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Quando la vocazione giunge inattesa

SISTERS OF LIFE,NEW YORK

Jeffrey Bruno | Aleteia

Luisa Restrepo - pubblicato il 02/05/20

3 testimonianze della chiamata irresistibile di Dio

Ogni vocazione è un dono immeritato, e l’azione di Dio si fa sempre vedere nelle situazioni più inattese. Ecco tre esempi di questo.

Suor Clare Crockett

SISTER CLARE CROCKETT
EWTN | Facebook | Fair Use

Suor Clare era nata il 14 novembre 1982 a Derry, nell’Irlanda del Nord. È entrata come candidata tra le Serve del Focolare della Madre a 18 anni.

Poco dopo ha preso i voti scegliendo il nome di suor Clare Maria della Trinità e del Cuore di Maria. Ha servito in varie fondazioni della sua comunità per 15 anni ed è morta a Playa Prieta (Ecuador) a causa del terremoto del 16 aprile 2016.

“La verità è che non avevo mai pensato di diventare suora. Migliaia di altre cose sì, ma suora mai! Vengo da una piccola città coraggiosa dell’Irlanda del Nord chiamata Derry. Per ragioni politiche c’è una grande divisione al nord tra protestanti e cattolici. Quando vivevo nel mio Paese, quel conflitto e quella discordia si potevano cogliere molto chiaramente. Ho sempre vissuto in una zona e in una famiglia prevalentemente nazionalista, lottando per un’Irlanda libera, che consisteva in una rottura radicale con la Gran Bretagna. È forse per il fatto di provenire da una famiglia e da un contesto così radicali che sono sempre stata per il ‘tutto o niente’. Anche se eravamo cattolici, non siamo mai stati molto pii. Ho ricevuto i sacramenti del Battesimo, della Comunione, della Cresima e della Confesisone, ma non ho mai capito (né mi interessava molto) cosa stessi ricevendo”.

A 16 anni ha iniziato a sperimentare un vuoto che non capiva. In quel periodo un’amica l’ha invitata ad andare in Spagna per un viaggio gratis. Clare pensava che sarebbe andata in un’isola turistica come Ibiza, ma quel viaggio si è rivelato un incontro per la Settimana Santa in un paesino spagnolo in cui non c’erano spiagge, sole né feste.

“La verità è che non so perché hanno pensato a me, visto che ero molto superficiale e scavezzacollo. Quando mi sono resa conto che si trattava di un incontro per la Settimana Santa e che sarei stata in un monastero con suore e sacerdoti, ovviamente non mi è piaciuto affatto, ma dovevo andare perché il mio nome era ormai sul biglietto aereo”.

Una volta in Spagna, al momento dell’adorazione della Croce ha sentito una chiamata speciale:

“È giunto un momento in cui tutti coloro che si trovavano in chiesa si sono messi in fila nella navata centrale per l’adorazione della croce. Vedevo che alcuni facevano la genuflessione e poi baciavano i piedi di Gesù inchiodato alla croce. Era la prima volta che vedevo una cosa simile. Mi sono messa in fila anch’io, non mossa da un impulso pio, ma semplicemente perché era quello che bisognava fare. Quando è arrivato il mio turno, mi sono inginocchiata e ho baciato i piedi di Gesù. Quell’atto semplice non è durato che una decina di secondi, baciare la croce… una cosa apparentemente normale ha avuto un impatto molto forte dentro di me. Tertulliano ha scritto che ‘nell’azione di Dio non c’è nulla che sconcerti la mente umana come la sproporzione tra la semplicità dei mezzi usati e la grandiosità degli effetti ottenuti’. Non so spiegare esattamente cosa sia accaduto, non ho visto alcun coro di angeli né colombe bianche che venivano dal tetto verso di me, ma ho avuto la certezza che il Signore fosse sulla croce per me, e insieme a quella convinzione mi ha accompagnato un vivo dolore. Quando sono tornata al mio banco avevo dentro un segno che prima non avevo. Dovevo fare qualcosa per Lui, che aveva dato la vita per me”.

Clare è poi andata alla Giornata Mondiale della Gioventù di Roma del 2000 e ha sentito che Dio la chiamava ad essere suora, ma quando è tornata nel suo Paese ha continuato a vivere come se niente fosse e ha iniziato a fare delle audizioni per diventare attrice, finché…

“Una sera, mentre stavo facendo festa con i miei amici, il Signore mi ha detto: ‘Perché continui a ferirmi?’ Ho capito che il mio modo di vivere e la mia mancanza di risposta a quello che il Signore mi stava chiedendo faceva un grande danno a me stessa e a Dio. (…) Tutto quello che pensavo mi avrebbe reso felice e libera mi legava e mi ingannava. È stato allora che ho detto a Dio: ‘Basta! La pace che ho trovato con te e nella congregazione non la trovo in nessun altro posto. Devo compiere questo passo, ora o mai più”.

