata di presentazione della App Immuni

 

 

 

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