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La pandemia ha ferito la nostra illusione di onnipotenza

KID WITH MASK

Di Mala Iryna - Shutterstock

Octavio Messias - pubblicato il 20/04/20

Pensavamo che le crisi generalizzate fossero una cosa del passato

Chi come me è nato dopo la seconda metà del XX secolo è cresciuto con l’illusione che ci fossimo ormai gettati alle spalle il peggio nella storia dell’umanità: piaghe, pesti, guerre, schiavitù, collassi del sistema sociale… Tutto questo sembrava una cosa del passato, soprattutto nel mondo occidentale.

Con l’evoluzione delle scienze umane, biologiche ed esatte che ci ha preceduto, con l’evoluzione della civiltà, con le abitudini igieniche e norme sanitarie di base, avevamo l’illusione che l’umanità avesse ormai trovato la sua strada, che fossimo sulla scia della luce, e che anche se c’erano crisi puntuali ed erano necessari ovvi aggiustamenti tutto tendesse a migliorare sempre.

Finché, in pieno 2020, più di 50 anni dopo l’arrivo dell’uomo sulla Luna, quando è possibile entrare in contatto in tempo reale via audio e video con qualsiasi persona del pianeta, quando esistono telefoni equipaggiati con dispositivi di identificazione facciale, edifici con sistemi per ammortizzare i terremoti e perfino macchine autonome in grado di attraversare i continenti con comandi via satellite, emerge una crisi sanitaria globale che ci mostra che non siamo avanzati quanto credevamo.

Una pandemia che getta a terra il nostro errato senso di onnipotenza, capace di rivelare quanto siamo fragili, che ci fa ricordare che non possiamo esistere senza respirare, che ci mostra quanto siamo dipendenti dagli altri e dalle risorse naturali per sopravvivere e che attesta in modo incisivo quanto siamo umani.




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La pandemia espone in modo brutale le principali debolezze della nostra società. Rivela tutta la disuguaglianza sociale, le fragilità dei nostri sistemi sanitari, la mancanza di preoccupazione nei confronti dell’ambiente, le scarse informazioni e le iperbole nella nostra comunicazione. Oltre a questo, diventa anche una miccia per l’odio e le dispute di potere.

Ma non disperiamo, fratelli. La pandemia mi sembra una delle tante prove che le civiltà hanno affrontato, e superato, nel corso della storia. Ecclesiaste, capitolo 7, versetto 10: “Non dire: «Come mai i giorni di prima erano migliori di questi?», poiché non è da saggio domandarsi questo”.

Idealizzare il passato e lamentare il presente non serve a niente. Anche in un momento difficile come quello attuale, mi sembra saggio riflettere sul punto in cui ci troviamo in quanto specie umana, e su come ci siamo arrivati.

Le crisi che abbiamo attraversato fino a oggi sono state nella maggior parte dei casi in qualche modo fondamentali perché da esse sorgesse qualcosa di meglio, perché l’essere umano rispondesse attraverso l’azione di modo che eventi di questo tipo non tornassero a ripetersi o che fossimo almeno pronti ad affrontarli e a minimizzarne i danni. Chi può dire se anche da questo momento non sorgerà un’opportunità per correggere gli errori del passato?

Per questo è importante affrontare la situazione con umiltà, perché ci mostra in modo incontestabile che dobbiamo ancora imparare.

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