Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Suor Anna Monia Alfieri: salviamo ora la scuola aiutando le famiglie, non c’è più tempo!

ANNA MONIA ALFIERI
Anna Monia Alfieri - Shutterstock
Condividi

I dati dicono che il 30% delle scuole paritarie italiane non riaprirà a settembre. Perché questo sarà un gravissimo danno che peserà sul destino di tutti gli studenti, di tutta la scuola pubblica e anche sulle tasche degli italiani? Ce lo ha spiegato con chiarezza Suor Anna Monia Alfieri, da anni in prima linea nella difesa della libertà di educazione.

Sono giorni drammatici e decisivi per la scuola italiana. Stanno venendo al pettine nodi fin troppo trascurati che riguardano gli istituti paritari, quelli che la vulgata di chi ragiona per pregiudizi e senza volersi confrontare con la realtà dei fatti continua a definire scuole private e per ricchi. Errori madornali entrambi, lo sa bene chi da anni suda su questo tema. Ricordiamo le basi: la scuola paritaria fa parte insieme alla scuola statale del sistema di istruzione nazionale e offre un servizio pubblico. Lo stabilisce la legge 62 del 2000, quando era ministro l’onorevole Luigi Berlinguer:

Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. […] Le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap. 

Le paritarie non sono e non dovrebbero essere scuole per ricchi; sono invece parte di un sistema educativo pluralistico, riconosciuto come valore indispensabile in tutti gli stati europei: ogni genitore dovrebbe essere libero di poter iscrivere i propri figli nella scuola la cui offerta formativa lo soddisfa di più. Di fatto le famiglie che mandano i figli alla paritaria sono contribuenti che pagano due volte i costi scolastici: con le tasse sostengono la scuola statale, con la retta pagano la scuola paritaria. Ritorneremo tra poco su questo paradosso, scoprendo che si chiama sussidiarietà al contrario.

Veniamo all’attualità: il dramma legato all’emergenza del Coronavirus è stato un colpo ferale al cuore per la scuola pubblica, particolarmente per le paritarie. È stimato che circa il 30% di queste scuole non riapriranno a settembre. A quelli che fanno spallucce è bene anticipare subito che questo tracollo, oltre a pesare sul destino di circa 300mila tra gli studenti più fragili, si tradurrà in un possibile incremento delle tasse per tutti. Questo è un argomento che ci trova tutti in allerta, perciò facciamo chiarezza con chi può dipingerci l’orizzonte in modo approfondito ed esaustivo. I prossimi 15 giorni sono decisivi per il futuro di tutti perché al vaglio del Governo ci sono emendamenti essenziali per la sopravvivenza della scuola (che – leggerete – sono stati in precedenza stralciati dal decreto Cura Italia).

Ringrazio Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche, che si è resa disponibile a fare una chiacchierata esaustiva con noi. La conosco da anni, ne stimo le competenze da plurilaureata e ne ammiro la tempra vigorosa. Grazie a lei interlocutori distanti politicamente si sono uniti sotto la bandiera della ragione e del buon senso, lasciamoci accompagnare dalla sua chiarezza a comprendere perché le settimane che viviamo sono così decisive per le sorti del nostro paese.

Cara Suor Anna Monia, sei impegnatissima ma hai trovato il tempo di rispondere all’invito di Aleteia For Her. Sul tema della scuola paritaria gravano pregiudizi da sempre che tu con pazienza e vigore continui a sgretolare nella loro inconsistenza alla prova della realtà. Mettendo da parte questa grave incapacità di apprezzare (o forse consapevole volontà di screditare?) il contributo pubblico della scuola paritaria, concentriamoci sugli assi cartesiani dell’emergenza attuale. In che senso il Coronavirus sta spezzando le gambe alle paritarie e, come conseguenza diretta, alla scuola statale? 

Partiamo dal soggetto vulnerabile, quelle famiglie che si sono trovate di fronte alla reale difficoltà di pagare le rette della scuola paritaria dei loro figli. A causa della pandemia ci sono famiglie altamente indebitate, e sono quelle famiglie che, mandando i figli alla scuola paritaria, da sempre pagano due volte i costi scolastici: con la tasse pagano i costi della scuola statale, con la retta pagano la scuola paritaria frequentata dai figli.

Fermiamoci a spiegare bene questo e a capire in che modo la scuola paritaria si riveli essere un grande supporto per lo Stato.

