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Il Papa: non solo droga, ma tanta umanità nelle baraccopoli. E cita De Andrè

Una villa miseria di Buenos Aires.
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Papa Francesco commenta il diario della quarantena vissuta nelle “villas miseria” argentine (che lui conosce molto bene), raccontato dallo scrittore Alver Metalli nel suo ultimo libro

«Ci farà bene leggere questo diario, che racconta giorno dopo giorno la “Cuarentena” vissuta in una delle villas miseria, le baraccopoli dove opera un gruppo di sacerdoti a cui voglio tanto bene. Sono mossi da una fede genuina in Gesù Cristo e da un grande amore per questa povera gente che vive in casupole e baracche ai margini della società…».

Lo dice Papa Francesco, nella prefazione “Quarantena – Cuarentena – Diario dalla “peste” in una bidonville argentina” di Alver Metalli (edizioni San Paolo). Metalli è un giornalista e scrittore che per molti anni ha documentato la vita nei luoghi più degradati delle bidonville argentine.

La cucina popolare

«Il Diario non racconta solo le storie drammatiche di tante donne e uomini della villa, fra droga, violenza e miseria – evidenzia Francesco – Ci fa vedere anche l’umanità bella di tanta gente che, attorno alla parrocchia, si prodiga tutti i giorni per aiutare chi è più bisognoso di aiuto…».

«La cucina popolare – racconta il libro – non è l’unica opera di carità che praticano nelle villas. C’è un ricovero per gli alcolizzati e un Hogar de Cristo per chi è caduto nelle grinfie della droga. Poi ci sono i “vecchietti”, che si cerca di proteggere da un virus crudele che, ovunque nel mondo, ha fatto strage proprio delle persone più anziane e fragili…».

Proprio al sostentamento di questa casa per gli anziani l’autore dell’ebook ha deciso di destinare gli introiti della pubblicazione.

PAPE FRANCIS METRO
© SERGIO RUBIN / CLARIN / AFP
Sur cette photo qui n’est pas datée du journaliste Sergio Rubin, le cardinal Jorge Mario Bergoglio voyage dans le métro de Buenos Aires (Argentine).

I blitz di Bergoglio nelle villas miseria

Papa Francesco conosce molto bene la realtà delle villas miseria. Quando era arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio visitava spesso quei luoghi di enorme degrado, ci arrivava a piedi, aiutava i sacerdoti, condivideva la vita della gente sofferente e partecipava con loro a processioni e devozioni religiose.

Era anche frequente, dicono, vederlo arrivare senza previo avviso a una mensa popolare o a qualche festa per la Madonna in certe villas miseria. Per la sua convivenza con quei sacerdoti e l’appoggio che dava loro, si era arrivati a pensare che Bergoglio avesse una particolare simpatia per i “sacerdoti terzomondisti”, molto attivi negli anni settanta e identificati più volte con il peronismo o la guerriglia.

Alcuni di loro avevano cercato la loro base ideologica in un tipo di teologia che si appellava a categorie marxiste per l’analisi della società, arrivando a difendere la lotta di classe. Idee, queste, che Bergoglio non accettava assolutamente (Aleteia, 24 gennaio 2019).

“Il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”

Tornando alla prefazione del libro di Metalli, Papa Francesco cita «i versi di un cantautore italiano, Fabrizio de André», che «raccontano di quartieri malfamati dove “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” perché troppo impegnato a “scaldar la gente di altri paraggi”. Ecco, questo libro ci fa invece vedere come – attraverso il dono della testimonianza – non ci sia zona, per quanto oscura, dove un raggio del buon Dio non arrivi a riscaldare qualche cuore e illuminare esistenze altrimenti invisibili».

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