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La comunità dei fratelli è uno spicchio di Cielo

BAMBINI, PRATO, SORRISI
Shutterstock
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Noi siamo stati scelti e chiamati nella Chiesa come Noè scelse e fece entrare nell’Arca le diverse specie di animali. Tra di noi vi sono leoni e agnelli, galline e maiali, serpenti e muli, ma, proprio come accadde nell’Arca, nessuno si uccide per nutrirsi, perché l’amore di Cristo, ci sazia e ci unisce nella comunione che è un anticipo del Paradiso.

Lo vediamo Dio nella storia o no?

Certo non è facile, per questo è necessario imparare a “contemplare la Gloria” che il Padre “ha dato a Cristo” nella comunità cristiana, “dove Cristo è in noi”. L’amore eterno del Padre per suo Figlio, la loro relazione d’amore che esisteva “prima della creazione del mondo” ha varcato l’infinito per farcene partecipi proprio nella comunità. Anche noi come Gesù, “eravamo del Padre” da sempre, pensati, scelti e amati prima di apparire nel seno di nostra madre. E ci “ha dati” al Figlio perché il Figlio ci strappasse dal peccato e dalla morte e ci riportasse a casa, per “essere dove Lui è”.

E tutto questo è avvenuto grazie alla predicazione degli Apostoli che è giunta sino a noi: “per la loro parola”, infatti, abbiamo “creduto in Cristo” e questo ha fatto che, nella comunità, “tutti siano una sola cosa” in un anticipo del Paradiso.

La comunione nasce dunque dall’ascolto che accoglie la Parola. Senza la predicazione e l’annuncio l’unità non è neppure immaginabile, perché la carne rende impotenti anche i desideri e i progetti più nobili. Coraggio fratelli, anche in questo momento Gesù sta intercedendo presso il Padre mostrando le sue piaghe gloriose affinché nella comunità i discepoli possano accogliere la Parola, essere custoditi in essa, sperimentarne il potere, incarnarne la Verità e divenire così testimoni autentici della sua vittoria sulla morte.

Abbiamo una missione meravigliosa, la nostra vita è decisiva perché il “mondo creda”! Se non la compiamo avremo fallito e gettato alle ortiche la nostra vita, perché saremo giudicati sull’amore. E l’amore è sperimentare ogni giorno di “essere una cosa sola” nel Padre e nel Figlio per mezzo dello Spirito Santo, “come” Padre e Figlio sono uno nell’Altro, “perché” solo così “il mondo può credere” in Cristo e salvarsi. Per questo nulla è più importante della comunità concreta che ci ha donato la Provvidenza, nella quale, giorno dopo giorno, Gesù ci “fa conoscere il nome del Padre” entrando “in noi” per deporre nel nostro intimo “l’amore con il quale è amato da Lui”. La comunità è uno spicchio di Cielo dove Cristo vince ogni divisione che nel mondo semina la morte. Esso, infatti, confonde l’amore con l’omologazione e l’uguaglianza, perché “non conoscendo Dio” è impossibile accettare e amare l’altro così com’è, diverso e pieno di difetti. Ma noi siamo stati scelti e chiamati nella Chiesa come Noè scelse e fece entrare nell’Arca le diverse specie di animali… Tra di noi vi sono leoni e agnelli, galline e maiali, serpenti e muli … Ma, proprio come accadde nell’Arca, nessuno si uccide per nutrirsi, perché l’amore di Cristo, la sua Gloria, ci avvolge, ci sazia e ci unisce nella comunione che è un anticipo del Paradiso, realizzando così quell’ “Io in loro e tu in me” che ha implorato nel Cenacolo. Per questo la Chiesa può solcare le acque del diluvio che sommerge il mondo, mostrando a ogni generazione la “perfezione nell’unità”; testimoniando cioè che a coloro che vivono nella comunione non manca nulla perché è in loro l’amore del Padre per il Figlio, e così, vedendolo, il mondo possa “sapere che il Padre ha mandato Gesù” incarnato nei cristiani inviati come Lui per salvare ogni uomo.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA DON ANTONELLO IAPICCA SACERDOTE MISSIONARIO IN GIAPPONE

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