Per capire l’emergenza attuale, bisogna in effetti cominciare da alcune fondamenta a monte. Il rapporto Ocse Pisa del settembre 2019 afferma che il percorso educativo di un allievo in Italia, dall’infanzia alle superiori, costa 89 mila euro e che un allievo in Italia che frequenta la scuola statale ha un costo annuo dagli 8000 ai 9000 euro. Ogni cittadino si fa carico di questo costo con le tasse che paga. Poi c’è il comparto delle scuole paritarie, anch’esse parte del sistema pubblico (come sancito dalla legge 62 del 2000): in Italia sono 12 mila gli istituti paritari, coi loro 900mila alunni e 160 mila dipendenti. Le famiglie che mandano i figli in queste scuole, sostengono la scuola statale con le tasse e pagano i costi scolastici una seconda volta. Come? Attraverso la retta versata alla paritaria. Ma queste rette sono molto inferiori rispetto al valore stimato dall’Ocse: si va dai 2500 euro per l’infanzia a un massimo di 5500 euro per scuole come i licei. È comprensibile a chiunque, con un minimo di ragioneria alle spalle, che con queste rette le scuole paritarie non riescono a colmare le spese (infatti il costo per studente resta quello stimato dall’OCSE: 8 mila euro) ed è facile concludere che, sempre queste scuole paritarie, si sono dovute indebitare per offrire il loro servizio.

Chi ha coperto questo gap che le rette non colmano?

Per le scuole cattoliche l’ha coperto per anni la Chiesa, i sacerdoti e i religiosi che hanno lavorato lì. Dopo la crisi vocazionale, venendo meno i religiosi, si è ricorso ai laici che giustamente andavano pagati. Questa è la prima volta che io parlo di Chiesa in relazione alla scuola paritaria e lo faccio per rispondere direttamente a quelli che chiedono con insistenza perché la CEI non intervenga. In realtà le scuole paritarie nascono non con una matrice cattolica ma civica. Sono scuole di ispirazione cristiana, laiche ed ebraiche. Offro qualche numero che ci tolga dal pregiudizio generale: tra le scuole paritarie secondarie di secondo grado in Italia su 1500 solo 500 sono di ispirazione cattolica. Quindi l’urgenza attuale non è un problema confessionale. A dicembre 2019 il comparto delle paritarie era altamente indebitato, però continuava a rimanere sul territorio perché era consapevole del dramma esistente, cioè che negli ultimi 5 anni più di 500 scuole paritarie avevano chiuso, con una perdita di 200 mila alunni … che si riversarono dove? In una scuola statale incapace di reggere il colpo di questi alunni in più. Il problema delle classi pollaio emerse allora, insieme a un aumento della spesa pubblica. Peraltro le scuole paritarie che chiusero in quel periodo erano del Centro-Sud e delle periferie, quelle davvero indispensabili per proteggere i soggetti più fragili. Il rapporto Ocse Pisa del settembre 2019 non fa altro che constatare quello che noi dicevamo già dal 2015: il sistema scolastico italiano è di scarsa qualità, perché è iniquo; il ricco sceglie e il povero si accontenta. La scuola non è più ascensore sociale ma un sistema classista: tende a rendere il ricco sempre più ricco e il povero sempre più povero.

Dunque: le scuole paritarie offrono un grande risparmio e supporto allo Stato, ma sono fortemente indebitate; le famiglie degli iscritti pagano due volte (tasse + retta). Poi arriva il coronavirus che mette molte di queste famiglie nella condizione reale di non riuscire più a pagare quelle rette che sono la fonte di sostentamento principale delle scuole …

Lo ribadisco, nel corso degli anni queste scuole paritarie hanno continuato a indebitarsi e ad andare avanti. Sono nate per tirar fuori l’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale e per rispondere a un bisogno sociale. Negli ultimi tempi hanno dovuto fermarsi e interrogarsi: «La chiusura è la risposta giusta di fronte al grande indebitamento?» No. La consapevolezza di andare avanti nonostante le difficoltà enormi era quella di chi sa che senza il supporto della paritaria si sarebbe privata la nazione italiana di quel giusto pluralismo riconosciuto come necessario ovunque in Europa. Chi sono dunque queste scuole paritarie? Sono i primi finanziatori dello Stato italiano insieme alle famiglie che iscrivono i loro figli lì. Questo in Italia si chiama sussidiarietà al contrario. Un vuoto creato dallo Stato (in questo caso l’incapacità di colmare la richiesta educativa) di solito viene ricoperto da due fenomeni, uno l’opposto dell’altro: il primo è la criminalità organizzata, il secondo si chiama solidarietà o volontariato o, appunto, sussidiarietà al contrario.

