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Con la pandemia il popolo italiano si è scoperto più cattolico

Marco Palmisano

Silvia Costantini - pubblicato il 14/05/20

Il valore di questi 80 giorni di lockdown, che non ti aspetti

Molto si è parlato e si continua a riflettere sulle difficoltà a 360° che hanno colpito, in maniera e gradi diversi, ciascuno di noi, a causa del lockdown per la pandemia da Covid-19. 

Ma c’è chi, come Marco Palmisano, presidente del Club Santa Chiara – la prima associazione nazionale che raccoglie dirigenti, imprenditori, giornalisti e singoli operatori dei diversi settori del mondo della comunicazione – ha colto in questo tempo un’opportunità di riflessione, anche attraverso il suo nuovo blog MarcoPalmisano.com

In una recente intervista Palmisano ha affermato che “in questi 80 giorni di lockdown l’Italia si è scoperta un paese più cattolico”. 

Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto quali siano i motivi su cui si basa questa affermazione e se c’è una storia che l’ha particolarmente colpito?

Marco Palmisano: In questo periodo in molti sono tornati a pregare veramente. E tutti noi abbiamo dovuto per forza tornare a fare i conti con un elemento della vita che la nostra società tende a nascondere in ogni modo, la morte. Mentre è proprio di fronte ad essa che il cristiano trova il vertice della fede: la resurrezione di Cristo che ci è assicurata e che permette anche a noi di poter dire come a S. Paolo dov’è o morte la tua vittoria, dov’è il tuo pungiglione? Per questo l’episodio più clamoroso per me, è stato vedere l’anziano prete di 90 anni in ospedale, seppur morente, esultare braccia al cielo in segno di vittoria. 

–Secondo lei ci ricordiamo di Dio solo nei momenti di dolore? O in fondo questa dimensione spirituale è abitualmente presente negli italiani?

–Marco Palmisano: Il dolore è una condizione privilegiata, nella quale siamo maggiormente spinti a renderci conto che siamo creature finite e bisognose di aiuto, ed è per questo che il Signore  lo usa come pedagogia per farci tornare più spesso a Lui. La dimensione adulta del cristiano è di sapersi ricordare di questo in ogni periodo della vita, anche in quelli di gioia e di cosiddetta normalità.

–Quando finalmente avremmo superato la crisi provocata dal coronavirus, tutto questo risveglio spirituale sarà dimenticato?

–Marco Palmisano: Dipenderà da due fattori. L’intelligenza dei Pastori, in primis i Vescovi, e la creatività dei laici che, risvegliati dallo Spirito, possano tornare appunto come diceva Lei, a far tornare la fede dimensione normale della vita di tutti i giorni, per il bene della Chiesa e dell’intero popolo italiano.

–Quali sono le lezioni che possiamo trarre da questa crisi perché diventino un bene per l’Italia?

–Marco Palmisano: La sobrietà dello stile di vita. Meglio un cellulare e un’auto nuova in meno e più serenità nel cuore e in famiglia. Un nuovo modello di economia sociale più sostenibile e post capitalista attende tutti noi. Bisognerà sapersi attrezzare, anzitutto con una nuova scala di valori umani, prima ancora che sociali ed economici. Torneremo così anche a capire e a valorizzare l’immenso patrimonio di arte, cultura e bellezze naturali che il nostro Paese ci offre, vero volano anche economico della ripresa.

–Quali sono le sfide che deve affrontare la Chiesa cattolica, pastori e fedeli, per accompagnare le persone in questa nuova fase di incertezze e opportunità che si apre?

–Marco Palmisano: La condivisione dell’esperienza, con giudizi nuovi che nascano dal confronto comune. Non c’è più niente di scontato o di già sperimentato. Bisogna ripartire daccapo. Uniti solo dalla certezza della presenza del Signore che non abbandona mai il Suo  popolo. Molti Vescovi hanno già iniziato a farlo. E Papa Francesco in questo è una luce continua per tutti.

–Lei è un esperto di comunicazione, come sta evolvendo in questa crisi il ruolo dei media? Vede nuove opportunità? 

–Marco Palmisano: Grandissime opportunità. Quella fondamentale è che possano nascere e strutturarsi giornalisti e testate editoriali che prima del profitto e dell’appartenenza politica, pensano alla divulgazione della verità. Non sarebbe male. E’ tra l’altro questa, infatti, la vera radice del problema delle fake news, che sempre di più saranno terreno di scontro organizzato tra opposte fazioni in tutti i campi.

–Qual è il valore aggiunto dei media cattolici?

–Marco Palmisano: Quello appena esposto. Anche se vorrei aggiungere che la vera battaglia si gioca nei media laici, quelli del mondo, dove è ai singoli giornalisti, cristiani e no, che viene richiesta la responsabilità e la testimonianza personale della verità. Questo è lo scopo per cui è nato il nostro Club santa Chiara. Sono i due lati della presenza cristiana nei media.

–Qual è il suo sogno di Chiesa per accompagnare il risveglio dell’Italia dopo questa dura prova?

–Marco Palmisano: Che ricominci daccapo ogni giorno a fare la Chiesa. Cioè appassionata condivisione del cammino dei singoli e del popolo intero, per favorire l’annuncio di Cristo come unico salvatore del mondo, lasciando ai laici il compito di trovare le risposte alle nuove sfide del tempo.

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