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Don Fabio: Dio in questo periodo ci ha fatto saltare i programmi? E allora buttiamoli via!

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 20/05/20

Al settimanale Credere il sacerdote spiega anche il suo incontro con il Signore durante la malattia. "Dicono che sono migliorato"

«È venuto il momento di chiederci, oggi più che mai, cosa conta davvero nella vita, come ci ha invitato a fare Papa Francesco. Questo significa prendere coscienza della nostra vera realtà e delle nostre fragilità».

È l’appello che don Fabio Rosini, sacerdote romano molto noto e apprezzato autore spirituale, rivolge ai lettori dalle colonne del settimanale Credere, sul numero in edicola dal 21 maggio, guardando al futuro segnato dall’emergenza-Coronavirus. Parole che fanno il paio con quanto scrive ne L’arte di guarire. L’emorroissa e il sentiero della vita sana, il suo ultimo libro (Edizioni San Paolo): «L’idea di una vita tutta perfetta, senza debolezze e fragilità, è un idolo. È il rifiuto dei nostri limiti di creature».

Dal Decalogo a I Sette Segni del Vangelo

Rosini non usa i social, eppure sa comunicare come pochi. 58 anni, sacerdote dal 1991, è Direttore del Servizio per le vocazioni della Diocesi di Roma, e ha iniziato nel 1993 un percorso per giovani sul Decalogo e, poi, su I Sette Segni del Vangelo di Giovanni: itinerari che ha poi condiviso con tanti altri sacerdoti e laici, in Italia e all’estero.

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“Io credo che tutto debba essere messo in discussione”

Nell’intervista a Credere don Rosini non risparmia bordate: «Mi dà terrore vedere che molti, anche in ambito ecclesiale, stanno tornando a fare quanto si faceva prima. Credo, invece, che tutto debba essere messo in discussione. Nel mio piccolo lo sto facendo».

Ancora: «Cosa ha fatto Dio in questo tempo? Ci ha fatto saltare i programmi! Ma allora buttiamoli via definitivamente! Siamo diventati irrilevanti perché abbiamo il messaggio più bello del mondo da dare, ma il “come” lo facciamo è viziato da un efficientismo che ricorda quello degli yuppie anni ’80. Papa Francesco non va certo in questa direzione».

“Mi dicono che sono migliorato dopo il tumore”

Don Fabio, che negli ultimi anni ha vissuto sulla sua pelle la malattia grave (due tumori), apre il cuore al lettore e racconta i suoi pensieri più intimi. «Per me la malattia è stata davvero una strada di salvezza perché, azzerando tutto, mi ha permesso di ricostruire dalla radice. Le persone che ho intorno mi dicono che sono stato “migliorato” dal tumore. Non c’è nulla da fare: la fragilità è il luogo vero e proprio dell’incontro con Dio».

PICCIOLA | PICCIOLA

“Alfabeto per il futuro”

Il termine attorno al quale si sviluppa l’intervista a don Rosini è – appunto – “fragilità”. L’articolo costituisce la prima tappa di un viaggio, dal titolo “Alfabeto per il futuro”, che il settimanale propone per riflettere sulle parole-chiave che, lette con gli occhi della fede, ci possono aiutare a rialzarci e ripartire dopo la catastrofe del Coronavirus.


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