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Celebrazione domestica per il venerdì della II settimana di Pasqua

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Aquarius Studio | Shutterstock

Aleteia - pubblicato il 23/04/20

La Celebrazione della Pasqua si sviluppa per le sette settimane che si sono aperte con la Grande Veglia e che culmineranno a Pentecoste: una settimana di settimane, dunque, la prima delle quali vale come una domenica lunga sette giorni (detta appunto “ottava di Pasqua”). Fino alla fine della quarantena, Aleteia vi accompagnerà nella santificazione di tutti i giorni del Tempo Pasquale con celebrazioni quotidiane della Parola di Dio.


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Indicazioni per l’uso:

  • Se si è soli, è preferibile leggere semplicemente le letture e le orazioni della messa della domenica nel messalino e/o seguire la messa in televisione.
  • Questa celebrazione richiede la presenza di almeno due persone.
  • La si può fare dal sabato sera (celebrazione vigiliare) alla domenica sera, ma la domenica mattina resta comunque il momento più appropriato.
  • La celebrazione è particolarmente adatta a un quadro famigliare, amicale e di vicinato. Tuttavia, nel rispetto delle misure di isolamento, non si inviteranno amici né vicini ove questo sia proibito (e quand’anche lo si faccia, si presterà la massima attenzione al rispetto delle misure di prevenzione).
  • Si collocano sedie per il numero necessario davanti a un angolo di preghiera, rispettando la distanza di un metro l’una dall’altra.
  • Una semplice croce, o un crocifisso, deve sempre campeggiare sulla parete.
  • Si accendono una o più candele, da porre su supporto non combustibile (candelieri, piattini in porcellana) e si sta bene attenti a spegnerle alla fine della celebrazione.
  • Se si possiede un giardino, se ne raccolgono fiori, la cui presenza è particolarmente indicata per esprimere la gioia pasquale: tutto quel che per il Venerdì Santo era stato tolto può ragionevolmente essere ripristinato.
  • Si designa la persona che condurrà la preghiera (in ordine di priorità: un diacono, un laico istituito in un ministero laicale [lettore o accolito], il padre o la madre di famiglia).
  • Colui che conduce è anche colui che stabilisce la durata dei momenti di silenzio.
  • Si designano dei lettori per le letture.
  • Si prepara in anticipo la Preghiera dei Fedeli (a seguire c’è un modello) e si designa la persona che la leggerà.
  • Si possono preparare dei canti appropriati.

Venerdì della II settimana di Pasqua

Celebrazione della Parola

Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unico

Tutti siedono. Colui che guida la celebrazione prende la parola:

Fratelli e sorelle,
a causa delle misure di confino siamo impediti a raccoglierci nelle nostre chiese per rendere a Dio il culto che Gli è dovuto, e in particolare per partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia.

Sappiamo tuttavia che Gesù Cristo è ben presente in mezzo a noi, quando ci riuniamo per pregare nel suo Nome, e crediamo che quando si legge la Scrittura nella Chiesa è il Verbo di Dio stesso che ci parla. La sua parola è allora vero nutrimento per la nostra vita.

Ecco perché stiamo per celebrare così la sua Parola promettendo a Cristo Gesù di far fruttificare in tutta la nostra vita le grazie che ci offre il tempo pasquale, perché abbiamo parte al suo trionfo sulle potenze del male e della morte.

Pausa

O Gesù, siamo impediti a perpetuare l’offerta della tua vita mediante la partecipazione all’Eucaristia: più che mai tu ci chiedi di attualizzarla amandoci gli uni gli altri come tu ci hai amati.

Dopo un adeguato momento di silenzio, tutti si alzano e si segnano dicendo:

℣.: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. ℟. Amen.

Colui che guida prosegue:

Per prepararci ad accogliere la Parola di Dio e perché essa possa guarirci, riconosciamoci peccatori.

Si recita quindi l’atto penitenziale, con queste o simili parole:

℣.: Pietà di noi, Signore:

℟. contro di te abbiamo peccato.

℣.: Mostraci, Signore, la tua misericordia,

℟. e donaci la tua salvezza.

℣.: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

℟. Amen.

Si dice o si canta allora:

℣.: Kyrie, eleison, 

℟. Kyrie, eleison

℣.: Christe, eleison, 

℟. Christe, eleison

℣.: Kyrie, eleison, 

℟. Kyrie, eleison

Colui che guida recita allora l’orazione colletta:
Padre misericordioso, che hai voluto che il tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico, donaci di giungere alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

L’incaricato della prima lettura (e del salmo, ove manchi un salmista che lo intoni) resta in piedi, mentre il secondo resta seduto.

PRIMA LETTURA 
At 5,34-42
Gli apostoli se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».


Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo.

