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Fa consegne per Amazon e si ferma a pregare per il bambino malato e la sua famiglia

MOINCA SALINAS
KTVB|Youtube
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Monica Salinas lavora in Idaho come corriere per il colosso del commercio online e in questo periodo di quarantena ha servito, tra le altre, una famiglia con un bimbo particolarmente fragile. A causa della sua condizione deve essere protetto da ogni rischio di infezione. La mamma scopre per caso che Monica è stata un “essential worker” davvero speciale: ad ogni consegna ha pregato per il loro piccolo Lucas e la sua famiglia.

Non so se è capitato anche a voi, ma una cosa che è capitata a me durante questi mesi di quarantena è stata l’amplificazione delle piccole cose.

Il nostro mondo si è rimpicciolito ad una casa, ad un giardino, a volte ad un balcone e poche stanze, e ogni gesto della quotidianità- banale, piccolo, minimo – si è trasformato nel pretesto per un litigio enorme oppure, al contrario, nell’occasione di un ritrovarsi inaspettato. 

Mi vengono in mente certi spettacoli di Carmelo Bene in cui la scenografia era composta da oggetti banali come forbici o sedie, che però sul palco diventavano enormi e apparentemente sproporzionati rispetto a tutto il resto.  

Le dimensioni delle cose si sono trasformate, le emozioni amplificate: abbiamo corso il rischio di concentrarci solo su noi stessi, chiuderci nel nostro malessere, tesi e arrabbiati col mondo, oppure impauriti ed ansiosi. Con tante attività lavorative ferme, sono sopravvissute solo quelle professioni chiamate  “essential”, come dicono qui in America.

Gli “Essential Workers” sono stati quelli a cui le città hanno dedicato “Grazie” giganteschi sui 6 metri per 3 lungo le strade, sui muri, sui cartelloni dei Cinema chiusi. Un termine, “essential”, che mi ha fatto molto pensare e che mi ha rattristato molto, considerate le chiese chiuse, le comunità ferme, le scuole non più operative, le relazioni ridotte quasi a zero. Viene da chiedersi cosa si sia considerato davvero “essenziale”, e quanto invece sia stato lasciato fuori di quello che è senz’altro essenziale per l’uomo, non solo nel corpo, ma anche e soprattutto nello spirito.

Tra questi lavoratori che hanno continuato a lavorare in questi mesi, c’è stata anche Monica. Monica lavora facendo consegne, e in questi mesi le sono state affidate le consegne di una parte di giurisdizione della cittadina di Boise, qui in Idaho, dove tra le altre vive una famiglia con un bambino con “special needs” (il piccolo Lucas è nato con un difetto cardiaco, ora ha 8 mesi e anche prima dell’emergenza Covid-19 era da difendere dal rischio di infezioni, NdR).

Durante la Quarantena, i genitori del bimbo hanno dovuto osservare un lockdown ancora più ferreo, per contenere il rischio del contagio il più possibile, ed è diventato impossibile anche solo andare a fare la spesa, o sbrigare le faccende più semplici. Hanno perciò ordinato tutto online, si sono affidati al delivery, e non sono usciti di casa.

Fuori dalla porta, hanno scritto una nota per ringraziare il personale che così spesso porta pacchi a casa, spiegando la loro situazione.

KTVB|Youtube
Il messaggio della famiglia Pearson per i corrieri delle consegne

Come tante case qui, anche questa casa aveva un impianto di telecamere fuori – probabilmente controllato raramente –  a meno che non succedesse qualcosa di particolare.

Ma qualche giorno fa, per caso, lo sguardo di Raquel, la mamma, è caduto sulla telecamera sotto il portico di casa nel momento esatto della consegna, e ha guardato in diretta Monica fare qualcosa di strano subito dopo aver poggiato il pacco a terra. Un gesto semplice, veloce, prima di correre via. All’inizio non capisce, vede Monica sostare qualche secondo ferma di fronte al pacco sotto il portico, con mascherina e guanti. Poi guarda meglio, finalmente comprende: era un segno della croce, quello che Monica stava facendo, prima di correre via al furgone per consegnare gli altri pacchi.

