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Perché bisogna accettare quando ci si sente male

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Shutterstock | PixieMe

María del Castillo - pubblicato il 15/05/20

Tentare di evitare il dolore e cercare continuamente il piacere non ci farà sentire meglio

La nostra cultura attuale del benessere ha reso la ricerca incessante del piacere la norma. Molte persone nella nostra società hanno sviluppato quasi un’ossessione per il fatto di evitare il dolore ad ogni costo e in ogni forma.

Non è solo il fatto di non voler soffrire; non vogliamo fare nulla che ci costi sforzo, sacrificio o rinuncia.

Ci è stata venduta un’idea di libertà che ci fa pensare che scegliere una cosa ci limiti, perché significa rinunciare a tutte le altre opzioni.

In un mondo che si concentra solo sul fatto di sperimentare emozioni positive, il costo di evitare di provare dolore o di desistere dalle cose è molto alto, ma poche persone ne parlano.

In molte aree della vita c’è questo messaggio occulto: “Devi sentirti bene, indipendentemente da tutto”.

Di fronte a questo, senza rendercene conto possiamo finire per colpevolizzarci quando stiamo attraversando un momento negativo.

Possiamo cadere nell’autocritica perché stiamo vivendo una situazione dolorosa, difficile o che semplicemente richiede sforzo.

Esistono però cose che valgono la pena non solo “malgrado” i grandi sacrifici che implicano, ma proprio “a causa” di essi.

Un esempio ovvio è la paternità e la maternità. Sono le basi dei nostri rapporti personali nell’infanzia e la fonte primaria d’amore nella società; allo stesso tempo, comportano un grande sacrificio di sé.

Molti possono testimoniare che essere padre o madre è la cosa più bella che sia accaduta loro, o che dimostra che la sofferenza è compatibile e perfino necessaria per amare di più e meglio.

Gestire le emozioni o semplicemente viverle?

Dopo aver sfatato il mito per cui “l’opzione migliore è evitare il dolore”, possiamo capire meglio l’importanza di “processare” le emozioni negative, anziché semplicemente combatterle per farle scomparire più rapidamente possibile.

A volte le persone possono sviluppare vizi dell’umore, sempre in cambio di qualche beneficio occulto.

Alcuni diventano quindi viziati dal fatto di dimostrare una tristezza costante, perché ricevono l’attenzione e la compassione di chi li circonda.

Altri si sentono invece in dovere di dimostrarsi sempre felici e divertenti, perché hanno bisogno di ricevere applausi e risate di approvazione.

A volte viviamo momenti di tristezza, abbia o frustrazione, ma in genere cerchiamo di essere sereni e allegri.

Ma è possibile farlo in situazioni complicate come quella che stiamo vivendo, confinati in casa per paura di una pandemia mondiale? Dobbiamo sempre sorridere, anche se proviamo ansia, angoscia o paura?

La risposta è piuttosto chiara: no.

A volte dobbiamo riconoscere il nostro diritto di sentirci male – non perché ci piace soffrire, ma perché possiamo imparare molto di più quando ci permettiamo ci sentirci annoiati, tristi e perfino timorosi.

Ovviamente questa crescita personale si verifica quando compiamo uno sforzo per capire perché ci sentiamo in quel modo. Dobbiamo riconoscere e accettare le nostre emozioni, per affrontarle e viverle ancora con un senso di soddisfazione.

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