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Lettera agli amici di Pier Giorgio Frassati per i 30 anni della sua beatificazione

PIER GIORGIO FRASSATI

Pier Giorgio Frassati | Facebook

Aleteia - pubblicato il 20/05/20

E per i cent'anni dalla nascita di Karola Wojtyla

di don Paolo Asolan

Come si salutano due amici che si sono conosciuti e amati veramente soltanto leggendo l’uno dell’altro, o fissando lo sguardo su delle fotografie? E che proprio così si sono riconosciuti l’uno parte della vita dell’altro? Così: in quella gioia segreta e indicibile che è l’attesa di conoscere di persona qualcuno che si ama da sempre? Che forza avrà il desiderio in quel momento e che sorpresa sarà ritrovarsi?

Karol Wojtyla lesse Pier Giorgio Frassati di don Cojazzi quand’era giovane. «Anch’io, nella mia giovinezza, ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana» raccontò quel giorno dell’estate del 1989 in cui si recò a Pollone, rivelando così la durata e la forza del legame che lo univa al suo uomo delle beatitudini: un’impressione eccezionale che lo aveva segnato, modellato.

In effetti, nello stile pastorale aperto, dinamico, umanamente ricco e schietto, per nulla clericale, e tuttavia pieno di quella fede evidente e di quella preghiera senza alcun rispetto umano che erano propri del papa polacco, c’è molto dello stile e delle caratteristiche umane e spirituali di Pier Giorgio. Chi li conosce entrambi lo vede facilmente, perfino nell’amore per la montagna e gli sci.

Che cosa si saranno detti due amici – due amici così – il giorno che si sono finalmente conosciuti e riconosciuti per sempre, nella luce e nella vita del Cielo? In quel gran mistero che è la comunione dei santi noi lo possiamo soltanto immaginare, per quello che le nostre umane esperienze ci possono concedere. E, tuttavia, pensarci e rappresentarcelo con gli occhi della fede ci può rendere partecipi di quell’amicizia, cioè di quella vita. Può lasciare anche in noi un benefico influsso, un’impressione che ci dà forma. Cosa, questa, di cui abbiamo certamente bisogno: per rendere bella la nostra esistenza e per metterla a servizio del mondo, quel mondo complicato e secolarizzato in mezzo al quale anche Frassati è passato irradiando tutta la forza della sua carità.

Per questo vi invitiamo a celebrare quest’anno l’amicizia santa tra Pier Giorgio e Giovanni Paolo II facendo memoria di due ricorrenze: i cento anni della nascita di Karol Wojtyla, e i trent’anni dalla beatificazione di Pier Giorgio, che il suo vecchio amico gli tributò il 20 maggio 1990, in una piazza San Pietro gremita di tanti che – al pari di lui, che ora celebrava ufficialmente quanto nel suo cuore aveva già riconosciuto da tempo – erano rimasti impressionati e beneficamente influenzati da Pier Giorgio e dalla forza della sua testimonianza cristiana.

Non sarà possibile, per la situazione di pandemia nella quale ci troviamo, darci un appuntamento comune. Vedremo se alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno potremo individuare tempi e luogo adatti. Ma certamente fin da ora le ricorrenze di questo maggio 2020 rinnovano l’amicizia, il fascino e la preghiera che Pier Giorgio e Giovanni Paolo II ci ispirano, e nelle quali riconosciamo un dono della Provvidenza del Signore che ci chiama a vivere seguendo Lui.

Che la Madonna, così intensamente amata dai nostri due amici, ci accompagni e ci cresca come ha cresciuto Gesù Cristo.

In allegato, i testi pronunciati da san Giovanni Paolo II a Pollone e a Roma. Perché chi c’era li possa riascoltare; e chi non c’era possa averne parte.

Saluto al popolo di Pollone, il 16 luglio 1989

Omelia durante la Santa Messa di beatificazione, il 20 maggio 1990

Ai pellegrini giunti a Roma, nel pomeriggio del 20 maggio

Tags:
pier giorgio frassatisan giovanni paolo ii
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