Parola di Dio 

Rendiamo grazie a Dio

Il salmista (se c’è chi intoni e che dunque sia distinto dal primo lettore) si alza, gli altri restano seduti.

SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 26

℣.: Una cosa ho chiesto al Signore: abitare nella sua casa ℟.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? ℟.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. ℟.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
℟.

CANTO AL VANGELO (Gv 6,1-15)
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa

Tutti si alzano in piedi per l’acclamazione alla lezione evangelica, che dev’essere trionfale

Alleluia! Alleluia! Alleluia!

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. [Mt 4,4]
.

Alleluia! Alleluia! Alleluia!

La pericope evangelica non viene “proclamata” (in senso forte), bensì letta con sobrietà. La forma breve sarà da preferirsi nel caso in cui la presenza di bambini molto piccoli renda difficoltosa la tenuta dell’attenzione. L’apposito lettore introduce con semplicità:

Evangelo di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

E prosegue:

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Alla fine della lezione evangelica, si acclama nuovamente al Risorto:

Alleluia! Alleluia! Alleluia!

Tutti si siedono e colui che guida ripete lentamente:

Lasciamo risuonare nel nostro cuore l’antifona d’ingresso dell’odierna Liturgia:

«Ci hai redenti, o Signore, con il tuo sangue
da ogni tribù, lingua, popolo e nazione,
e hai fatto di noi un regno di sacerdoti
per il nostro Dio. Alleluia».

Si osservano cinque minuti di silenzio per una meditazione personale e silenziosa. Poi colui che guida introduce alla preghiera del Signore: 

Obbedienti alla Parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:

Padre Nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo, così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

[aggiungendo immediatamente (ossia senza l’embolismo della celebrazione eucaristica)]

Perché tuo è il regno,
tua la potenza e la gloria
nei secoli.

Colui che guida invita allora gli altri alla condivisione di un gesto di riconciliazione e di pace: 

Abbiamo appena unito le nostre voci a quella del Signore Gesù per rivolgerci al Padre. Siamo figli nel Figlio.
Nella carità che ci unisce gli uni agli altri, rinnovati dalla parola di Dio, possiamo scambiarci un gesto di pace, segno della comunione che riceviamo dal Signore.

A questo punto tutti si scambiano (a distanza!) un gesto di pace: un inchino profondo o anche (se si sta soli in famiglia) un bacio.

Ci si siede

COMUNIONE SPIRITUALE

Colui che guida dice:

Poiché non possiamo ricevere la comunione sacramentale, dal momento che non è stata celebrate l’eucaristia, seguiamo l’invito di Papa Francesco a praticare la comunione spirituale, chiamata anche “comunione di desiderio”.

Il Concilio Tridentino ci ricorda che essa «consiste in un ardente desiderio di nutrirsi del Pane celeste, con una fede viva che agisce mediante la carità e che ci rende partecipi dei frutti e delle grazie del Sacramento».

Il valore della nostra comunione spirituale dipende quindi dalla nostra fede in Gesù nostro salvatore e redentore e sul nostro desiderio di unirci a lui per mai da lui essere separati.

In questo spirito, vi invito adesso a inchinare il capo, a chiudere gli occhi e a raccogliervi. 

Silenzio

Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

Si serba il silenzio per altri cinque minuti.

Quindi si intona un Alleluia per rendere grazie:

Ci si mette in piedi e si recita tutti insieme questa orazione:

O Dio grande e misericordioso, che nel Signore risorto riporti l’umanità alla speranza eterna, accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale con la forza di questo sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

BENEDIZIONE FINALE

Colui che guida la celebrazioni dice a mani giunte la preghiera di benedizione:

Per intercessione di san N.[patrono parrocchiale, diocesano o nazionale], di tutti santi e le sante di Dio, il Signore della perseveranza e del coraggio ci doni di manifestare con tutta la nostra vita lo spirito di sacrificio, di compassione e di amore di Cristo Gesù. Così, nella comunione dello Spirito Santo renderemo gloria a Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, per tutti i secoli dei secoli.

℟. Amen.

Tutti si segnano. Poi i genitori possono tracciare il segno della croce sulle fronti dei figli.

Si può chiudere la celebrazione intonando il Regina Cœli o un altro canto mariano noto e gioioso:

Regina Cœli lætare – Alleluia!
Quia quem meruisti portare – Alleluia!
resurrexit sicut dixit. – Alleluia!
Ora pro nobis Deum – Alleluia!

Per continuare la santificazione di questo giorno, sarà cosa buona rinnovare la venerabile tradizione dei vespri celebrando, verso la fine del pomeriggio, la Liturgia delle Ore che si troverà a questo link.

Per tutto il tempo pasquale, vi proporremo ogni giorno delle formule per la celebrazione domestica in modo da aiutarvi a celebrare, malgrado tutto, i tempi forti della nostra vita cristiana, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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