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Quali regole deve rispettare un fotografo durante la santa messa?

© Sergey Nivens / Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 22/04/20

Il liturgista Finotti: non bisogna salire sui gradini dell'altare, né sostare vicino al tabernacolo

Un nostro lettore ci chiede:

come bisogna comportarsi in chiesa quando devono essere effettuate delle foto o delle riprese video durante una liturgia. Ci sono norme particolari da rispettare? 

«Direi che bisogna tener presenti tre aspetti», premette don Enrico Finotti, liturgista e curatore della rivista Liturgia “Culmen et Fons”.

1 – Il senso del sacro

«Sia il credente sia il non credente o non praticante per compiere in modo corretto il servizio fotografico (o video) in una celebrazione liturgica, devono avere il senso del sacro – sentenzia il liturgista -. Il credente, se è veramente tale, deve aver un minimo di coscienza che nelle celebrazioni liturgiche della Chiesa vi è la presenza del Signore e si attualizza in modo sacramentale la sua azione santificatrice».

Il credente, prosegue Finotti, «dovrebbe percepire con immediatezza che stare e muoversi dentro la chiesa – soprattutto quando si svolgono le celebrazioni, ma anche a chiesa vuota in quanto consacrata a Dio e adombrata dalla presenza sacramentale dell’Eucaristia conservata nel tabernacolo – non è la stessa cosa che stare e muoversi nella piazza e negli altri luoghi della vita quotidiana. Il credente, se educato adeguatamente, sentirà l’impulso al silenzio e alla venerazione e ogni suo gesto sarà ispirato da questi sentimenti».

Ma anche il non credente, «se ha il senso dell’educazione e il rispetto per gli altri, comprenderà con facilità quanto sia opportuno avere una delicata attenzione ai luoghi di culto, lì dove altri suoi simili si incontrano col soprannaturale ed esercitano il loro dovere verso Dio secondo i dettami della loro religione». Questo senso del sacro, quindi, «se è specifico per il cristiano, deve essere presente in ogni uomo di buona volontà ispirato dai principi del rispetto delle convinzioni religiose di ognuno».

2 – La conoscenza dei riti

Il fotografo o reporter, se veramente vuole fare un servizio professionale, non può accontentarsi della sua preparazione tecnica, «ma deve saper individuare la struttura generale, i momenti salienti e i passaggi nodali dell’evento che vuole fotografare o filmare».

Non è raro che nell’album fotografico di sacramenti o feste in genere si percepisca una «sconcertante marginalità delle cose più importanti e l’assenza dei momenti centrali e più significativi dell’evento celebrato. Inoltre la conoscenza dello svolgimento rituale fornisce le migliori indicazioni per non turbare indebitamente sequenze delicate e fortemente pervase dalla concentrazione orante e quindi non passibili di fastidiose distrazioni».

3 – Regole pratiche

Stabiliti i principi si possono indicare alcune fondamentali regole di intervento:

I luoghi celebrativi: altare, tabernacolo, ambone e sede con l’intera zona del presbiterio, che li circonda e li protegge, non devono mai essere violati dagli operatori mediatici (fotografi e telecamere). Essi non possono salire sui gradini dell’altare e accostarsi con facilità alla mensa, né sostare a ridosso del tabernacolo, né accedere all’ambone e al seggio presidenziale. La balaustra dovrebbe essere quella barriera sacra che impedisce un accesso superficiale al “luoghi santi”.

Le parti più sacre del rito: la Prece eucaristia (Canone) con la Consacrazione-Elevazione; la distribuzione della santa Comunione; la proclamazione del santo Vangelo e delle letture bibliche devono poter svolgersi col massimo della sacralità e in un clima di orazione e di ascolto attento di Dio, che prima parla al suo popolo e poi si immola per esso e si dona in cibo di vita eterna. E’ evidente che la capacità e il genio di un operatore si manifestano proprio in questi momenti singolari nella sobrietà e quasi impercettibilità del suo servizio.

Un servizio laterale e nascosto: più facile posizionare una telecamera fissa in posti alquanto defilati, più difficile il servizio fotografico, sia per l’abbaglio dello scatto, sia per lo spostamento in punti diversi dell’operatore.

Come un mistagogo

«E’ bene ricordare – conclude Finotti – che tale servizio può diventare un’occasione formidabile per dare una testimonianza di fede agli stessi clienti. Infatti, un fotografo con una fede autentica può diventare un singolare catechista, un vero apostolo di Cristo. Anzi, il suo lavoro lo pone nella situazione propizia per l’esercizio di un efficace apostolato liturgico: quasi come un mistagogo introduce i suoi clienti– con il suo comportamento, le sue scelte e i suoi consigli, dati con cortesia e competenza – al senso di una autentica e partecipata celebrazione liturgica». 

Anche in questo modo si può esercitare con frutto il sacerdozio regale e dare ai fratelli – magari molto secolarizzati e attenti ai soli aspetti mondani – una testimonianza di fede, che scaturisce dalla santità e dalla grazia di stato di buoni e formati operatori mediatici.




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