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Tra “Coronavirus” e “Ridateci la S. Messa”. Da Parroco una riflessione.

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Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 22/04/20

Don Fortunato Di Noto affida ad Aleteia queste parole

Sono Parroco. Di due parrocchie. Non piccole. Sfato l’idea di qualcuno che pensa che mi occupo solo di pedofilia e pedopornografia. Non credo di essere un don Abbondio. Lo avevo scritto già in un articolo su Aleteia. Anzi.
Dal lockdown (44 giorni ad oggi 21 aprile) per rispetto delle disposizioni sanitarie e diocesane, ho celebrato la S. Messa a porte chiuse con la presenza di alcuni confratelli, due suore e un operatore per la diretta streaming). Senza il popolo ma per il popolo. La Chiesa è stata aperta ogni giorno.

n. 44 S. Messe trasmesse via streaming (decine di migliaia le visualizzazioni i partecipanti): restare a casa ha permesso la partecipazione frequente ai momenti liturgici e agli incontri.

n. 189 dirette, gli appuntamenti via social sono stati trasmetti in diretta e non in differita: Esercizi spirituali, Via Crucis, Catechesi, Triduo Pasquale, Benedizione delle famiglie, Vespri, S. Rosario, Incontri con Educatori, Catechisti, Consigli spirituali – no confessioni – via email, Wathsapp, Messanger. Le Benedizioni defunti (tante) al Cimitero. La Lectio divina, momento vivificante che ha nutrito e fortificato il popolo in questo momento di disorientamento e di sofferenza. I social hanno aiutato la Comunità che si è fatta social, per emergenza e sopravvivere. La testimonianza dei sacerdoti è di esempio: nessuno ha abbandonato il suo popolo.

Nessuna improvvisazione, evitando la spettacolarizzazione e la banalizzazione. Un servizio al popolo via social che, a che ne possano dire, è stata una benedizione. Una prossimità di bene.
Tutto con le dovute cautele e nel rispetto delle disposizioni sanitarie e dell’autorità ecclesiastica.
Vi confesso che mi manca la presenza del popolo, che numeroso nel giorno del Signore (la domenica) partecipa alle Celebrazioni.

Mi manca la presenza e l’esuberanza dei bambini, dei ragazzi, dei giovani. La visita ai malati, le confessioni e le esperienze pastorali con e per la gente che cerca Dio e che desidera vivere con i fratelli.
Ma devo confidarvi, pur nel rispetto delle scelte pastorali di ogni sacerdote – ha fatto molto male quel generare nella opinione pubblica l’idea malsana che ci sono i sacerdoti tiepidi e sottomessi al potere politico e del governo e quelli più liberi e audaci, magari, contravvenendo alle disposizioni perché all’avanguardia e “più preti degli altri”. Transigenti e intransigenti. Pro Papa e contro il Papa, pro Vescovi e contro i Vescovi. Non fa certo bene alla Chiesa. Non ha fatto bene.

La Comunità virtuale non potrà mai sostituire la Comunità, come la intendiamo e la dovremmo vivere nelle nostre Parrocchie.
Papa Francesco lo ha chiarito e ci ha messo in guardia. Noi cristiani – ha spiegato – dobbiamo crescere in questa familiarità, che è personale ma comunitaria. Una familiarità senza comunità, senza Chiesa, senza i sacramenti, è pericolosa, può diventare una familiarità gnostica, staccata dal popolo di Dio. In questa pandemia – ha osservato – si comunica attraverso i media, ma non si sta insieme, come accade per questa Messa. È una situazione difficile in cui i fedeli non possono partecipare alle celebrazioni e possono fare solo la Comunione spirituale. Dobbiamo uscire dal tunnel per tornare insieme perché questa non è la Chiesa: . Che il Signore – è la preghiera del Papa – ci insegni questa familiarità con i sacramenti e col santo popolo di Dio.

Ogni parrocchia è territorialmente diversa da altre, come ogni Diocesi (metropoli e piccole diocesi grandi quanto una media città). Così le parrocchie (estese come grandi città) e piccole con poche anime.
Dove c’è un prete c’è la S. Messa. Celebriamo ogni giorno (a volte due o tre volte al giorno): fate questo in memoria di me. Che grande dono l’Eucarestia e i Sacramenti. In questa emergenza, abbiamo, noi sacerdoti, sempre celebrato e chi, ha desiderato ha celebrato in comunione spirituale. Finirà questa emergenza. Prima o poi finirà.
Auspico che i cattolici praticanti, tanto desiderosi della S. Messa li incontrerò così come li ho incontrati via streaming. Numerosi, puntuali e costanti nella vita della Comunità.

Il Covid-19 non sparirà, ci dobbiamo convivere per tanto tempo, fino a quando non troveranno un vaccino efficace.
Le Chiese apriranno. Ne siamo certi. Le regole salveranno le vita e soprattutto quelle dei più fragili e vulnerabili.
Per non ammalarsi dobbiamo tenere le distanze; utilizzare i dispositivi sanitari e la sanificazione degli ambienti. Evitare il contagio e gli orientamenti ci chiariranno come operare pastoralmente.
Ogni parroco conosce la sua gente e la propria realtà parrocchiale. Nessuna barriera e limitazione, rispettando il buon senso e la ragionevolezza, da buoni cittadini e buoni cristiani, ci ricorda san Giovanni Bosco.

Questa è un’altra storia. Ma in sintesi la racconto. Il cardinal François-Xavier Nguyên Van Thuánper per 9 anni in isolamento in carcere celebrava la S. Messa da solo, con gocce di vino sul palmo della mano. Celebrava senza il suo popolo, ma sentiva la sua Comunità viva e presente in ogni celebrazione Atti eroici? Unici? Santi? Eppure celebrava per la sua Comunità che amava intensamente, profondamente. E non c’erano gli smartphone. Da quando ho conosciuto la sua vita, ho capito tante cose. Nelle persecuzioni la Chiesa si edifica, diventa feconda. Forse è un’altra storia.

Permettetemi di ricordare le  24.648 persone morte per il Covide-19. La consolazione di Dio scenda sulle famiglie in lutto. Una preghiera in loro suffragio.
La loro dipartitati al cielo è n monito di prudenza e responsabilità. Il dolore e la sofferenza di tanti che sono ancora ricoverati ci spinga a non abbassare la guardia, anche quando apriremo le Chiese.

Ripartire con responsabilità. Anche nelle nostre comunità ecclesiali.

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