Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!
Aleteia

Elena Sofia Ricci: il dolore, il successo, l’amore per le figlie e la devozione a Maria

ELENA SOFIA RICCI AND HER HUSBAND
Di Gennaro Leonardi|Shutterstock
Condividi

Domani sera si chiude la fiction di successo Vivi e lascia vivere. Le sue interpretazioni, in una carriera già consistente e costellata di premi, sono sempre molto apprezzate. La sua storia, fatti anche di inciampi, cadute, perdono dato e ricevuto, ce la rende istintivamente amica.

Vivi e Lascia vivere, fiction su Rai 1 in onda dal 23 aprile e in dirittura d’arrivo con l’ultima puntata – o finale di stagione come si dice ora- in programma per domani sera , non l’ho mai guardato. Per partito preso, naturalmente. Passi che Don Matteo 12 ceda il passo a Doc, nelle tue mani (che è piaciuto tantissimo a ben metà della mia famiglia! E sono compresa anche io); ma che questo ci lasci sul più bello per dare spazio ad un’altra storia ancora, fatta di drammi familiari e riscatto femminile è davvero troppo. Non ci sto.

Una carriera di successo

Però Elena Sofia Ricci mi è sempre piaciuta. La notizia non è questa, naturalmente, perché “mamma, chissene” chioserebbe una delle mie figlie (quella nata da più tempo che però ce lo fa sentire tutto, minuto per minuto).

La notizia è che la fiction sta riscuotendo un grande successo e che lei è pur sempre brava. In questa storia, per interpretare il suo personaggio da giovane, recita anche una delle sue figlie, Emma Quartullo, “che effettivamente con lei ha una grande somiglianza proprio perché è sua figlia”, leggiamo su Il Sussidiario.

La testata riporta anche le ragioni del regista: non ha ottenuto la parte perché figlia d’arte ma perché è brava, ed è tosta, esattamente come la mamma e la nonna, una sceneggiatrice. Pare voglia fare la regista da grande.

La gratitudine per il dono delle figlie

Il rapporto madre-figlia è uno dei temi più intimi e decisivi per la Ricci che in molte occasioni ha espresso il grande amore che la lega sia alla primogenita, nata dalla relazione con Pino Quartullo, sia alla più piccola Maria nata dal legame con il compositore e direttore d’orchestra Stefano Mainetti, divenuto poi suo marito (dopo il fallimento doloroso di un altro matrimonio, quello con Luca Damiani, che la tradiva con l’amica e collega Nancy Brilli).

Il forte attaccamento alla mamma

Il legame madre-figlia è decisivo anche quando è lei il secondo termine della coppia; della mamma ha deciso di portare il cognome, come attrice; a lei si è legata intensamente e disperatamente; in lei ha visto e patito il dolore per l’abbandono del padre. Le lascia quando Sofia è ancora piccolissima; nei suoi anni difficili, nei vizi ai quali ha rischiato di soccombere, nei disastri sentimentali che ha collezionato per lunghi anni ha poi avuto la forza di leggere un grido d’aiuto che lanciava a sé stessa e ha deciso di intraprendere un percorso terapeutico.

Io a 20 anni ero in bilico su quei binari, sono caduta e ricaduta, sui cofani delle macchine, per terra, in letti sbagliati, fra braccia anaffettive. Oggi se mi volto indietro vedo dieci inferni e penso di essere stata molto fortunata a non precipitare del tutto”, rivela. (Vanity Fair)

Fino all’atto più benefico che si possa compiere come esseri umani: quello del perdono. All’età di 31 anni, finalmente, incontra il papà e lo perdona. I rapporti con la famiglia di lui e con i suoi fratellastri sono di una certa consolazione, per Elena Sofia.

Di questo dramma personale ha parlato più volte con disarmante autenticità, come di chi è passato attraverso il vaglio più severo e da quello si è lasciato educare e scoprire. Arrivare al perdono per ferite tanto profonde è uno di quegli atti così tipicamente umani e di fatto impossibile alle nostre sole forze senza che intervenga la mano del Signore, riconosciuta o meno.

