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Dieci Comandamenti per il blogger cattolico

Champaigne, Philippe de. 1602-1674
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Lucia Graziano, un po’ la decana della blogosfera cattolica italiana, festeggia oggi i 15 anni del suo blog, pieno di chicche storiche e di perle sul lifestyle cristiano. Per festeggiare la blogger ha organizzato un party virtuale e ha cercato di raccogliere una sintesi della sua esperienza online in un decalogo.

Oggi il mio blog compie quindici anni.
“È tanto!”, scriveva su Facebook una mia lettrice. “Se fosse un figlio, sarebbe già al liceo!”.

PostFB

In effetti sì, è tanto. E tanta acqua è passata sotto ai ponti dal giorno in cui, liceale io stessa, ho premuto il tasto “Pubblica” del mio primissimo post.
Se faccio mente locale e penso ai blog cattolici amatoriali classe 2005 che sono rimasti stabilmente attivi per tutto questo tempo, me ne vengono in mente solo due. Quel diavolaccio di Berlic è più vecchio di me di qualche mese, ma fortunatamente è maschio. Al femminile, potrò davvero dire di essere io la decana dei blog cattolici, come suggeriva un collega/amico?

Nel dubbio, io ho deciso di festeggiare la ricorrenza con tutte le formalità del caso (follie da quarantena). Su Instagram è un corso una specie di party virtuale socialmente distanziato, e qui onorerò la ricorrenza con un post celebrativo.

Come si celebrano quindici anni di blogging, mi sono chiesta?
Dopo aver lungamente riflettuto, ho pensato che sarebbe stato interessante uscirsene con qualcosa tipo

I dieci comandamenti per il cattolico in rete

per come mi è sembrato di poterli intravvedere, tra errori e riflessioni, nel corso della mia “carriera”.

1
Non fare un idolo di te stesso

 

O del tuo successo social, se i numeri della community cominciassero a salire.
Ma anche se i numeri non sono tali da dare alla testa: non fare un idolo di te stesso. Non atteggiarti a primo motore immobile tua piccola o grande community, come farebbero i comuni influencer VIP.

Qualche giorno fa, su Instagram, una lettrice mi ha scherzosamente chiamata “la donna invisibile”, riferendosi alla mia fissazione di apparire poco o nulla sullo schermo. Lei scherzava, ma io sono seria nel dire che l’ho trovata una definizione splendida.
A me piace tantissimo che la gente abbia presente i miei ideali molto più di quanto ha presente il mio viso. Amo che le mille fotografie che metto online ritraggano le mie passioni molto più di quanto mostrano me personalmente.

Chiaramente, c’è modo e modo di comunicare e ognuno sceglie quello che trova più confacente. È ovvio che si può fare un ottimo servizio anche sfornando cinquanta selfie a settimana o facendo il live-blog delle proprie giornate: è questione di strategie.

Io, però, sono una bacucca la cui presenza online nasce quando gli smartphone non esistevano ancora e Facebook non si sapeva nemmeno che roba fosse. Sarà per quello che mi sento di dire: in un mondo nel quale sembra che i selfie e il live-blog siano l’unico modo per stare su Internet, penso sia importante ricordare che ci si può stare anche senza fare né l’una né l’altra cosa. Personalmente, credo che la mia linea da “donna invisibile” mi sia stata di grande aiuto per far parlare il messaggio che mi interessava, senza il rischio di essere io a parlargli sopra.
E per circondarmi di lettori e non di groupie, collateralmente.

Tempo fa, un amico si lamentava di come un/a influencer stesse mandando messaggi discutibili ai suoi numerosi follower cattolici. In risposta a quello sfogo, un suo amico commentava che il problema è a monte: perché i cattolici dovrebbero avere degli influencer, e non dei carismi nei quali riconoscersi?

Non avrei saputo dirlo meglio. Perché?

