Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Come superare le paure della depressione

DEPRESSED
Marjan Apostolovic - Shutterstock
Condividi

“Sono arrivato a pensare che la cosa facile sia morire, non vivere”

Ricordo molto bene una delle frasi di Antonio nella nostra prima seduta: “Sono arrivato a pensare che la cosa facile sia morire, non vivere”. Era nell’oscurità più profonda della sua depressione.

Aveva appena fallito nella sua piccola attività commerciale e cercava di risollevarsi a livello finanziario, senza un progetto definito, quando i vecchi fantasmi delle sue paure sono tornati nella sua vita. Paura di relazionarsi agli altri, degli eventi imprevisti, del caso. Paure che lo hanno portato alla rabbia e alla sofferenza.

“Non è giusto, non è giusto”, diceva a se stesso, sentendosi dolorosamente debole.

“C’è chi parla della fame e della sete senza conoscerle davvero”, ha affermato, “e lo stesso accade a chi dice di comprendere la sofferenza”.

“È vero”, ho risposto, “ma ci sono pazienti malati terminali che sono morti con grande dignità, dando pieno significato ai loro ultimi giorni; non posso quindi non ammettere che le persone che affrontano il proprio destino hanno sempre la possibilità di raggiungere qualcosa attraverso la sofferenza”.

“Beh, io non sto per morire, potrei piuttosto rappresentare la figura di un naugrafo”, ha detto pensoso.

“No, non concordo”, gli ho detto, “perché si può vedere come il capitano della sua nave in mezzo a una violenta tempesta, in una situazione in cui può usare tutte le sue capacità per andare avanti, cambiare strada, ritornare al porto o avvicinarsi alla costa in cerca di protezione”.

Naufraga solo chi perde la libertà di rispondere alle preziose possibilità che la realtà offre sempre, pur se interrompendo progetti o raggiungendoli a lungo termine, e anche se questo implica dolore, carenze e mille contrattempi.

Dopo varie sedute…

Antonio ha deciso, tra gli altri cambiamenti, di accettare un impiego modesto, di aggiustare le spese familiari, vendere la casa attuale e comprarne una più piccola, sempre con il sostegno incondizionato della sua famiglia e con la fiducia in un futuro migliore.

Era di nuovo il capitano della sua nave e non un naufrago.

Era anche il momento di affrontare e superare le sue paure.

Nell’infanzia Antonio ha subìto maltrattamenti e carenze affettive, per le quali si sentiva emotivamente sull’orlo dell’abisso. Crescendo, per evitare punizioni ha mentito, ha cercato vie di fuga ed è diventato aggressivo e diffidente. Spesso ha sentito che il suo destino era il fallimento, perché era disadattato e insicuro, e quindi oggetto di critiche e ridicolizzazioni.

Nel presente, però, nulla di tutto questo corrispondeva alla sua verità come persona: era un buon marito, un buon padre, un buon lavoratore. Aveva le virtù necessarie per raggiungere la maturità ed essere felice.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni