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Maria Bambina, una devozione quasi dimenticata

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padre Paulo Ricardo - pubblicato il 09/05/20

Pochi venerano la beata Vergine Maria nella sua infanzia “piena di grazia”, ma anche questo sta cambiando

L’infanzia della Vergine Maria è un tema ampiamente ignorato dai cattolici, ed è difficile trovare anche omelie al riguardo. Quello che troviamo, il più delle volte, è qualche immagine di Sant’Anna con Maria in braccio. I predicatori della Chiesa hanno optato per altri temi mariani rispetto ai primi anni della Madre di Gesù, cosa che inizia a cambiare grazie a una percezione più precisa di quello che ha significato il concepimento miracoloso della Madonna e il suo desiderio, fin da piccola, di donarsi completamente a Dio.

La Chiesa celebra ogni 21 novembre la festa liturgica della Presentazione di Nostra Signora al Tempio. Secondo la Tradizione, Maria è stata concepita per un miracolo, perché i suoi genitori non potevano avere figli per via dell’età avanzata. Oltre a questo, si crede che Sant’Anna fosse sterile. Ad ogni modo, dopo un rapporto naturale con suo marito colei che era considerata sterile ha concepito la futura Madre del Salvatore, la Vergine Santissima, annunciata dai profeti, e per compiere questa missione, Maria è stata “preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento” (Pio IX, Ineffabilis Deus, n. 41).

I genitori di Maria hanno promesso di offrirla a Dio, visto che l’età avanzata di entrambi costituiva una grande difficoltà per l’educazione della bambina. A tre anni è stata portata al Tempio. Per la sorpresa della coppia, Maria non ha pianto né ha guardato indietro salendo allegramente i gradini del Tempio, dove avrebbe trascorso l’infanzia servendo Dio. Il cuore della Madonna già ardeva d’amore per Dio, e quindi non poteva essere triste in quel momento. Al contrario, doveva rallegrarsi molto perché iniziava a realizzare la vocazione alla quale era destinata.

La presentazione di Maria al Tempio coinvolge un mistero prezioso. Per dimostrare la grandiosità di quel momento, la Vergine stessa apparve a una suora concezionista di nome Maddalena che pregava davanti al presepio del Bambin Gesù dicendole: “Concederò tutte le grazie che mi chiederanno alle persone che mi onoreranno nella mia infanzia, perché è una devozione assai dimenticata”.

Malgrado il carattere privato di quell’apparizione, avvenuta il 6 febbraio 1840 in Messico, la richiesta della Santissima Vergine richiama l’attenzione.

La base principale per la venerazione dell’infanzia della Vergine Maria è il dogma dell’Immacolata Concezione. Maria è immacolata perché è piena di gazia, ovvero gradita a Dio. La grazia di Maria è qualcosa che trascende la nostra comprensione, visto che Dio l’ha dotata ammirevolmente, “assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi, dell’abbondanza di tutti i doni celesti” (Pio IX, Ineffabilis Deus, n. 2). Di fatto, la sua innocenza e la sua purezza sono così perfette che dopo Dio non c’è altra persona che sia santa come Maria. E solo Dio è in grado di comprendere il profondo mistero che la circonda fin dal grembo di Sant’Anna.

La ragione principale per la grazia straordinaria di Maria è la maternità divina. Dio l’ha preparata per essere la Madre di Gesù sia nel corpo che nello spirito. La sua anima è stata formata con una grazia speciale perché potesse accogliere la Seconda Persona della Santissima Trinità con un amore specialissimo. “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, canta Nostra Signora. In questo senso, dobbiamo distinguere la grazia in Gesù, Dio incarnato, che è la fonte di ogni grazia, la grazia degli angeli e dei santi, e infine la grazia di Maria, un aspetto molto singolare nel mondo delle creature di Dio.

Per una nozione generale, “la grazia santificante è un dono divino, una qualità soprannaturale infusa da Dio nella nostra anima che ci dà una partecipazione fisica e formale alla stessa natura divina redendoci simili a Lui in ragione della sua divinità” [1]. Ciò vuol dire che mediante la grazia siamo uniti a Dio nella qualità di suoi figli e amici, potendo godere della felicità divina e generare altri frutti di santità, cosa che non saremmo in grado di fare per nostro conto e con le nostre forze. In Maria, questa grazia esiste in pienezza, in un’unione irraggiungibile. È quello che spiega padre Garrigou-Lagrange:

“La maternità divina esige un’intima amicizia con Dio, visto che è una legge della natura e un precetto che la madre ami suo figlio e che il figlio ami sua madre. È quindi necessario che Maria e su figlio si amino a vicenda. E visto che questa maternità è soprannaturale, richiede un’amicizia soprannaturale, e quindi santificante, perché se Dio ama un’anima la rende amabile ai suoi occhi e la santifica” [2].

Maria ha bisogno di un amore divino per poter amare a dovere suo Figlio, la Divinità incarnata. Per questo Dio lo ha beneficiato con innumerevoli privilegi, motivo per il quale noi cattolici la lodiamo e la veneriamo. Dio è stato Colui che l’ha onorata per primo. La devozione all’infanzia della Vergine Maria è quindi la devozione alle meraviglie che Dio ha realizzato in quella bambina, la cui anima è stata dotata di un amore prodigioso, in una dimensione inimmaginabile. È quindi vera la formula tradizionale che dice De Maria nunquam satis, “Su Maria non si dirà mai abbastanza”. Se perfino dormendo cresceva nella grazia, come dicono alcuni autori, con quale stupore l’avrà venerata l’arcangelo Gabriele il giorno dell’Annunciazione! Chiediamole che nei suoi sogni d’amore per Dio si ricordi di noi e delle nostre miserie, perché siamo santificati mediante la sua potente intercessione.

Riferimenti:
1. Antonio Royo Marín. Ser ou não ser santo: eis a questão. Campinas: Ecclesiae, 2016, p. 86.
2. Reginald Garrigou Lagrange. A Mãe do Salvador e a nossa vida interior. Campinas: Ecclesiae, 2017, p. 27.

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