Monica stava pregando per loro.

Un gesto così piccolo. Eppure, Raquel scoppia in lacrime. In questi giorni di prova, di paura, di difficoltà, un estraneo ha pregato per lei e per la sua famiglia. Un gesto piccolo improvvisamente diventato enorme, una tenerezza che ha lasciato spiazzati, l’inaspettato che bussa alla porta di casa dando un nuovo senso a quei giorni tutti uguali, a volte cosi difficili, a volte così lunghi.

Ricolma di un senso di profonda gratitudine, Raquel va a riguardare le registrazioni dei giorni precedenti in cui avevano ricevute consegne, e scopre qualcosa di ancora più sorprendente: Monica stava pregando per loro già da molto tempo, e pregava per loro ogni volta che ritornava a consegnare un paccoSi è parlato tanto di “eroi” in questo periodo. Dei medici in prima linea nella lotta al Coronavirus, della protezione civile, degli infermieri. Molti di loro hanno rifiutato questo appellativo, riportando le cose alla realtà e rispondendo che stavano soltanto facendo il loro lavoro, quello che hanno scelto, quello che hanno sempre fatto. Monica non è un medico e il suo mestiere è di certo lontano dalle prima pagine del giornale, ma quello che ha fatto è stato essenziale, a prova del fatto che non sono i mestieri, a essere più o meno preziosi per l’uomo, ma è lo spirito con il quale li si vive.

I just wanted to share a sweet moment we caught on video. We have a sign on our door thanking delivery personnel for bringing us our supplies because we have an infant with medical needs. Our Amazon driver dropped off our package, read our note, and prayed for our boy before heading out. Our story has been getting national attention! Please like if you’d like to follow our sons journey- Strong Like Lucas. We’re trying to get him to Boston Children’s Hospital for evaluation and treatment. Edit: You have helped me locate the delivery driver! Her name is Monica and apparently she has been praying for us this whole time. This is just the first time we happened to pay attention to our camera.

Geplaatst door Raquel Pearson op Zaterdag 2 mei 2020

Saranno questi, allora, i gesti essenziali: che ci salvano dai nostri lockdown, che vengono a  bussarci timidamente alla porta di casa e che, ancora prima di saperlo, ci stanno guarendo. L’America quella bella, che questa quarantena ha un po’ mostrato nelle centinaia di gesti di solidarietà e aiuto vero che i vicini si solo rivolti, gli sconosciuti, i passanti come Monica; quel mondo che non è solo individualismo e formalità, ma che è anche gesti di amore puro, piccoli e silenziosi, fatti nel segreto. Quelli della quarantena della vita, nascosti nell’intimità delle case, quelli che nessuno vedrà, di cui nessuno saprà. Nessuno, tranne Dio. Che come qualcuno scriveva: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale e’ invisibile agli occhi”. (Da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry).

Stavolta, Monica non è rimasta invisibile. E grazie al video che è stato postato su Facebook e ad un messaggio di ringraziamento, il post è diventato virale, la storia è stata trasmessa in televisione e la famiglia ha potuto trovarla e ringraziarla personalmente. Ma non pensiamo che ogni nostro gesto piccolo non possa essere essenziale per la vita di qualcuno. Anche quelli che restano segreti. Soprattutto quelli che restano segreti. Non pensiamo che restino segreti a Dio.

 

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Santa Teresa di Gesù Bambino diceva: “Basta uno spillo raccolto per terra con amore per salvare un’anima”. 

Questo e molto altro mi ha insegnato questa quarantena, per tutti quegli spilli caduti per terra che ho dovuto raccogliere in questi mesi, per tutto l’amore che ho dovuto imparare a infondere nelle piccole cose, molto più che nelle grandi.

L’essenziale della vita.

 

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