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La quarantena degli adolescenti

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Darren Baker - Shutterstock

Mercedes Honrubia García de la Noceda - pubblicato il 26/04/20

Oltre ad essere confinati in casa, si chiudono nella propria stanza

Ultimamente stanno arrivando molte richieste su come sopportare questo periodo di isolamento con i figli adolescenti, che mentono, non vogliono fare niente in famiglia perché trascorrono tutto il giorno nella propria stanza con il cellulare e il tablet, non vogliono parlare di niente e cercano qualsiasi informazione di cui abbiano bisogno, anche sul tema della sessualità, su Internet.

I genitori, e soprattutto le madri, che in genere compiono il primo passo per chiedere aiuto, mettono in discussione il proprio ruolo educativo. “A volte penso che sarebbe stato meglio non avere figli”, perché “è colpa del mio carattere”, siamo stati troppo permissivi… “Non ho parlato abbastanza con lui/lei”, e ora non vuole parlare con me… “Voglio guadagnarmi la sua fiducia, ma non so come”…

Di fronte a questa realtà, ho letto molti articoli sugli adolescenti: “SOS ho un adolescente in casa”, “Adolescenti e quarantena”, “Adolescenti – come superare questi giorni di isolamento”… Sembra che essere adolescenti o avere un adolescente in casa sia un altro tipo di virus, e che abbiamo bisogno del vaccino perfetto per sopravvivere a questa situazione.

Cosa provano

Avere un adolescente in casa è vita. Chi non è passato per l’adolescenza? È vero che si tratta di una tappa complicata, piena di cambiamenti, di lotte interne per conoscersi, di cambiamenti fisici e conflitti interiori per via degli ormoni, ma non è niente che non abbia vissuto qualsiasi adulto, ovviamente ciascuno a modo suo. Forse erano altri tempi, dicono molti, ma parlando di adolescenza sembra che si entri in una situazione di allerta che fa mettere sulla difensiva.

È chiaro che bisogna mettersi nei panni dell’adolescente per cercare di capire come si sente, perché solo in questo modo potremo capire come sta dentro e lo potremo accompagnare in questa nuova tappa. Non è certo facile quando ci si è immersi.

Se già di per sé è un periodo complicato, lo è ancor di più quando il suo pilastro (i rapporti sociali) si trova ad essere limitato a uno schermo, la necessità di attività fisica e di muoversi è ristretta tra quattro mura, il desiderio di privacy è ridotto ai pochi momenti in cui si può chiudere in stanza o in bagno per poter stare solo e chattare con gli amici, o per guardare quel brufolo uscito proprio sulla punta del naso che fa sentire brutti, non riconoscendosi in quell’essere “strano” che non è più il bambino o la bambina che imitava i versi degli animali dello zoo strappando risate ai genitori.

Ora più che mai quell’essere “strano” ha bisogno che gli stiamo vicini e al contempo lontani: vicini per dargli sicurezza, perché non si senta solo, perché sappia che siamo lì, che siamo il suo punto di riferimento, e per questo dobbiamo trasmettere un’immagine di adulti maturi e sicuri; lontani perché possa crescere in autonomia e libertà. Gli adolescenti non saranno ricettivi alle nostre grida, ai nostri rimproveri o ai bronci. Hanno bisogno di libertà per svilupparsi e per essere le persone che sono chiamati ad essere.

Ora più che mai, i nostri adolescenti hanno bisogno che facciamo sentire loro che sono importanti per noi, che il loro criterio ci interessa e vogliamo ascoltarlo, che non possiamo rimproverarli come quando erano piccoli e che ora il loro modo di agire si ripercuote sugli altri in un modo più tangibile.

Abbiamo già detto che la priorità degli adolescenti è relazionarsi con i loro amici, con l’esterno, e che un modo di manifestare la propria ribellione è la mancanza di comunicazione con chi è loro più vicino. Non è il momento di imporre grandi norme, ma di dare indicazioni concrete e molto chiare, soprattutto collegate all’alimentazione e al sonno, e minime regole di convivenza in cui si richiedono elevate dosi di negoziato, perché possano acquisire le capacità che serviranno loro in futuro, ascoltando e rispettando quello che devono dirci, sempre con affetto…

È il momento di accompagnarli nelle loro emozioni e di insegnare loro a identificarle ed esprimerle. Ora siamo i loro copiloti, e sono i nostri adolescenti a guidare la barca della loro vita. Noi staremo loro accanto, leggendo le mappe per capire la direzione da seguire, ma è il loro momento.

È importante far capire loro l’importanza di gestire bene i rapporti attraverso le reti sociali, insegnando a mantenere e a coltivare l’intimità dei rapporti sociali con la cautela richiesta dalla maturità per evitare casi di molestie.

Sentire e vivere

Se c’è qualcosa di cui i nostri adolescenti hanno bisogno, l’ho già detto ma vorrei insistere su questo punto, è molto affetto, uno sguardo che non giudichi, che comprenda e dia loro sicurezza con fermezza.

Hanno bisogno di godersi le loro radici, i loro valori, le tradizioni familiari, hanno bisogno di sentire e di vivere. Se c’è qualcosa pieno di vita è un adolescente, che nel suo sviluppo come persona rende migliore la nostra famiglia per la sua freschezza, il suo ingegno e soprattutto il suo idealismo al momento di percepire la vita. Lasciamoci contagiare da quella vita e trasmettiamo la nostra in questa nuova tappa di convivenza. A volte qualcosa di semplice come trascorrere del tempo con nostro/a figlio/a adolescente (cucinando o raccontandogli/le come eravamo da adolescenti, perché ci veda come esseri umani) è meglio che gridare e imporre norme che portano tutti ad essere di malumore.

È il periodo dell’isolamento, ma anche della crescita interiore, come persone, come famiglia, rispettando il fatto che ciascuno di noi è unico e irripetibile e che ognuno in famiglia con il proprio stile apporta qualcosa che lo rende speciale. Lo sappiamo? Vogliamo scoprirlo? Perché non approfittare di questo momento per comunicare in modo diverso, magari cominciando proprio guardando i nostri adolescenti?

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