Il dolore dell’abuso e la forza di parlarne

Di sé e del suo lungo percorso di analisi e psicoterapia ha raccontato in alcune occasioni e, se ricordo bene, sempre in salotti al femminile; con Caterina Balivo e prima con Silvia Toffanin, per Verissimo.

Sono le donne in fondo che conoscono e praticano più facilmente la conversazione come atto di guarigione e condivisione generosa, per diffondere il bene scoperto, per mettere in guardia dal male in agguato. A canale 5 raccontò anche di quel terribile dramma dell’abuso subito da bambina, (cosa ha confessato solo dopo la morte della mamma; voleva risparmiarle tanto dolore) delle ferite di fatto insanabili che lascia, dell’alta responsabilità che la società deve assumersi fino in fondo in difesa dei bambini e della loro innocenza. Ne parla in maniera lucidissima, colpisce, davvero. Senza retorica, con fermezza, consapevole dell’enormità di questo tipo di violenza e del grave compito di custodia che tutti noi abbiamo.

Il legame con Maria è il vero modello del rapporto madre-figlia

Ma è ancora il legame madre e figlia che ci può far leggere, sebbene a debita distanza, la vita di questa vulcanica attrice toscana, gradevolissima anche nella sua ultima partecipazione alla mia fiction preferita, Don Matteo, se non si era capito.

Lei dal pubblico è particolarmente amata come la Suor Angela di “Che Dio ci aiuti” dove interpreta una suora dal passato rocambolesco capace di accogliere e aiutare le persone più improbabili e respingenti.

L’amica e collega Valeria spera di portarla a Medjugorje

Al suo fianco l’immancabile Valeria Fabrizi, la brontolona madre superiora, Suor Costanza. Anche di lei abbiamo già parlato e proprio come coprotagonista nella serie che  all’inizio di quest’anno era pronta a riaprire i battenti per girare la sesta stagione, ma che come tutti noi ha dovuto fare i conti con lo stop imposto dall’emergenza Covid-19. (Di oggi la notizia che si è giunti ad un accordo per riprendere le produzioni cinema e tv)

Durante questo isolamento condiviso la Fabrizi ha raccontato a DiPiùTV di averlo passato più tranquilla grazie ad un dispositivo di protezione che già impugnava prima:

Mi sono come sempre affidata alla Madonna, l’ho pregata moltissimo. Sono sempre stata molto devota a Lei. La sera, prima di dormire, stringevo tra le mani la coroncina di Medjugorje, che avevo preso lo scorso autunno in un viaggio a lungo desiderato”. (Ibidem)

Non stringe una corona per scaramanzia, la usa come mezzo per rivolgersi alla Madonna con la preghiera che Lei ha voluto fosse tanto potente, il Santo Rosario.

E dell’amore per questa Madre ha parlato di nuovo, raccontando di avere finalmente realizzato il sogno di recarsi a Medjugorje per saldare con Lei un debito d’amore e associando agli stessi sentimenti proprio l’amica e collega. 

“Io ho sempre avuto il terrore dell’aereo, ma in questo caso la voglia di raggiungere quel luogo ha superato la paura”, ha raccontato l’attrice, rivelando di avere completato l’ascesa del monte sino alla statua della Madonna, aiutandosi con un bastone, e di avere provato una sensazione di totale serenità che vorrebbe condividere con altre persone molto devote, fra le quali figura l’amica e collega Elena Sofia Ricci. (Ibidem)

Tutti siamo figli per nostra Madre Maria, ma il legame che noi donne possiamo intrecciare con Lei è speciale. E’ come stringere un nodo saldo che può finalmente liberarci da tutti gli altri lacci e grovigli.

Allora, come si augura la cara Valeria, possiamo sperare per il futuro prossimo della Ricci un incontro ravvicinato (“chissene” del distanziamento sociale, con il soprannaturale non conta) con Maria. Da quel santuario sulle alture della Bosnia Lei continua ad attirare tanti cuori stanchi e straziati a quello ristoratore e pieno di misericordia del Suo figlio Gesù.

 

 

 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni