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Perché c’è bisogno dello Spirito Santo?

Holy Spirit

Jerry Horbert | Shutterstock

padre Paulo Ricardo - pubblicato il 30/05/20

Il progresso della grazia santificante – I sette sacramenti sono uno strumento di Cristo risorto per concederci lo Spirito Santo e assicurarci la grazia santificante. Questa grazia non è altro che il seme, il germe della vita eterna, che dev’essere coltivato per dare molti frutti.

Come un bambino che coltiva un fagiolo mettendolo nell’ovatta e circondandolo di ogni cura, dobbiamo curare il nostro stato di grazia, il cui valore è al di sopra di tutti i beni dell’universo (cfr. STh I-II 113, 9 ad 2). Se il bambino cura bene il suo fagiolo, questo cresce e può essere piantato nel giardino. Allo stesso modo, l’organismo spirituale ha bisogno di mezzi adeguati per crescere e produrre frutti di vita eterna.

La grazia santificante non progredisce in molti cuori, e il motivo è il fatto che non viene coltivata; resta stagnante, dimenticata come un pacco di fagioli nella dispensa. In questo modo non potrà mai crescere, perché le mancano terreno fertile, luce del sole e fertilizzante adeguato. Detto in altro modo, la grazia santificante ha bisogno di una vita di preghiera, di una vita di intimità con lo Spirito Santo, al di fuori della recezione devota e ben disposta dei sacramenti.

Il modo comune in cui lo Spirito Santo agisce nell’anima, al di là dei sacramenti, è la preghiera umile. Questi si avvicina a chi si dispone con cuore docile e chiede il suo intervento. Queste anime hanno bisogno di supplicare la venuta del Padre dei poveri (pater pauperum) e di confessargli la propria indigenza. E anche se si rivolgono alle altre Persone della Trinità, alla Vergine Maria o a qualche altro santo a cui sono devoti, lo Spirito Santo non le disprezzerà se faranno una preghiera sincera e umile.

Se un ateo recita una preghiera sincera supplicando l’intervento di Gesù, anche se non è certo dell’esistenza di Dio, lo Spirito Santo ascolterà la sua preghiera, perché non è per forza propria, ma per quella dello Spirito Santo che la preghiera è sincera ed esce dal cuore come un grido, di modo che possiamo dire che non è più la persona che prega, ma lo stesso Spirito Santo che dice “Abbà, Padre”.

Ogni anima che grida a Dio grida nello Spirito Santo, pur non sapendo della sua esistenza, perché di fatto, come canta la sequenza della solennità di Pentecoste, senza la luce l’uomo non può nulla, non c’è in lui alcun bene. Quando chiediamo aiuto al cielo, quindi, questa nostra richiesta non è un grido solitario, ma lo Spirito Santo che ci ha esortati a pregare ci accompagna ispirando cosa chiedere e come chiederlo.

La vita di preghiera – La preghiera è senz’altro un mezzo eccellente per relazionarci allo Spirito Santo, e quindi progredire nella santità. Dobbiamo quindi pregare, e pregare molto.

Molte anime hanno però difficoltà a concentrarsi e ad ascoltare la voce di Dio. Sono come bambini che si disperdono per qualsiasi cosa. In questo caso, le anime devono essere umili e seguire la pedagogia della buona madre, che sa calmare i figli agitati dando loro dei giochi e allo stesso tempo educandoli nella verità. Mentre i bambini colorano i loro disegni, muovono le macchinine o si prendono cura delle bambole, la madre racconta loro la lezione, ma se quella madre agisce con rigidità, separando i figli dai loro “compagni di divertimento”, non farà altro che renderli agitati.

Nella vita di preghiera, mutatis mutandis, la persona può aver bisogno di alcuni “giocattoli” per concentrarsi, perché alcune anime sono così agitate che davanti al Santissimo in cappella si agitano o semplicemente si paralizzano, restano in stand by, senza rendersi conto del fatto che Dio è lì presente. E anche se le anime sono disciplinate, ad esempio, e trascorrono un anno a “pregare” in questo modo, non coglieranno alcun frutto e il diavolo incuterà loro un disprezzo per l’intimità con Dio.

Come insegna Santa Teresa, la preghiera è quindi un modo di trattare con amicizia chi si ama. Pregare è parlare con Dio, e perché si verifichi questo rapporto intimo di dialogo con Dio si può ricorrere a questi “giocattoli”: può accadere nel traffico, durante una passeggiata, scrivendo una lettera a Dio, a patto che tutto questo venga fatto come dialogo sincero, come un colloquio tra amici. All’inizio della vita di preghiera, del resto, l’anima è come un bambino, e ha bisogno di stimoli per raccogliersi. Per questo, il modo migliore di pregare in questo stadio è quello in cui la persona riesce ad avere una conversazione con Dio, ovunque si trovi.

Una risorsa efficace per chi ama pregare in cappella ma si sente molto agitato è il diario spirituale. Con quei fogli, la persona potrà scrivere la propria lettera a Dio, esprimendosi con sicurezza e semplicità.

Se quelle anime sono costanti, anche se la loro preghiera dura appena 15 minuti, coglieranno certamente nella vita quotidiana i frutti dello Spirito Santo, perché è nella quotidianità che si rivelano i beni di Dio: è la maggiore pazienza davanti a una contrarietà, è la resistenza di fronte a un desiderio impuro; è lo svolgimento di un compito difficile… Tutti questi piccoli cambiamenti, che avvengono lentamente, sorgono a partire dalla perseveranza nella preghiera.

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pentecostespirito santo
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