2
Non usare il nome di Dio per giustificare scelte di vita personali

 

È un concetto sul quale mi sono già soffermata, ma non farà male ritornarci sopra. Tra i canali cattolici gestiti da laici, trovo si stia pericolosamente diffondendo il messaggio “adesso ti insegno come vivere la vita, dandoti la ricetta magica che ha funzionato per me”.
Il problema è che la ricetta che ha funzionato per te potrebbe non andare altrettanto bene per me.
Magari, tu ti senti pienamente realizzata da quando hai mollato il lavoro per fare la casalinga, ma non è detto che questa sia per forza di cose LA scelta di vita cattolica da proporre con insistenza a tutte le madri. Magari, la tua vita di fede è vistosamente rinata da quando hai scoperto la Messa in forma straordinaria, ma ciò non vuole necessariamente dire che questo debba valere per tutti.

Insomma: nessuno andrebbe da un monaco trappista dicendogli “no guarda, stai sbagliando tutto: dai retta a me, l’unica vita religiosa degna d’essere vissuta è quella del francescano missionario”. Ovviamente, tutti noi abbiamo la consapevolezza che il monaco trappista e il francescano missionario hanno due vocazioni vistosamente diverse ma ugualmente valide e sante.

Ecco, penso che un cattolico in Rete debba stare veramente molto attento a non presentare le sue personali scelte di vita come LE scelte di vita per il cattolico in generale.
Con ogni probabilità, le sue sono scelte di vita nobili e sante… ma alla pari di molte altre, che non per questo valgono meno.

3
Decidi se è un hobby, un lavoro o una missione e comportati di conseguenza

Presente, il meme qui sotto?
Come dice un mio amico, “fa ridere perché è vero”.

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A spanne, io direi che esistono tre grandi macrocategorie di cattolici in Rete: quelli che sono online nei ritagli di tempo; quelli che sono online perché è il loro lavoro (oppure sperano che lo diventi); quelli che hanno “un lavoro vero” per pagare le bollette ma guardano alla loro presenza in Rete come a un elemento preponderante della loro testimonianza cristiana, al punto tale da volerle dedicare molto tempo e molte energie.
Ovviamente va benissimo ognuno di questi scenari. Ma credo che, prima di lanciare un progetto (di qualunque tipo), sarebbe prioritario capire fin da subito quale dei tre è più confacente al proprio status. Ed eventualmente rimodularlo sulla base delle reali possibilità.

Non c’è bisogno di avere uno spazio in rete curato a livelli professionali, se, effettivamente, la tua professione è un’altra. Però, penso che sarebbe oggettivamente utile (e sicuramente più appagante) avere uno spazio in rete a cui puoi dedicare un livello di cure superiore a quello della decenza, diciamo così.
Se non hai abbastanza tempo per essere costante nel gestire un blog, magari puoi limitarti ad aggiornare un profilo Facebook. Se non hai modo (o voglia) di moderare un flame, rimanda a tempi migliori gli argomenti che possono scatenare flame.

Se dovessi dare un consiglio logistico a chi vuole lanciare un progetto online nel 2020, sarebbe: piccolo o grande che sia il tuo progetto, quando ti butti cerca di fare dignitosamente solo quelle cose che sono nella tua possibilità. Purtroppo, Internet non è più quello di quindici anni fa, nel quale si era talmente pochi che la gente dava credito anche ai progetti raffazzonati e malfatti, aggiornati in modo discontinuativo (tipo il mio blog dell’epoca).
Lanciarsi oggi in un ambiente super-professonalizzato già sapendo di voler offrire un prodotto oggettivamente malfatto è un po’ come tarparsi le ali da soli fin dal principio. Il rischio è di essere troppo ambiziosi (ergo: di veder deluse le grandi aspettative), o peggio ancora di imbarcarsi in progetti insostenibili che finiscono col togliere tempo ed energie alla propria famiglia. Ci manca solo.

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