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Crisi economica da Covid-19, il richiamo del Papa: i poveri non si trattano come animali abbandonati

POPE FRANCIS

FILIPPO MONTEFORTE | AFP

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 05/05/20

Papa Francesco dice "no" a "politiche di assistenzialismo", e richiama politica e istituzioni ad un "tempo di coerenza" e non di "ipocrisi". Pubblicata dalla Civiltà Cattolica una raccolta di articoli editi durante la pandemia, tra cui un'intervista al pontefice che fa ancora discutere

Chissà come ricorderemo e racconteremo questo tempo, il tempo della pandemia. Sarà stata solo una parentesi, o anche una cesura, un vero tempo di crisi, e quindi anche di discernimento? Di fronte a tutto questo, «il nostro primo compito è la lotta all’inaridimento, generato dalla paura. Il secondo compito, che è la conseguenza del primo, è farsi carico delle attese, dei cambiamenti e dei problemi del Paese».

È quanto si legge in un comunicato de La Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti, che ha raccolto in un nuovo volume della collana digitale Accènti tutti gli articoli pubblicati nel tempo della pandemia (Agensir, 4 maggio).

Il volume è diviso in sei sezioni, più un’appendice. Gli autori – tutti gesuiti – vivono in varie aree del mondo: Repubblica Popolare Cinese, Stati Uniti, Zambia, Lussemburgo, Francia, Israele e Italia. Nella sesta e ultima sezione c’è l’intervista su questo tempo di crisi a Papa Francesco, realizzata da Austen Ivereigh.

L’avanzata dell’ipocrisia

«Questa crisi ci tocca tutti: ricchi e poveri – afferma il Papa nell’intervista – È un appello all’attenzione contro l’ipocrisia. Mi preoccupa l’ipocrisia di certi personaggi politici che dicono di voler affrontare la crisi, che parlano della fame nel mondo, e mentre ne parlano fabbricano armi. È il momento di convertirci da quest’ipocrisia all’opera. Questo è un tempo di coerenza. O siamo coerenti o perdiamo tutto».

POPE EASTER
ANDREAS SOLARO / POOL / AFP

Pericolo ma anche opportunità

Prosegue Francesco: «Ogni crisi è un pericolo, ma è anche un’opportunità. Ed è l’opportunità di uscire dal pericolo. Oggi credo che dobbiamo rallentare un determinato ritmo di consumo e di produzione (Laudato si’, 191) e imparare a comprendere e a contemplare la natura. E a riconnetterci con il nostro ambiente reale. Questa è un’opportunità di conversione».

Il Papa vede «segni iniziali di conversione a un’economia meno liquida, più umana. Ma non dovremo perdere la memoria una volta passata la situazione presente, non dovremo archiviarla e tornare al punto di prima. È il momento di fare il passo. Di passare dall’uso e dall’abuso della natura alla contemplazione. Noi uomini abbiamo perduto la dimensione della contemplazione; è venuto il momento di recuperarla».

“E’ il momento di vedere il povero”

A proposito di contemplazione, il pontefice sottolinea: «E’ il momento di vedere il povero. Gesù ci dice che “i poveri li avete sempre con voi”. Ed è vero. È una realtà, non possiamo negarla. Sono nascosti, perché la povertà si vergogna. A Roma, in piena quarantena, un poliziotto ha detto a un uomo: “Non può starsene per strada, deve andare a casa sua”. La risposta è stata: “Non ho una casa. Vivo in strada”. Scoprire la quantità di persone che si emarginano… e siccome la povertà fa vergognare, non la vediamo. Sono là, gli passiamo accanto, ma non li vediamo. Fanno parte del paesaggio, sono cose. Santa Teresa di Calcutta li ha visti e ha deciso di intraprendere un cammino di conversione».

Tim Graham/Getty Images
Santa Teresa di Calcutta -PORTA LA GIOIA "Conserva la Gioia del Dio dell' Amore nel tuo cuore, e dividi questa gioia con tutti coloro che incontri e così trasformati in uno strumento di Pace."

“No a una politica assistenzialistica e parziale verso i poveri”

Vedere i poveri, secondo Francesco, «significa restituire loro l’umanità. Non sono cose, non sono scarti, sono persone. Non possiamo fare una politica assistenzialistica come con gli animali abbandonati. E invece molte volte i poveri vengono trattati come animali abbandonati. Non possiamo fare una politica assistenzialistica e parziale» (La Civiltà Cattolica, 8 aprile).




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