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La vertigine di una scelta: scegliere la luce o voltarle le spalle?

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Shutterstock | Stefaniya Gutovska

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 06/05/20

"Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo". L’inferno non è l'invenzione di un Dio cattivo, ma la concreta possibilità di rifiutare il dono della luce che ci offre, di tenere gli occhi chiusi e prolungare così le tenebre.

Gesù allora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato;
chi vede me, vede colui che mi ha mandato.
Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno.
Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare.
E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me». (Gv 12,44-50)

“Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre”. L’immagine della luce e del buio è quanto di più mai efficace il vangelo usa per farci comprendere il ruolo di Cristo. Quando si è al buio le cose esistono ma non sono visibili. Al buio anche una cosa bella può diventare un pericolo perché puoi andare a sbatterci contro. Nel buio non ci sono scelte ma solo tentativi, per questo nel buio è difficile fare qualunque cosa e si rischia di rimanere sempre fermi nello stesso punto.

Ma se in quel buio qualcuno accende una luce, allora le tenebre non hanno più il potere di prima. Gesù è venuto a far questo: a toglierci dal dominio delle tenebre. E proprio per questa sua opera ogni uomo può vedere, scegliere, camminare, godere le cose, difendersi dal male e scegliere il bene. Con la luce di Cristo l’uomo non procede più per tentativi ma per scelte. Ma questa luce rimane solo una proposta, non è un obbligo: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno”. L’inferno non è un’invenzione di Dio per punirci o spaventarci. L’inferno è la concreta possibilità che davanti al dono della luce noi scegliamo deliberatamente di tenere gli occhi chiusi e prolungare così le tenebre. Noi siamo liberi fino all’inaudita conseguenza di poterci mettere contro Dio, contro la sua luce. Ed è proprio questa possibilità che fonda l’amore, perché l’amore è possibile solo se siamo liberi. Finché scegliamo Dio per paura dell’inferno non abbiamo ancora conosciuto Cristo che dice chiaramente che il suo scopo non è quello di condannare ma quello di salvare. La condanna è solo la concreta possibilità di una nostra scelta. “Perché io non ho parlato da me – dice Gesù – ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna”.

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