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La favolosa storia di un prete aviatore filmata da Stanley Kubrick

© Capture d'écran Flying Padre
Padre Fred Stadtmuller si spostava in aereo per recarsi dai suoi parrocchiani (in New Mexico).
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L’immenso cineasta americano Stanley Kubrick debuttò nella sua carriera cinematografica ben lungi dai temi pruriginosi o estremi che lo hanno poi reso noto. Uno dei suoi primi film in assoluto è un breve documentario consacrato all’insolita figura di un prete cattolico del New Mexico, padre Fred Stadtmuller. La sua particolarità era che si spostava in aereo per fare visita ai suoi parrocchiani.

Flying Padre è stato girato nel 1951. All’epoca, Stanley Kubrick si era appena gettato nella regia e contava al proprio attivo solo una pellicola, dedicata al pugile Walter Cartier. Vi si narrava una giornata-tipo dell’atleta, donde il titolo Day of the fight. Quello stesso anno, il giovane cineasta decise di volgersi a un’altra figura ispirante per il film successivo: si trattava di padre Fred Stadtmuller, un prete missionario operante nel territorio vasto e caldo del New Mexico, negli Stati Uniti. Vaste distanze ed enormi deserti, limitrofi a quelli dell’Arizona, gli davano filo da torcere per stare vicino al suo gregge, numeroso e sparso – la sua parrocchia si estendeva infatti su 10mila kilometri quadrati. È dunque a bordo del suo Piper Club (chiamato “Spirit of St. Joseph”), un biposto leggero a cabina chiusa, che si spostava, attraversando il cielo per recarsi in chiesa o soccorrere una giovane madre col figlioletto di un anno malato. Con questo documentario, il regista rende un bell’omaggio alle missioni cattoliche.

L’odissea di un prete supereroe

Nel 1951, Stanley Kubrick aveva appena 23 anni e già mostrava l’aspirazione a dominare argomenti forti. Del prete, di origini bavaresi, egli racconta due giornate successive, ma sembra che quello sia soprattutto un pretesto per vagliare il mistero dello spirituale, o dell’arte, con l’aiuto della sua cinepresa. A quell’età la maestria era già stupefacente. Il primo panorama del deserto lascia pregustare la futura maturità del suo genio, le riprese panoramiche, i primissimi piani di visi e di coppie. Una voce fuori campo racconta le avventure del “padre volante” e del suo mistico aereo. Talvolta ironica e giocosa, sottolinea pure la scarsa gloria da lui raccolta, malgrado la dedizione e l’abnegazione.

Quando doveva andare a presiedere un funerale, lo “Spirit of St. Joseph” è atteso come un segno di conforto da parte dei fedeli. Lo si vede anche celebrare la messa attraverso dei piani molto luminosi e meravigliosamente squadrati. In un gioco di opposizioni tra il prete e gli altri personaggi, uno sempre luminoso e gli altri più scuri, le immagini raccontano la storia di un messaggero spirituale. Il sacerdote osserva gli sguardi rivolti verso di lui, ora smerigliati di speranza, ora d’angoscia, laddove il suo resta fisso sulla sua missione. L’odissea del Flying Padre, con le sue benefiche ali, segna l’inizio dell’opera del giovane Stanley Kubrick.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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