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In amore, l’altro non ti basta!

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Robert Cheaib - pubblicato il 03/06/20

L’isolamento romantico

«Un unico essere vi manca e tutto il resto è deserto». Questo verso della poesia intitolata L’isolement di Alphonse de Lamartine mi affascinò talmente tanto quando lo lessi per la prima volta – ormai una ventina di anni fa – che divenne uno dei miei detti preferiti per esprimere il mio stato d’animo durante l’innamoramento… Adesso non la penso più così.

La poesia di Lamartine è un’espressione tipica del romanticismo ottocentesco. Ma è attualissima per tanti “innamoramenti”. Il poeta incomincia descrivendo in modo accurato e attento la natura che gli sta intorno, per poi dire: «Ma a questo dolce quadro la mia anima indifferente. / Non prova dinanzi a esso né fascino né trasporto».


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Isolarsi con la persona amata è forse una parte naturale della fase iniziale dell’incubazione dell’amore. Vivere, invece, tutte le fasi dell’amore in isolamento, trasforma la relazione in un incubo.

Ritirarsi un po’ all’inizio di una relazione è più che logico. Due innamorati hanno bisogno di conoscersi, di frequentarsi per piallare l’estraneità, per “addomesticare” il forestiero riconosciuto. Il problema, però, è che tante coppie impostano tutta la loro vita insieme su questo intimismo soffocante.

In questo passo – che in Il gioco dell’amore è intitolato «Osa essere connesso» – guarderemo all’importanza del circolo virtuoso che deve istituirsi tra la coppia e gli altri.

Gli altri e la coppia

Osa essere connesso non era solo un invito al singolo. È un invito alla coppia. Essere connessi non deve compromettere l’intimità di coppia, ma deve proteggerla e fecondarla. Essere connessi, inoltre, protegge l’intimità dall’intimismo. Essere connessi è essere innestati, è avere radici. La regola d’oro nella relazione con gli altri è la seguente: gli altri nella coppia fanno male; gli altri dinanzi alla coppia fanno benissimo.

L’albero cresce sicuro e rigoglioso se ha radici profonde e stabili. La perdita del radicamento valoriale lascia spesso le coppie senza parametri di riferimento. Tante coppie vivono una sorta di ribellione adolescenziale protratta nel tempo, che le isola sempre di più, privandole della saggezza degli anziani e dell’esperienza di chi le ha precedute.


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Avendo riposto tutto nell’intimità assolutizzata e nella propria bravura di ricostruire l’universo d’amore da soli e con le proprie mani, tante coppie si ritrovano debilitate. Non può essere altrimenti, d’altronde, perché come osserva Xavier Lacroix, «l’ipertrofia del soggettivo traduce meno un rafforzamento del polo soggetto e più un indebolimento dei riferimenti oggettivi».

Le coppie rimangono di corte vedute perché non assumono più il vantaggio di essere «nani sulle spalle di giganti». Ognuno ha alle spalle soltanto la propria esperienza, mentre sulle spalle tutto l’onere di un universo complesso: quello dell’amore e dell’alterità.

Prigioniere della tirannia dell’intimismo e del sentimentalismo, le coppie faticano a trovare motivi per lottare quando l’intimità è compromessa e quando i sentimenti sono alterati. L’inflazione dell’emotivo investe l’amore di coppia con i venti instabili degli umori mutevoli. La domanda di Umberto Galimberti è più che azzeccata: «Là dove il diritto del sentimento è considerato assoluto e divinizzato come unica e autentica via per la realizzazione di sé, che cosa ci difende dalla natura del sentimento che ha come sue caratteristiche l’instabilità e la mutevolezza?».

L’intimità è centrale, ma ciò che è centrale non è tutto e non può sostituire tutto il resto. L’amore ha bisogno di essere assolto dall’assolutezza. L’amore è relazione ed è relazioni.


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La mancanza di innesto e di connessioni priva le coppie di un prezioso appoggio e riversa maggiore peso e responsabilità sul polo intimo, portandolo all’esasperazione e all’esaurimento.

Formare una coppia stabile è sempre un atto sociale. È necessario resistere alla tentazione del cameratismo di coppia, fatto di avversione adolescenziale, aprioristica e generalizzata verso tutti gli altri. Non è sano per l’amore. Lo rende gretto e risentito. Xavier Lacroix nota che formare una coppia aperta alla società è offrire «al sentimento un quadro che lo protegga, eventualmente, dagli effetti delle deviazioni che le sono proprie».

Vivere in mezzo agli altri e in comunione con loro, costruendo relazioni di qualità e di comunione autentica, tutela la coppia dall’arbitrio del momento, dall’ossessiva fissazione su un difetto dell’altro che fa dimenticare tutti i suoi pregi. Quando sei nel pallone, gli altri, gli amici provati ed affidabili, possono consigliarti, aiutarti a vedere un’altra prospettiva.

Gesto pratico

Il rapporto con gli altri può essere il nocivo “altri nella coppia” oppure il sano “gli altri dinanzi alla coppia”. Le coppie felici, però, sono quelli che vivono il grazioso dono della “coppia per gli altri”. Non vivono ciò a spese della loro intimità, ma arricchiscono l’intimità della loro coppia con l’altruismo.

Sulla base di questa premessa, ogni coppia trovi il suo modo creativo di essere connessa: un volontariato, l’ospitalità, l’evangelizzazione discreta a tavola, vacanze di famiglie, l’impegno nella vita della propria comunità di riferimento… insomma, apritevi alla vostra vocazione di intimità radiosa.

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