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Il cristianesimo si è ripreso alla grande dopo le sue prime pandemie

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© By Kristyna Henkeova | Shutterstock

Tom Hoopes - pubblicato il 25/05/20

Le pandemie del I e del II secolo hanno portato all'espansione della Chiesa

Sapevate che il cristianesimo è diventato la forza dominante che è in Occidente a causa di due pandemie?

Nel suo libro Ascesa e affermazione del cristianesimo, lo studioso Rodney Stark sottolinea che sono state proprio due pandemie, nel 165 e un secolo dopo, a spianare la strada della cristianizzazione dell’Occidente.

“Se la società classica non fosse stata distrutta e demoralizzata da queste catastrofi, il cristianesimo forse non sarebbe mai diventato una fede tanto dominante”, afferma.

Com’è accaduto, e cosa possiamo imparare dai cristiani del passato?

In primo luogo, i cristiani avevano speranza di fronte alle difficoltà.

Gli dèi pagani su cui confidavano i Romani li deludevano nei tempi difficili. “Il cristianesimo, invece, offriva una spiegazione più soddisfacente sul motivo per il quale quegli eventi terribili erano accaduti all’umanità”, scrive Stark. “Proiettava un ritratto del futuro speranzoso, perfino entusiasta”.

I cristiani sanno che i tempi difficili arriveranno, e sanno che la vita è comunque piena di bellezza e di grazia.

In secondo luogo, i cristiani hanno sempre avuto speranza di fronte alla morte.

Stark sostiene di aver trovato probabilmente l’idea che il cristianesimo sia sorto tra le pandemie nel libro di William McNeill Plagues and Peoples.

“Un altro vantaggio dei cristiani rispetto ai pagani era il fatto che gli insegnamenti della loro fede rendevano la fede significativa anche di fronte a una morte improvvisa”, ha scritto McNeill. “Perfino una manciata di sopravvissuti che erano riusciti a sopravvivere a guerra o pestilenza potevano trovare una consolazione calorosa e immediata nella visione della vita celeste per amici e familiari mancanti”.

In terzo luogo, i cristiani eccellevano nel costruire la comunità.

Come capiamo bene nel difficile momento che stiamo affrontando, la comunità è del tutto necessaria alla sopravvivenza umana, il che rappresenta per noi una dolorosa lezione sul fatto che quello che abbiamo dimenticato è stata una scoprta entusiasmante per i primi cristiani.

“Il cristianesimo non è cresciuto per via dell’operare miracoli nei luoghi di mercato o perché Costantino ha detto che avrebbe dovuto accadere, o ancora perché i martiri gli hanno dato credibilità. È cresciuto perché i cristiani costituivano una vivace comunità”, ha scritto Stark.

I cristiani assistevano e davano dignità a poveri e senzatetto, permettevano gli stranieri di trovare un posto in una nuova città e mettevano pace in mezzo alla violenza etnica.

“I valori cristiani dell’amore e della carità erano stati trasferiti fin dall’inizio nelle norme del servzio sociale e della solidarietà della comunità”, ha scritto Stark. Il loro amore e la cura che avevano gli uni per gli altri prima, durante e dopo la pandemia erano così forti che nulla poteva infrangerli.

In quarto luogo, il cristianesimo lo ha fatto così bene perché i cristiani erano caritatevoli.

I cristiani servivano gli altri con attenzione, promuovendo guarigione e speranza.

Stark menziona una lettera pasquale di Dionisio, vescovo di Alessandria, che celebrava i cristiani che servivano i cristiani nella pandemia.

“La maggior parte dei nostri fratelli cristiani ha mostrato amore e lealtà senza limiti, non risparmiandosi mai e pensando solo gli uni agli altri”, scrisse Dionisio. “Noncuranti del pericolo, si sono fatti carico dei malati, facendo fronte a ogni loro necessità ed esercitando il ministero nei loro confronti in Cristo”.

In quinto luogo, i primi cristiani erano entusiasti di quello che avevano trovato, e grandi evangelizzatori.

L’elemento più importante di tutti, dice Stark, era la propensione dei cristiani a condividere la Buona Novella.

“I mezzi principali della sua crescita erano dovuti agli sforzi uniti e motivati del crescente numero di credenti cristiani che invitavano amici e parenti a condividere la ‘buona novella’”.

Mi viene da chiedermi una cosa: tutto questo descrive ancora i cristiani? O descrive forse altri?

I cristiani hanno affrontato le difficoltà e perfino la morte con una speranza incrollabile? Costruiscono ancora comunità forti? Siamo entusiasti di evangelizzare?

Può essere che la speranza nella pandemia venga da qualche altra parte, e forse facciamo troppo poco e non incoraggiamo ed evangelizziamo, dedicandoci invece ad accusare, lamentarci e criticare.

E questo mi porta a un altro modo in cui la Chiesa delle origini ha trionfato – attraverso il perdono.

La Chiesa primitiva non era perfetta. Nel 250, l’imperatore Decio chiese che tutti i cittadini romani sacrificassero agli idoli. Molti cristiani – inclusi leader ecclesiali – accettarono o fuggirono, abbandonando il proprio gregge.

Per andare avanti, la Chiesa ha dovuto trovare un modo per perdonare chi si era comportato con codardia, e non solo lo ha fatto, ma questo sforzo ha aiutato a modellare il sacramento della Riconciliazione per com’è oggi.

Possiamo provare ira nei confronti della Chiesa, del prossimo o di noi stessi per come ci si è comportati durante la pandemia, ma ora basta.

Ciò che ora è necessario al di sopra di tutto è la speranza. Costruire la comunità. Servire. Evangelizzare. Perdonare. È un nuovo giorno, e il campo è pronto per il raccolto.

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