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L’approvazione del miracolo del dottor José Gregorio Hernández ricorda il suo lavoro durante l’epidemia della spagnola

JOSE GREGORIO HERNANDEZ
Arquidiócesis de Caracas
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In mezzo alla pandemia del Covid-19 che fa tremare il mondo, il Vaticano ha approvato il miracolo che porterà agli altari il “Medico dei Poveri”, che ha lavorato durante l’influenza spagnola in Venezuela

L’approvazione del presunto miracolo che eleverà agli altari il dottor José Gregorio Hernández era una decisione molto attesa in Venezuela, e arriva proprio nel momento in cui la popolazione è stretta tra la mancanza di cibo e la precarietà sanitaria nella quarantena imposta dalla prevenzione del Covid-19, una pandemia che finora è costata la vita ad almeno 200.000 persone e ne ha colpite quasi tre milioni nel mondo.

Quello venezuelano è un contesto già provato per via di un Governo che agisce senza rispetto per i diritti delle persone e delle imprese private. Si potrebbe dire che la situazione attuale del Venezuela sia simile ai terribili anni 1918-1919, quando tutto il mondo soffrì per la cosiddettà influenza spagnola, che nel Paese sudamericano, che all’epoca aveva 2.900.000 abitanti, provocò ben 80.000 defunti. Ancora nel 1920 si registravano casi isolati.

L’approvazione del presunto miracolo del “Medico dei Poveri” a beneficio di una bambina di umili origini acquista un’importanza non solo religiosa, perché il dottor José Gregorio è stato anche un protagonista in prima linea nel servizio ai malati di allora. L’approvazione è quindi un balsamo che allevia le pene e le sofferenze, e incoraggia la speranza in un Paese che già soffre tanto.

Lo ha detto chiaramente il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo annunciando con un comunicato l’approvazione del presunto miracolo di cui ha beneficiato la piccola Yaxuri Solórzano Ortega: “Con immensa gioia, in mezzo a questa pandemia riceviamo buone notizie”, si legge all’inizio del testo che ha firmato il 27 aprile. “Il lavoro della Chiesa a livello universale e locale continua ad essere presente per darci la forza della speranza che trasforma la morte in resurrezione”, ha aggiunto il porporato.

“Abbiamo ricevuto questa buona notizia come una grazia dall’alto che ci esorta a continuare a pregare perché il nostro venerabile medico sia elevato agli altari, e a continuare a chiedere per sua intercessione il superamento di situazioni avverse nella salute fisica e spirituale, come la richiesta che termini presto la pandemia che flagella il mondo”, ha letto di fronte alla tomba del medico nella chiesa de la Candelaria di Caracas.

Denuncia delle condizioni sanitarie durante l’epidemia di spagnola

Il cardinale Porras ha approfittato del contesto per raccontare la testimonianza del “Medico dei Poveri”, che “102 anni fa, in compagnia, di altri medici venezuelani di spicco, ha dato il meglio di sé nell’assistenza ai malati dell’epidemia di spagnola che ha devastato il mondo intero”. Il porporato ha affermato che alla “perizia sanitaria” dei medici di allora “si è unita la volontà ferrea di servire i malati e di denunciare le mancanze del sistema sanitario di allora”.

Durante l’influenza spagnola in Venezuela, il Capo di Stato dell’epoca, Juan Vicente Gómez, come ha fatto ora Nicolás Maduro, proibì ogni tipo di riunione e atto pubblico nel Paese. La decisione di allora, tuttavia, non impedì che impiegati pubblici e privati iniziassero ad ammalarsi, e il confino in casa era l’unica forma di prevenzione contro la pandemia. Con la fame, però, non c’è quarantena.

È lì che la storia raccoglie l’atteggiamento coraggioso del medico venezuelano oggi a un passo dalla beatificazione. Un messaggio che sembra varcare le linee insondabili del tempo per adattare il suo contenuto al Venezuela di oggi.

“I medici José Gregorio Hernández e Luis Razetti dichiararono pubblicamente che quello che stava uccidendo tanta gente non era l’influenza propriamente detta, ma lo stato di assoluta povertà e miseria in cui viveva la maggior parte dei venezuelani, mal alimentati e con condizioni igieniche scarse o nulle, molti affetti da paludismo e tubercolosi”, Luis Heraclio Medina Canelón (2019).

“Cosa c’è di meglio che seguire le sue orme e imitarne la condotta in mezzo alla crisi del Covid-19?”, ha detto il cardinale Porras nel video ricevuto da Aleteia il 27 aprile.

“Qui davanti ai suoi resti preghiamo grati e speranzosi perché la sua fama di santità e intercessione proclamata nel cuore del popolo si estenda nel mondo intero come esempio eroico di dedizione a Dio e al prossimo e possa essere dichiarato beato della Chiesa. Tutte le famiglie e le reti sociali si facciano eco di questa buona novella con canti, preghiere e gesti concreti di aiuto ai più vulnerabili”, ha detto. “José Gregorio Hernández è su un’ottima strada!”

Anche la Conferenza Episcopale Venezuelana si è fatta eco di questa informazione, pubblicando una nota sul suo account di Twitter: “Commissione teologica approva all’unanimità il miracolo del venerabile dottor José Gregorio Hernández”. Per la beatificazione del “Medico dei Poveri” manca solo l’approvazione di Papa Francesco. “La Chiesa in Venezuela gioisce nel Signore per una notizia così gradita e memorabile!”, ha concluso l’episcopato venezuelano.

 

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