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Con metodo e forme non riesco ad “accendere”. Cosa mi serve?

SADNESS

Dubova | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 01/06/20

Lo Spirito accende tutto il mio amore dimenticato

All’improvviso arriva la Pentecoste, e tutto cambia:

“Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi”.

Mi colpisce quel momento di cambiamento. Tutto si spezza, il silenzio, le porte, la pace. Ed entra il fuoco. E tutto cambia in loro. Iniziano a parlare una lingua che tutti comprendono:

“Li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue”.

Parlano una lingua comprensibile. Prima ciascuno parlava la propria. Credo che la comunione passi per il fatto di parlare tutti una lingua comune. Una lingua che tutti capiscono.

Accade quando mi metto nel cuore dell’altro e faccio mie le sue inquietudini. È il segno dell’unità, e anche il segno della pace.

POMOC
Flotsam | Shutterstock

In genere le lingue diverse dividono, allontanano, separano. Babele è espressione di quei popoli che non riescono a mettersi d’accordo. Non parlano una lingua che li unisce. Ciascuno ha la sua.

Mi colpisce quando sento delle discussioni in cui ciascuno difende il proprio atteggiamento senza ascoltare quelli altrui. Padre Josef Kentenich parlava sempre del consenso.

Non conta tanto il mio atteggiamento, quello che credo. Nel dialogo con gli altri finisco per arrivare a un punto nuovo, frutto dello Spirito. Per ottenerlo è necessario non aggrapparsi alle proprie idee, ai propri desideri.

Il consenso richiede molte rinunce e la forza dello Spirito perché mi permetta di uscire dalle mie pareti chiuse, dal mio circolo ristretto.

La Pentecoste spezza i limiti della mia anima e mi apre al mio fratello. Parlo la sua lingua, mi intendo con lui, accetto il suo atteggiamento, non importa la decisione a cui arriveremo alla fine. È però importante stare tutti sullo stesso piano.

Il consenso non significa cedere sempre all’opinione altrui. Si tratta di arrivare a qualcosa di nuovo che può assomigliare a quello che pensavo o a quello che pensava l’altro. Non importa. Ciò che conta è che si verifichi la comunione dello Spirito.

Molte volte mi sembra impossibile. Il peccato che porto dentro è così potente che non mi permette di guardare con pace e gioia mio fratello, e vince l’orgoglio. Non desidero che la mia rabbia, la mia ira e il mio rancore, mi chiudano tra le mie quattro pareti.

Lo Spirito spezza tutto. Spezza i miei egoismi e le mie paure. Chiedo che lo Spirito Santo venga su di me, perché possa parlare una lingua che mi unisca ai miei fratelli vincendo le distanze.

Chiedo di mettere da parte i miei pregiudizi e la paura di un punto di vista diverso dal mio.

Allo stesso tempo, vedo che la Pentecoste mi proietta, supera i miei limiti, e mi fa credere di poter andare molto più lontano di quello che penso. Diceva Papa Francesco a Cracovia ai giovani:

“Il Signore, come a Pentecoste, vuole realizzare uno dei più grandi miracoli che possiamo sperimentare: far sì che le tue mani, le mie mani, le nostre mani si trasformino in segni di riconciliazione, di comunione, di creazione”.

Mi tira fuori dalle mie comodità e non vuole che resti al sicuro come in un museo, ma che rischi. Mi dà coraggio, audacia per uscire dai miei confini. Perdo la paura di vivere.

È quello che spero. Che mi privi delle paure che ho del rifiuto, dell’abbandono, di giocarmi la vita. Non voglio vivere nella comodità. Voglio uscire. Dice Papa Francesco:

“Sarebbe un grave errore pensare che il carisma si mantiene vivo concentrandosi sulle strutture esterne, sugli schemi, sui metodi o sulla forma. Dio ci libera dallo spirito del funzionalismo. La vitalità del carisma si radica nel «primo amore»”.
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amorespirito santo
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