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State pensando e prendendo le vostre decisioni?

PRUDENCE
Jacob Lund - Shutterstock
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Per essere liberi non basta obbedire. La vita si gioca in quei momenti che richiedono di compiere un passo coraggioso

Spesso mi ritrovo a pensare come la pensano tutti. Mi lascio trascinare dalla corrente per non stonare. E allo stesso tempo mi indigno quando qualcuno rimane della sua opinione, diversa da quella di molti, dalla mia, e non accetta il punto di vista della maggioranza.

Mi costano gli atteggiamenti contrari, le persone incorruttibili, salde, autentiche. Non sono tollerante nei confronti di chi è diverso. Dico che chiunque può dire ciò che pensa, ma poi in realtà vorrei che tutti la pensassero come me.

Nel mio cuore emerge quel piccolo dittatore che porto dentro. Sorge in me il desiderio che tutti la pensino come me e che nessuno “stoni”.

Educo nel pensiero unico, perché nessuno possa deviare dal mio modo di vedere le cose. Quanto è facile cadere nella massificazione!

Giorni fa vedevo un video di una professoressa che durante la sua lezione ha portato un esempio di comportamento sociale. Ha chiesto a tutti gli allievi il colore di una cartellina. Era verde. Ha detto loro che avrebbe fatto un esperimento.

Ha chiesto a tutti di dire che la cartellina era rossa quando lo avesse chiesto. Gli allievi hanno risposto come aveva detto loro dopo che era arrivato l’ultimo studente, che guardava perplesso. Non riusciva a credere che dicessero che era rossa quando era ovvio che fosse verde.

Quando la docente ha interpellato lui, dopo che tutti avevano affermato che era rossa, egli ha dubitato e ha dato la stessa risposta degli altri. La classe è scoppiata a ridere.

Sotto l’influenza della massa mi mimetizzo. Finisco per pensarla come tutti per non essere rifiutato, ferito, attaccato. Mi costa difendere un’opinione diversa e rimanere saldo in quello che penso o che credo.

Mi capita lo stesso al momento di dover prendere delle decisioni, di optare per quello che credo che Dio mi stia chiedendo.

Dall’altro lato, posso credere che l’obbedienza sia il valore supremo al momento di decidere. Leggevo giorni fa della battaglia finale persa da Napoleone a Waterloo.

Un ammiraglio, Grouchy, aveva la possibilità di cambiare la storia, ma non lo ha fatto perché ha obbedito ciecamente all’ordine ricevuto:

“Quel momento che di tanto in tanto si presenta ai mortali, consegnandosi all’uomo anodino che non sa utilizzarlo. Le virtù della cittadinanza, la previsione, la disciplina, lo zelo e la prudenza, valori magnifici in circostanze normali del vivere quotidiano, si diluiscono, fuse dal fuoco glorioso dell’istante del destino che esige il genio per poterlo plasmare in un’immagine imperitura”.

Quel militare obbediente è diventato un uomo irresoluto. Il suo amore per la disciplina non gli ha permesso di reagire quando le circostanze lo richiedevano. Non ha disobbedito all’ordine dato da Napoleone e non è corso a soccorrerlo nella battaglia. Ha atteso obbediente.

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