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Papa Francesco indica il “Piano per risorgere”: costruiamo una civiltà dell’amore, ci salviamo insieme

Antoine Mekary / Aleteia
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Alla rivista “Vida Nueva” il Papa spiega il nuovo modello di vita che dobbiamo praticare per battere la pandemia: basta fatalismi, il virus non si vince da soli

Può nascere una civiltà dell’amore da questa pandemia. Perché il virus ci ha insegnato che da soli non si vince, che nessuno si salva da solo. Papa Francesco indica un “Piano per risorgere” sulla rivista spagnola Vida Nueva (17 aprile), uno dei punti di riferimento sull’attualità ecclesiale per i Paesi di lingua castigliana.

Un impegno comune contro la diffusione della pandemia

«Come le prime discepole che, in mezzo all’oscurità e allo sconforto, riempirono la loro borsa di olii aromatici e si misero in cammino per andare a ungere il Maestro sepolto (cfr. Mc 16, 1) – spiega Francesco – così noi abbiamo potuto, in questo tempo, vedere molti che hanno cercato di portare l’unzione della corresponsabilità per accudire e non mettere a rischio la vita degli altri».

«A differenza di quanti fuggirono con la speranza di salvare sé stessi – sottolinea il pontefice – siamo stati testimoni di come vicini e familiari si sono impegnati, con sforzo e sacrificio, a restare in casa e frenare così la diffusione».

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La nostra vita è come la Passione di Gesù

Ogni volta che prendiamo parte alla Passione del Signore, sottolinea il Papa, «accompagniamo la passione dei nostri fratelli, vivendo anche la stessa passione, le nostre orecchie ascolteranno la novità della Resurrezione: non siamo soli, il Signore ci precede nel nostro cammino rimuovendo le pietre che ci paralizzano».

Questa «buona novella» fece sì che «quelle donne tornassero sui loro passi a cercare gli Apostoli e i discepoli che restavano nascosti per raccontare loro: “La vita strappata, distrutta, annientata sulla croce si è risvegliata ed è tornata a pulsare” (R. Guardini, El Señor, 504). Questa è la nostra speranza».

“Ogni azione individuale ha conseguenze per gli altri”

La diffusione del coronavirus, sentenzia Francesco, ci ha insegnato che «nessuno si salva da solo».

«In questo tempo – rincara il Papa – ci siamo resi conto dell’importanza “di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale” (Lettera enciclica, Laudato si’, 24 maggio 2015, n. 13). Ogni azione individuale non è un’azione isolata, nel bene o nel male. Ha conseguenze per gli altri, perché tutto è interconnesso nella nostra Casa comune; e se sono le autorità sanitarie a ordinare il confinamento in casa, è il popolo a renderlo possibile, consapevole della sua corresponsabilità per frenare la pandemia».

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Shutterstock | HQuality

Finisce il fatalismo, inizia una storia comune

Il Papa cita il documento della Pontificia Accademia per la Vita. “Pandemia e fraternità universale“: “Un’emergenza come quella del Covid-19 si sconfigge anzitutto con gli anticorpi della solidarietà”

«Lezione – dice Francesco – che romperà tutto il fatalismo in cui ci eravamo immersi e ci permetterà di sentirci nuovamente artefici e protagonisti di una storia comune e, così, rispondere insieme a tanti mali che affliggono milioni di persone in tutto il mondo».

Una nuova civiltà dell’amore

Si domanda il pontefice: «Se agiamo come un solo popolo, persino di fronte alle altre epidemie che ci minacciano, possiamo ottenere un impatto reale. Saremo capaci di agire responsabilmente di fronte alla fame che patiscono tanti, sapendo che c’è cibo per tutti?».

I rischi sono dietro l’angolo, avverte Francesco: «La globalizzazione dell’indifferenza continuerà a minacciare e a tentare il nostro cammino… Che ci trovi con gli anticorpi necessari della giustizia, della carità e della solidarietà».

La «civiltà dell’amore», chiosa, «si costruisce quotidianamente, ininterrottamente. Presuppone uno sforzo impegnato di tutti. Presuppone, per questo, una comunità impegnata di fratelli” (Eduardo Pironio, Diálogo con laicos, Buenos Aires, 1986)».

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