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Ridete insieme: l’amore serio vive d’umore

SESJA FOTOGRAFICZNA DOJRZAŁEJ PARY

São Paulo Fotografia/Facebook

Robert Cheaib - pubblicato il 21/05/20

Un amico frate mi raccontò un episodio lucido-ludico che visse personalmente quando officiò la messa per il cinquantesimo di matrimonio di una coppia. Il frate congratulandosi con il nonnetto gli disse: «Complimenti, cinquant’anni non sono mica pochi! Soprattutto ai nostri giorni». E il festeggiato rispose: «Padre, mi creda, sono passati come cinque minuti!». «Che bello!», esclamò il frate, ma l’anziano continuò la sua frase: «…come cinque minuti sott’acqua!».

Credo che questa coppia sia riuscita ad arrivare al cinquantesimo proprio perché ha imparato a ridere di sé. Piangersi addosso, a lungo andare, fa morire arrugginiti. Viktor Emil Frankl definisce l’umorismo come «un’arma dell’anima nella lotta per l’autoconservazione». Detto da un sopravvissuto ad Auschwitz dovrebbe dare grandi speranze a chi ha scelto la «dolce camera a gas» (così Marisa Rusconi ha definito il matrimonio). In Il gioco dell’amore, l’essere lucidi di cui abbiamo parlato la volta scorsa si completa con l’essere ludici.

E cosa significa essere ludico?

Significa relativizzare le proprie esperienze, anche quelle più belle… anche quella dell’amore. L’amore è un’esperienza totalizzante, ma non è il tutto. Relativizzare l’esperienza d’amore è metterla in relazione con altre esperienze che costituiscono la trama e il tessuto del nostro vivere.

Non sempre le persone si lasciano perché non si prendono sul serio. Non è raro che si lascino perché si sono prese troppo sul serio. La sapienza del sorriso sa introdurre l’effervescenza di novità nella coppia, ma sa anche simpatizzare con la familiarità, con le cose che non cambiano.

Il caro Lewis su questo è categorico. Scrive nel suo splendido The Four Loves:

Bandite il gioco e il riso dal talamo e vi potrà accadere di vedervi scivolare dentro una falsa dea, che sarà anche più falsa dell’Afrodite dei greci; poiché almeno essi sapevano, pur adorandola, che essa è “amante del riso”.  La saggezza popolare ha perfettamente ragione a considerare l’eros uno spirito con una componente di comicità. Nessuno ci obbliga a cantare tutti i nostri duetti d’amore alla maniera singhiozzante, da mondo senza fine, da crepa-cuore, di Tristano e Isotta; impariamo a cantarli piuttosto, e anche spesso, alla maniera di Papageno e Papagena.

Il diverso divertente

La parola allergia viene dal greco e significa letteralmente “azione dell’altro”. Infatti, l’allergia nasce come reazione al diverso e all’incompatibile. Chi è allergico a un alimento, lo è perché il corpo non tollera questa sostanza estranea e diversa. La vita di coppia è appunto una palestra di allenamento all’accoglienza del diverso.

L’allergia interpersonale si supera quando ci si allena a trovare nell’alterità motivo di allegria, quando vediamo il diverso come divertente. L’altro in tal senso ci converte e ci addomestica. Ciò che ci era antipatico ed estraneo, diventa per noi simpatico e familiare. Il divertimento mantiene la coppia giovane. Non è segno di poca serietà. A ragione Gilbert Keith Chesterton osserva che il contrario di “divertente” non è serio, ma semplicemente “non divertente”. Il diverso implica per sua natura divergenza, ma proprio per questo ci permette la convergenza dell’incontro. Ciò richiede necessariamente conversione e armonizzazione. Non è sempre facile ma, in fin dei conti, solo il diverso è divertente. Dialogare con la
propria eco è noioso.

Gesto pratico

Oggi ti invito a fare un po’ memoria. Ricordati i primi tempi dell’amore. Quei tempi quando l’alterità dell’altro era fonte di ammirazione e anche ti faceva ridere. Ti presento l’esempio di una coppia: lei è l’organizzazione (e l’ansia) fatta persona. Lui, riesce a far fare tardi all’orologio di Greenwich ed è talmente buffamente disorganizzato che riesce a confondere l’ordine delle proprie dita. Eppure, all’inizio, la diversità di lui era fonte di sollievo: «Mi riscatta dalle mie manie e mi diverte». Purtroppo, con il tempo, questa stessa fonte di gioia diventa – non senza ragione – fonte di amarezza e di litigio. Ecco, forse mutatis mutandis ti trovi in una situazione simile. L’invito è quello di far memoria, di ricordare l’amore e la simpatia di prima e di versare la sua positività e la sua bellezza sul vostro oggi.

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