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Il vescovo di Caltagirone, malato di coronavirus: vi racconto i miei dialoghi con la Croce di San Damiano

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 29/04/20

Monsignor Peri: "La cosa più difficile da vivere insieme è stata la Pasqua. Seguirlo in questo nuovo e lucente cammino di vita è stato lungo e faticoso"

Monsignor Calogero Peri, vescovo di Caltagirone (Catania), ricoverato dal 2 aprile nel reparto di malattie infettive dell’Ospedale “Gravina” della sua città, dopo esser risultato positivo al Covid-19, racconta a Famiglia Cristiana (29 aprile) la battaglia contro la malattia. Che non è ancora finita.

In sua compagnia, in questo periodo in ospedale, c’è la Croce di San Damiano. «Con quel Crocifisso, nelle ore, i giorni e soprattutto le notti lunghe e oscure, ho dialogato molto. All’inizio gli ho chiesto “Perché?”, poi ho trovato la risposta: “È per te” e l’invito “Non avere paura di salire e di stare con me”. Gli ho rivelato le mie paure e ho preso le sue consolazioni, ho guardato le sue piaghe e mi sembravano leggere le mie, ho ascoltato le sue parole e ho cambiato le mie domande».

SAN DAMIANO CROSS
Shutterstock
La croce di San Damiano

“Chiedevo che fosse vera, che fosse mia”

«La cosa più difficile da vivere insieme – prosegue il vescovo – è stata la Pasqua. Seguirlo in questo nuovo e lucente cammino di vita è stato lungo e faticoso. La mia corsa alla tomba è stata più lenta di quella di Giovanni e Pietro. Mi sono preso i miei tempi e ho seguito la mia lentezza. Questa volta non volevo che fosse Pasqua senza esserlo in me, chiedevo che fosse vera, che fosse mia. Alla fine ho ricevuto la grazia di mettermi in cammino per scoprire ciò che, in modo così sorprendente, Lui aveva preparato».

Il doppio percorso

Monsignor Peri ha avuto, quindi, un percorso doppio. Dice aver sentito «toccare il fondo e mi sono chiesto se ci fosse per me una via di ritorno. Dal punto di vista spirituale il cammino è stato inverso: una salita, un approfondimento, un lungo interrogativo per arrivare lentamente in profondità e più in alto. Qui ho capito meglio la frase del Salmo 48 che dice “L’uomo nella prosperità non comprende”».

“Ho sentito un’onda crescere”

«Il coronavirus – aggiunge il vescovo di Caltagirone – ci ha condannato a essere soli nella malattia e, soprattutto, nel momento più delicato e drammatico della morte, dove solo la presenza e l’amore fanno la differenza. Sento di dover ringraziare molto i medici, gli operatori sanitari, gli inservienti che con professionalità e amore hanno lavorato e rischiato per noi».

Un ringraziamento speciale, conclude, va al «presbiterio, tutto quanto il popolo santo di Dio di questa diocesi, tanti amici e persone, come anche i confratelli vescovi che, da vicino e da lontano, non mi hanno fatto mancare la loro presenza, il loro affetto, il loro incoraggiamento e la loro accorata preghiera. Ho sentito tutto questo come un fiume salutare, come un’onda crescente, la comunione dei santi tra noi peccatori».




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