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Il gesto d’amore più grande per i miei figli? Affidarli alla Madonna

MOTHER, CHILDRE, EMBRACE

Guas | Shutterstock

Stile di vita di una folle donna cattolica - pubblicato il 29/04/20

Vogliamo un bene infinito ai nostri bambini e parte del nostro affetto è la consapevolezza che non potremo mai proteggerli fino in fondo. Ma c'è Lei, Maria, che ha un abbraccio capace di sostenerli sempre.

Ogni tanto mi capita di perdermi a fissare i bambini mentre stanno giocando tranquilli, mentre chiacchierano tra di loro, oppure quando durante il pranzo o la cena si accordano per i giochi che faranno di lì a poco.
In quei momenti mi sento la persona più fortunata sulla faccia della terra e darei qualsiasi cosa per fermare il tempo.
Allo stesso tempo quando litigano per ogni cavolata, borbottano ai vari “no” e cambiano stanza stizziti, li strozzerei (un po’ alla Homer Simpson con Bart, nulla di cattivo…) poi mi limito alla mia solita frase “mi dispiace per voi ma so cosa state borbottando!! L’ho fatto prima di voi, non mi fregate!”.


MADRE, FIGLIO, ABBRACCIO

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Nei momenti in cui non sono la mamma rompiscatole, subentra anche il mio lato più protettivo, quello che mi fa più male perché so che la mia protezione non potrà mai fare in modo che nella loro vita non ci sia sofferenza.
Li guardo e penso che farei di tutto per far sì che non debbano mai soffrire, sia per salute che per le amicizie o l’amore; perché se ripenso a me, non vorrei mai che possano vivere anche solo la metà di ciò che ho sofferto alla loro età e anche da più grande.
Credo che questo pensiero possa essere comune a tutti i genitori o per lo meno alla maggior parte, chi non lo pensa probabilmente ha molto più buonsenso e molta più ragione di me perché si evita un sacco di paranoie e gastriti inutili.

La sofferenza non si può impedire, soprattutto credo fermamente che possa essere una grossa fonte di ricchezza ma parliamoci chiaro: se si potesse evitare, nessuno di certo andrebbe a cercarla, tanto meno io.
Essere felici così come soffrire significa essere vivi.
Per carità, non sono sadica, cerco solo di essere un po’ obiettiva e concreta, anche se vale solo per me, perché per quanto riguarda i bambini (inteso come figli), diventa un pensiero estremamente difficile da accettare.
Capiamoci, sono riuscita anche a sostituire il criceto morto con un altro vivo, quando potevo per evitare della sofferenza a loro; poi la seconda volta non ci sono riuscita perché era domenica e i negozi di animali erano chiusi.

Gabriele è il più sensibile dei tre, quello che è rimasto attaccato alla vita fin da quando era ancora nella mia pancia, quello che ha avuto fretta di nascere, quello che può essere considerato un piccolo guerriero (e un miracolo), è il più fragile di tutti.
Quanto fa male! Anche se a volte vorrei bucargli quel pallone da calcio che ha sempre tra i piedi.
Oggi [28 aprile – Ndr] ricorre l’anniversario della morte di Alfie, ricordo quanto ha sofferto Gabri per lui; non volevo digli che era morto ma lo ha sentito alla radio mentre eravamo in auto e da allora ha passato giorni in cui era inconsolabile, nel momento della messa a letto pensava a lui e piangeva. Anche ora ha la sua foto sulla mensola accanto al letto.
Giorgia è quella che mi somiglia di più e la cosa non mi piace, quella che fa sempre la dura, piange poco, non fa vedere che soffre, quella che chiede se è normale che non le venga da piangere per certi avvenimenti per cui Gabri invece scoppia. Lei ha bisogno di me più degli altri, peccato che ora non sono ancora in grado di esserle accanto nel modo giusto.
Mattia, è un mix tra i due fratelli, sensibile e testone, scoppia a piangere se suo fratello si fa male (o perché lui gli ha fatto male) poi cerca di fare il giullare per farlo ridere; ha solo 3 anni e mezzo, ma è già cosi consapevole delle emozioni anche se fatica a gestirle.
Cosa può fare un genitore se vuole proteggerli ma sa di non poterlo fare sempre e comunque?
Cosa posso fare se e quando un giorno non ci sarò più? (quante volte chiedo egoisticamente la grazia di poterli vedere crescere per esserci nella loro gioia e sofferenza).
Io ho fatto l’unica cosa in mio potere da quando sono piccoli, li ho affidati alla Madonna con una consacrazione dedicata ai bambini.
Della serie “Mamma, pensaci tu perché da sola non posso fare nulla
L’anniversario della consacrazione di Mattia sarà il 29 aprile (gli altri due il 4 giugno) con questa preghiera:

“Eccomi mamma”.
Ti voglio bene
e oggi consacro a te la mia vita.
Guidami tu ogni giorno,
e, col tuo Gesù,
a te e alla mia famiglia
pensaci tu.
Grazie.
PRAYING CHILD
Shutterstock

Questo è l’unico gesto concreto per saperli protetti indipendentemente da tutto, da tutti, dalla lontananza e dalle loro scelte di vita perché nulla si può controllare, noi arriviamo fino ad un certo punto ma non possiamo e non dobbiamo evitare che vivano tutte le emozioni.
Loro sono la mia gioia e la mia sofferenza.
La gioia senza la sofferenza che senso avrebbe?
Può sembrare un discorso folle ma ragionandoci è inevitabile unire le due cose, se fossimo sempre felici, sereni e tranquilli ci stancheremmo di ogni cosa, non sapremmo apprezzare le vere gioie della vita dando tutto per scontato.
Sarà che sono la regina delle paranoie per cui riesco sempre a trovare qualche preoccupazione per cui la gioia poi è più che apprezzata; scherzi a parte, sono migliorata molto da quando mi affido di più.
Una cosa che invece non ho cambiato da quando sono piccola è il non mostrare la sofferenza, lo so io, sto male io e mi basta cosi.
Se ripenso ad ogni cosa che nella mia vita mi ha fatto del male, riesco a trovare il buono e il positivo, ok, non subito, magari ci sono voluti anni e anni, ma il positivo c’è, il buono c’è. La sofferenza non è mai fine a se stessa, non può esserlo (eccetto se si è tendenti al sadismo ma è un altro discorso).
Il Signore ci ha sempre insegnato questo, come cristiani sappiamo che qualsiasi cosa ha dietro qualcosa di più grande, un fine maggiore.
In questo tempo è difficile trovare un senso alla sofferenza, ma ci arriveremo con il tempo; quando morì mia nonna la sofferenza fu enorme, non potrei descriverla o quantificarla e da allora in me è aumentato il mio istinto di protezione nei confronti dei miei figli, la paura che possano soffrire per la perdita di qualcuno a cui vogliono bene.
Non la sto gestendo benissimo ma posso sempre migliorare, alla fine sono pur sempre una mamma rompiscatole per cui in qualche modo colpevole delle loro sofferenze quando nego videogiochi, uscite, dolci, schifezze…
Quando cresceranno sarò ancora peggio, perché i “no” saranno ancora più mirati e per loro dolorosi e quando saranno grandi so che capiranno che tutto ciò che hanno “sofferto” era per il loro bene.
Eh già, come dicevo, la sofferenza non è fine a se stessa e ringrazio ogni giorno il Signore per avermelo fatto capire in tanti modi, alcuni li avrei evitati volentieri eh!, ma è innegabile che Lui ci aiuti a trasformarli in bene tenendoci per mano.

Un abbraccio

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA STILE DI VITA DI UNA FOLLE DONNA CATTOLICA

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