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Come la promessa del Paradiso può darci speranza nei periodi di prova

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Sketchphoto | Shutterstock

Philip Kosloski - pubblicato il 20/05/20

È consolante pensare al Cielo, in cui malattia e morte non esisteranno!

La nostra vita può essere a volte difficile da sopportare, e magari non troviamo pace o felicità. È relativamente facile crescere nella negatività e smettere di avere qualsiasi speranza.

Grazie al cielo, non c’è bisogno di vivere in questo modo. Indipendentemente da quanto possa essere difficile la vita, possiamo sempre rivolgere il nostro cuore a Dio e ricordare la promessa del Paradiso!

Fa bene alla nostra anima meditare spesso sul Paradiso e sulla gioia che comporterà. La nostra vita su questa Terra è molto breve, e trascorrere l’eternità con Dio dovrebbe essere un pensiero consolatore.

Il reverendo Bertrand L. Conway, autore degli inizi del XX secolo, riflette su questo argomento nel Pulpit Commentary on Catholic Teaching.

In primo luogo, capiremo perché certe cose siano accadute nella nostra vita:

“[In Paradiso] inizieremo a capire – e tutta l’eternità non basterà – le impenetrabili profondità dei misteri di Dio: la Trinità, l’Incarnazione, la redenzione, l’amore, la misericordia, la giustizia, il potere, l’eternità di Dio. Comprenderemo allora il motivo della sofferenza e della fatica… vedremo la saggezza della meravigliosa distribuzione delle grazie di Dio – in una parola, saremo perfettamente felici nel vedere tutto dal punto di vista divino”.

In secondo luogo, tutto il nostro dolore verrà trasformato in una gioia che non riusciamo neanche a immaginare:

“In Paradiso ogni desiderio autentico troverò la sua perfetta soddisfazione, e quindi ogni male cesserà di esistere per sempre. Ci saranno pace e tranquillità perfette per il corpo e l’anima. I poveri ‘non avranno né fame né sete e non li colpirà né l’arsura né il sole’. I malati e i sofferenti saranno forti e felici, perché Dio ‘asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore’. La maledizione del peccato e la notte oscura della lotta e della tentazione scompariranno, perché ‘non ci sarà più nulla di maledetto’”.

Al di sopra di tutto, il Paradiso sarà centrato sul fatto che ci troveremo alla presenza di Dio, che amiamo e ci ama.

“Elevate i vostri cuori alla gloria e alla felicità che vi attendono nel palazzo del Re. Chi ama davvero pensa costantemente all’amato… Chi ama davvero anela ardentemente alla presenza dell’amato. ‘Come la cerva desidera i corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio’ (Sal 42, 1). Il desiderio ‘di partire e di essere con Cristo’ (Fil 1, 23) ha sempre arso nel cuore di patriarchi, profeti e apostoli. Sapevano che nulla che non fosse Dio poteva dare vero riposo e pace alla loro anima; che il loro desiderio di verità, bontà, bellezza e amore era troppo intenso per essere soddisfatto da qualcosa di creato, che questa vita non era altro che un’esistenza imperfetta, noiosa, a meno che la sua motivazione non fosse divinizzata dalla gloria della vita futura. Per i veri servi di Dio, la morte è semplicemente una porta che introduce nella casa del Padre, un cancello della città del Re. Malattia, dolore e fatica sono semplicemente i passaporti per l’ingresso”.

La sofferenza in questa vita non è duratura, e chi ama ardentemente Dio e lo ricerca sarà unito al suo amore per tutta l’eternità in una gioia che supererà qualsiasi cosa abbiamo sperimentato.

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