E così è arrivato il giorno in cui Clare ha abbracciato la sua vocazione, che non ha abbandonato fino al momento della sua morte.

Karol Wojtyła

Conosciamo tutti Karol come San Giovanni Paolo II, ma forse lo conosciamo più come Papa che come Karol, un giovane polacco che ha scoperto la sua vocazione al sacerdozio dopo la morte improvvisa del padre nel 1941.

Giovanni Paolo II ricordava i primi passi della sua vocazione sacerdotale nel complesso scenario della II Guerra Mondiale dicendo che lavorava in fabbrica e coltivava l’amore per le lettere e l’arte drammatica per quanto permetteva il terrore dell’occupazione. La vocazione ha preso corpo in questa situazione come “un fatto interiore dalla trasparenza indiscutibile e assoluta”.

Wojtyła ha conciliato gli studi in un seminario clandestino con il suo lavoro in una fabbrica chimica fino alla liberazione di Cracovia da parte dell’Armata Rossa nel novembre 1945. Il 1° novembre 1946 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.

Prima di essere vescovo è stato cappellano degli emigrati polacchi di Francia, Belgio e Olanda, parroco e professore di Teologia.

I cardinali riuniti in conclave lo hanno eletto Pontefice il 16 ottobre 1978. Ha preso il nome di Giovanni Paolo II, e il 22 ottobre ha iniziato solennemente il suo ministero come 263° successore dell’apostolo Pietro. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa.

Arjan Dodaj

ARJAN DODAJ
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È nato a Laç-Kurbin, sulla costa dell’Albania. È arrivato in Italia a 16 anni come migrante dopo aver attraversato il mar Adriatico su un barcone.

È fuggito dal suo Paese nel 1993 per cercare un futuro e un modo per aiutare la sua famiglia povera. Ha lavorato come saldatore, giardiniere e muratore.

Ha poi scoperto la fede cristiana, di cui aveva già dei ricordi grazie alle canzoni che gli sussurrava la nonna. Dieci anni dopo è stato ordinato sacerdote da Papa Giovanni Paolo II per la Fraternità Sacrdotale dei Figli della Croce.

Nel 2017 è tornato nel suo Paese come sacerdote fidei donum (diocesano con destinazione missionaria). Il 9 aprile Papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Tirana-Durazzo.

Arjan è nato e cresciuto in una famiglia comunista albanese, ed è stato educato nell’ateismo:

“Sono nato in un contesto in cui purtroppo tutti i segni che ricordavano la fede erano proibiti. Nei miei primi anni di vita non ho mai sentito parlare dell’esistenza di Dio. Disgraziatamente i miei genitori si sono visti enormemente colpiti dall’effetto del comunismo, ma i miei nonni pregavano il Signore”.

È stata la nonna materna a instillargli la fede:

“Il mio primo incontro con le cose di Dio è come un ritornello in testa, nell’anima. Mia nonna era totalmente libera nonostante le minacce, e ha vissuto l’esperienza della preghiera. Ai suoi tempi, senza saper scrivere, si imparavano le preghiere cantando. Sapevano quindi le canzoni in rima, conoscevano la dottrina. Solo quando sono arrivato in Italia ho scoperto che molte cose, ad esempio sui sacramenti, me le raccontava cantando in casa, mentre lavorava, mentre puliva. Cantava. Grazie a questo ho imparato anch’io. Ho imparato la seconda parte dell’Ave Maria. Mi diceva sempre di seguire il secondo verso. È così che mi trasmetteva Dio”.

Grazie agli amici che erano emigrati in Italia prima di lui, Arjan ha trovato ospitalità a Dronero, vicino Cuneo. Alcuni amici lo hanno invitato a un incontro in parrocchia, e lì ha trovato la sua vera casa.

Arjan è stato battezzato, e nel 1997 ha chiesto di essere accettato nella Fraternità Sacerdotale dei Figli della Croce, Comunità Casa di Maria, a Roma, dove si è preparato per diventare sacerdote. Dieci anni dopo essere sbarcato in Italia, Papa Wojtyła gli ha imposto le mani sulla testa a San Pietro.

Don Arjan ha lavorato in varie parrocchie ed è diventato cappellano della comunità albanese a Roma. Nel 2017, l’arcivescovo di Tirana ha chiesto che potesse servire nella diocesi. Il sacerdote è tornato nel suo Paese come fidei donum, e presto diventerà vescovo ausiliare di Tirana-Durazzo.

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