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Dopo la pandemia di Coronavirus modello nordico per la prostituzione

VALERY HACHE / AFP
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La rete abolizionista – composta da Arcidonna, associazione Salute donna, Iroko, Resistenza Femminista, Udi Napoli – ha inviato una lettera al governo italiano

“Moltissime donne nel nostro paese subiscono stupro a pagamento. Non solo vittime di tratta, ma anche donne sfruttate da mariti, fratelli, fidanzati e parenti. Il regime schiavistico nel quale vivono si è aggravato per loro come per tutte le vittime della violenza maschile. Nel loro caso si aggiunge, alla sistematica costrizione, la minaccia concreta di contagio da Covid-19 attraverso rapporti ravvicinati e senza protezione”. Inizia così la lettera che la rete abolizionista – composta da Arcidonna, associazione Salute donna, Iroko, Resistenza Femminista, Udi Napoli – ha inviato al governo italiano.

“Le misure – sottolineano – per la ripresa dopo l’emergenza Covid-19, oltre che nel perdurare di questa, dovranno puntare a un ribaltamento di prospettiva nelle politiche sociali ed economiche in ragione delle mutate condizioni degli scambi e della produzione. L’occasione della ripresa non può fondarsi sulla riorganizzazione occupazionale alle condizioni presenti, che escludono le donne sottacendo e tollerando la loro possibile sottomissione al mercato sessuale. Si teme che gli effetti di questa mancata attenzione non tarderanno a risolversi nell’ulteriore degrado delle condizioni di vita imposte alle donne prostituite”.

Quello che le attiviste evidenziano è che anche se la legge italiana condanna lo sfruttamento e il lucro sulla prostituzione “il mercato è solido e corroborato dalla domanda. L’epidemia – proseguono – è un’occasione unica per dimostrare come questa fetta di ‘produttività’ non è salvabile e non può essere protetta con mascherine e guanti. Il Covid-19 è una occasione irripetibile per mostrare come sia aleatoria la posizione di chi asserisce che la prostituzione è un lavoro. In quest’ottica “le esperienze mondiali, e soprattutto le testimonianze delle donne tedesche sopravvissute alla logica della ‘prostituzione legale e sicura’, dimostrano che non esiste spazio, nel mercato delle prestazioni sessuali a pagamento, per la salvaguardia di chi la prestazione la dà”. E rimarcano anche come l’informazione in questa fase dell’epidemia “continui a non occuparsi delle donne prostituite, ma solo del calo delle prestazioni in strada, presentando il fatto come curiosità, mentre è in corso una tragedia nella quale le donne chiedono aiuto”.

“La richiesta di aiuto di queste donne offre alla politica – secondo le firmatarie – un’opportunità tardiva e inedita, e per questo irrinunciabile, per immetterle nel circuito delle leggi di tutela contro la violenza e per considerarle, quali sono, vittime di reati sessuali. La loro richiesta di aiuto non può divenire il lasciapassare per regolarizzare ciò che è nei fatti violenza e schiavitù sessuale, come affermato anche dalla Corte Costituzionale che ha ricordato, appellandosi all’articolo 41 della Costituzione, che la libertà di iniziativa economica non può svolgersi ‘in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana’”.

La richiesta di aiuto delle donne in prostituzione, osservano, “va accolta come emergenza nella emergenza, ma in un altro contesto che non sia quello ventilato da alcune associazioni fautrici del sex work e deve potersi incanalare nei percorsi comuni alle donne vittime di violenza, e a questo scopo abbiamo firmato una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite”. In vista di questo obiettivo le richieste al governo nazionale sono quelle di creare un fondo dedicato al sostegno delle vittime della prostituzione e della tratta, erogato come reddito di primo inserimento nel sistema produttivo legale; inserire le donne prostituite nei progetti nazionali e regionali finanziati per le vittime di violenza comprensivi di borse studio-lavoro e borse alloggi; predisporre una legge come quella francese che introduca, nella fase di ricostruzione della post epidemia, il modello nordico per combattere la domanda di prostituzione e garantire su questo fronte che si attivino le uniche misure di contenimento del virus”.

 

Qui l’originale

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