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80 milioni per combattere il coronavirus sono andati sul conto della multinazionale dell’aborto Planned Parenthood

PLANNED PARENTHOOD
Saul Loeb | AFP
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Denuncia negli USA: le cliniche della rete hanno ricevuto denaro destinato ad aiutare le piccole imprese nell’emergenza dovuta alla pandemia

Il 21 maggio, 27 parlamentari statunitensi hanno inviato una lettera al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per formalizzare la richiesta di indagare sulle filiali della rete internazionale di cliniche abortive Planned Parenthood, che hanno ricevuto prestiti federali per un valore di 80 millioni di dollari da un programma governativo destinato ad affrontare l’emergenza coronavirus.

Il canale Fox News ha reso noto il 19 maggio che 37 filiali dell’organizzazione hanno chiesto e ricevuto 80 milioni di dollari sotto forma di prestiti del Paycheck Protection Program (PPP), misura d’emergenza per aiutare piccole imprese e organizzazioni senza scopo di lucro a sostenere le spese durante la pandemia di Covid-19.

Il programma di prestiti d’emergenza esige che le imprese e le organizzazioni richiedenti abbiano la massimo 500 impiegati. Nel caso di entità minori affiliate a una grande organizzazione nazionale, il conto dei dipendenti considera il totale delle affiliate, il che esclude automaticamente la rete Planned Parenthood.

L’organizzazione possiede quasi 2 miliardi di dollari in patrimonio liquido, rappresentando il maggior conglomerato di cliniche abortive del Paese e probabilmente di tutto il mondo. Perpetra più di 330.000 aborti all’anno solo negli Stati Uniti.

“Sembra chiaro che Planned Parenthood sapeva di non avere diritto ai prestiti per le piccole imprese in base alla Legge CARES da ben prima che le sue filiali certificassero in modo fraudolento di rispettare i requisiti”, hanno scritto nella loro lettera i 27 senatori repubblicani firmatari. “Le richieste di prestito fraudolente possono portare a sanzioni civili e penali”.

Il presidente del Comitato per le Piccole Imprese del Senato degli Stati Uniti, il senatore repubblicano Marco Rubio, ha sottolineato che “nella legislazione non c’era ambiguità”:

“Organizzazioni come Planned Parenthood, che da sola ha quasi mezzo milione di dollari di attivo, non si inquadrano nel Paycheck Protection Program. Quei fondi devono essere restituiti immediatamente. Oltre a questo, la SBA [sigla in inglese per l’Amministrazione delle Piccole Imprese, organo governativo statunitense] dovrebbe aprire un’indagine per sapere come sono stati concessi questi prestiti, perché hanno violato chiaramente le regole applicabili. Devono essere considerate tutte le vie legali esperibili”.

Sulla stessa linea, il senatore repubblicano Josh Hawley ha dichiarato via Twitter:

“Il denaro dev’essere recuperato, e se qualcuno falsifica coscientemente le richieste dev’essere processato”.

Il 30 aprile, 94 membri del Congresso statunitense avevano già affermato che in base alle regole della SBA le affiliate di Planned Parenthood hanno un’amministrazione comune, e quindi non possono ricevere i prestiti del programma PPP perché hanno circa 16.000 dipendenti in tutto il Paese.

Planned Parenthood non sarebbe la prima istituzione a dover restituire il prestito destinato a piccole imprese e organizzazioni senza scopo di lucro: Shake Shack, una rete di fast food, quotata alla Borsa di New York, ha dovuto restituire i 10 milioni di dollari che aveva ricevuto.

Le informazioni presentate sul tema provengono dall’agenzia ACI Digital.

Va ricordato che le polemiche non solo morali, ma anche penali non sono una novità per Planned Parenthood, già accusata perfino di traffico di organi di bambini abortiti.

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