ANNA MONIA ALFIERI
Anna Monia Alfieri

Con il coronavirus, che è un evento straordinario e imprevedibile, le scuole paritarie che già vivevano uno stato di indebitamento non possono sopravvivere se anche le rette vengono meno. Il fenomeno sussidiarietà al contrario non regge più perché le famiglie si sono confrontate prima con la povertà percepita e poi con quella reale. Non sottovalutiamo la gravità della povertà percepita, quella che all’inizio della quarantena ha fatto dire a molti: «Oggi lavoro, ma domani?» oppure «Se a settembre le scuole paritarie non riaprono, mia moglie non farà più la maestra». Queste famiglie prima si sono spaventate, poi  dopo 2 mesi di chiusura totale delle attività la povertà è diventata reale e non riescono più a pagare la retta. Siamo dentro un quadro assurdo di guerra tra poveri. Un mese fa io ho cercato di scongiurare questa guerra e di parlare ai genitori con degli appelli pubblici, dicendo: «Cari genitori, non conviene che la vostra rabbia e paura le incanaliate contro le scuole paritarie, perché non sono loro i vostri nemici. Voi dovete allearvi con i docenti e le scuole non contro qualcuno, ma per chiedere allo Stato italiano di venire in vostro soccorso oggi e per sempre». Alla luce di questo richiamo sono state fatte petizioni e per la prima volta è intervenuta anche la CEI; hanno parlato tutte le associazioni delle scuole paritarie ribadendo che non volevano soldi per sé, ma che il desiderio era che lo Stato aiutasse le famiglie, che hanno già pagato le tasse, a pagare la retta con una detrazione completa. Ci sono quelli che dicono: «perché non le finanzia la Chiesa con  l’8 per mille?». Perché la Chiesa ha già dato prima tutto quello che poteva dare, e ha un tetto di indebitamento enorme.

Ricordiamoci che lo Stato italiano, che risparmia circa 6 miliardi di euro l’anno grazie alle scuole paritarie, destina appena 500 euro per ciascuno di questi 900mila alunni delle paritarie.

Permettimi di riassumere con un ragionamento elementare. Il costo di ogni studente resta quello di 8 mila euro l’anno, la retta delle paritarie arriva, facendo una media, a un massimo di circa 5500 euro a cui lo Stato aggiunge il gettone di 500 euro. Manca ancora molto per arrivare a un pareggio.

C’è un vuoto incolmabile. Il comparto della scuola paritaria non ha bisogno dell’elemosina e delle briciole per chiudere adesso i bilanci in pareggio, perché a settembre non riaprirebbe comunque. Se arriva un benefattore che dice alla scuola paritaria «ti do 10 milioni di euro per chiudere il bilancio», il problema resta perché le scuole a settembre non riaprono. Perché non riaprono? Perché le famiglie non riusciranno comunque a pagare la retta.

Lo Stato deve dare un supporto alle famiglie, offrendo lo strumento della detrazione delle rette altrimenti il 30 per cento di queste scuole paritarie a settembre chiude, vuol dire 1 su 3.

Lasciami fare l’avvocato del diavolo: e che problema c’è? Andranno nelle scuole statali.

Sì, vuol dire che 300 mila alunni a settembre si riverseranno nella scuola statale. Ed è qui il dramma. La frequenza delle scuole paritarie fa risparmiare lo Stato e ce ne renderemo conto molto bene, perché l’operazione irresponsabile del governo di non sostenere le scuole paritarie costerà 2, 4 miliardi di euro che vanno trovati oggi o potranno anche essere recuperati con le tasse, pesando ulteriormente sulle tasche degli italiani. Mi spiego meglio: fino a oggi uno studente della scuola paritaria costa allo Stato 500 euro all’anno; se passa nella scuola statale il suo costo diventa quello che dicevamo all’inizio, indicato dall’OCSE e cioè circa 8 mila euro; perciò i 300mila studenti in più che si iscriverebbero alla scuola statale costerebbero alle casse pubbliche circa 2,4 miliardi. In aggiunta, è stato quantificato il costo della riapertura scolastica statale alla luce delle esigenze del distanziamento sociale e delle norme imposte dal coronavirus: l’ex ministro dell’Istruzione Fioramonti ha detto che per riaprire la scuola statale a settembre occorrono 3 miliardi di euro se no non si parte.

Tutti questi soldi, che grazie agli emendamenti che avevamo presentato si poteva evitare di mettere in conto, verranno chiesti con nuove tasse? Può essere.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni