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Il “parroco dell'incoraggiamento”, primo sacerdote morto per coronavirus negli USA

FATHER Jorge Ortiz-Garay

Diocese of Brooklyn | Twitter | Fair Use

Jaime Septién - pubblicato il 11/05/20

“Coraggio!” è stata la parola che ha caratterizzato tutta la sua vita

Alla fine di aprile, il numero di Messicani morti per il Covid-19 negli Stati Uniti era di 566; la maggior parte di loro era costituita da lavoratori clandestini. L’epicentro era New York, la città più colpita dalla pandemia negli Stati Uniti (e nel mondo).

Questi sono i numeri ufficiali, ma ci sono milioni di lavoratori messicani che restano nell’anonimato, svolgendo le pulizie in ospedali e strade o lavorando nei campi, non ricevendo attenzione per il loro status di illegali. Le cifre potrebbero quindi essere molto superiori.

Tra i Messicani morti per il coronavirus spicca la figura del primo sacerdote cattolico morto per Covid-19 negli Stati Uniti, padre Jorge Ortiz-Garay. Il presbitero, nato a Città del Messico il 16 ottobre 1970, è morto il 27 marzo presso il Wyckoff Heights Medical Center di Brooklyn, New York, ma il suo corpo è stato rimpatriato solo il 6 maggio, venendo seppellito il giorno dopo nella sua città natale.

Definito dal vescovo di Brooklyn, Nicholas DiMarzio, “un grande sacerdote, amato dal popolo messicano e lavoratore instancabile per tutti i fedeli di Brooklyn e Queens”, padre Jorge lavorava nella parrocchia di Santa Brigida ed è stato il promotore e l’animatore della Corsa Guadalupana, un evento religioso-sportivo che si celebra a Brooklyn ogni 12 dicembre, festa di Nostra Signora di Guadalupe.

Il vescovo DiMarzio ha riferito a The Tablet che il sacerdote messicano, membro del Cammino Neocatecumenale, “era molto felice, sorrideva sempre, prendeva il lavoro con gioia, e ha anche sofferto molto (…). Ma non è stato felice per mera sorte, ma perché ha compreso la sua missione come sacerdote, ha capito che la sofferenza è parte del ministero sacerdotale. Ha portato questa allegria speciale in tutto”.

Una parola che ha guidato la sua vita parrocchiale

Oltre ad essere parroco a Santa Brigida, padre Ortiz-Garay era coordinatore diocesano del Ministero per gli Immigrati Messicani nella diocesi di Brooklyn, dove vivono centinaia di migliaia di Messicani e la Madonna di Guadalupe viene venerata con fervore tutto l’anno.

Prima di sentire la vocazione al sacerdozio, Ortiz-Garay si era laureato in Giurisprudenza a Città del Messico, dove aveva anche svolto la professione di avvocato. Dopo la chiamata, si era formato al sacerdozio prima in Italia e poi negli Stati Uniti. Era stato ordinato nell’arcidiocesi di Newark, e nel 2009 era arrivato a Brooklyn, nella cattedrale di San Giuseppe.

Nominato cappellano della missione Ad Gentes, era arrivato a Santa Brigida nel 2014 come amministratore parrocchiale, e nel luglio 2019 era stato nominato parroco. Kieran E. Harrington, vicario per la comunicazione della diocesi di Brooklyn, ha detto quando il sacerdote è morto: “Chiunque abbia conoscuto padre Jorge, sa che diceva sempre ‘Coraggio!’ a tutti (…) Questa parola ha modellato la sua vita”.

Pochi giorni prima della sua morte aveva officiato una Messa in streaming. Ha detto che stava bene e che “l’unico modo per combattere il virus” erano l’amore e il servizio nei confronti del prossimo. Quel giorno, i banchi di Santa Brigida erano vuoti, come in moltissime altre chiese del mondo, ma decine di persone avevano pregato con padre Jorge da casa.

JORGE ORTIZ GARAY
Twitter-@BrooklynDiocese

“Il mondo intero è in crisi”, ha affermato in quella Messa trasmessa sulle reti sociali padre Ortiz-Garay. “In quest’epoca di crisi e di panico bisogna amare e vivere la nostra fede”. È stato questo l’ultimo messaggio che hanno ascoltato i fedeli di Santa Brigida, che si sono congedati dal corpo del loro sacerdote – rimasto in un’impresa funebre newyorkese per 40 giorni – con la parola che lo aveva caratterizzato: “Coraggio!”

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