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Smettiamola di pensare che l’unico modo di sopravvivere sia diventare lupi!

BAD MAN,

Sjstudio6 | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 04/05/20

Attraverso Cristo possiamo riconciliarci con la nostra debolezza, perché siamo amati di un amore che ci dà il permesso di rimanere noi stessi.

In quel tempo, disse Gesù: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio». (Gv 10, 11-18)

L’amore è la logica del “mi importa” contro la logica dell’indifferenza. Lo dice chiaramente Gesù nel Vangelo di oggi: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore”. Infatti si capisce la qualità dell’amore di qualcuno non quando le cose vanno per il verso giusto, ma esattamente quando girano per quello sbagliato. Tutti almeno una volta nella vita ci siamo accorti che i veri amici, ad esempio, sono quei pochi che non se ne sono andati quando è finita la salute, o gli affari, o quando hai fatto l’esperienza di sbagliare e fallire. I lupi aiutano sempre a capire chi ci ama davvero. Per questo credo che ci sia una provvidenza anche nelle cose brutte che ci accadono perché ci aiutano a svelare la qualità di molte nostre relazioni. Gesù si colloca soprattutto come colui che si mette in mezzo tra noi e i lupi. “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore”. Siamo discepoli di Gesù perché Gesù è l’unico che ci conosce veramente, e proprio perché ci conosce può amare di noi quello che gli altri o noi stessi non riusciamo ad amare. Siamo discepoli di Gesù perché è l’unico che senza nessun contraccambio si offre come colui che dà la vita per noi. Siamo discepoli di Gesù perchè Egli è l’unico che può offrire la sua vita avendo anche il potere di riprenderla, esercitando così un dominio sulla morte che nessun altro ha. L’esperienza cristiana è quell’esperienza attraverso cui ci riconciliamo con la nostra debolezza (l’essere pecore bisognose di protezione) e smettiamo di essere convinti che l’unica maniera di sopravvivere è diventare lupi. Possiamo riconciliarci con la nostra debolezza perché siamo amati di un amore che ci dà il permesso di rimanere noi stessi. E offre la vita per questo.
Giovanni 10,11-18

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