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Come sentirsi liberi pur nell’isolamento

BOY, WINDOW, CLOUD

Armin Staudt | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 19/04/20

La vita è ristretta, con il coronavirus forse più che mai, per questo non smettete di sognare a occhi aperti

Voglio vivere con Gesù ogni giorno della mia settimana. Prendere aria, scuotere la testa dalla finestra della mia vita e sorridere. Guardare il sole come se fosse la prima volta. Vederlo uscire tra le nuvole o calare all’orizzonte.

Voglio sognare cose impossibili dalla mia finestra, in controluce, contro il vento. La vita a volte è stretta, ora più che mai. Per questo non smetto di sognare a occhi aperti.

La vita fuori da queste quattro pareti che sono attualmente la mia vita. La vita dei malati negli ospedali. La vita di tante persone che si dedicano a chi soffre rischiando la propria vita. Ci sono eroi anonimi vestiti di bianco tra i letti d’ospedale.

Non penso di smettere di sognare mentre scopro la lastra che copre il sepolcro. E si risveglia la vita addormentata, o la morte morta. I miei sogni sono più grandi quando mi è stata tagliata la trama con cui tessevo i miei passi.

Ho smesso di camminare, di correre, di toccare i rami. Non so se mi abituerò alla mia nuova vita quando risusciterò.

In questa situazione tanto difficile non smetto di sognare. Levo la mia voce al cielo perché Dio mi ascolti e capisca che non ho perso la speranza. Che non sono affondato in una notte senza rumori, che non sono sceso dal mio volo per paura delle altezze.

Voglio che Dio sappia che continuo a camminare, a correre, tra quattro pareti. Sognando una vita immensa e un amore ancor più grande.

Mi hanno ridotto ciò che conta alle brevi distanze, e hanno allontanato da me tante persone. E non per questo il mio amore è meno profondo, o il mio oblio più vasto.

Uno schermo mi aiuta a ravvivare i ricordi. E aumenta la sensazione di avere tutta la vita tra le mani. Continuo a intessere sogni.

FACETIME
SewCream | Shutterstock

E in mezzo alla “prigionia” decido di prendere decisioni importanti. Sapere bene quello che desidero. Percorrere le strade con una meta chiara. Una psicologa me lo ricorda:

“Tu sei il risultato di quello che decidi. Avere una volontà ben formata. Non cercare la cosa più facile, ma quello che è bene per me. Scegliere una direzione concreta e seguirla”.

È tutto nelle mie mani. Il mio modo di vivere la vita, di affrontare le paure. Sono io a decidere. Sono io a scegliere.

Durante la Settimana Santa ho visto personaggi che hanno preso delle decisioni. Erode ha preso la sua, voleva solo un miracolo, qualcosa di straordinario, non gli interessava Gesù.

Pilato non ha deciso nulla, decidendo tutto mentre si lavava le mani. I discepoli hanno dovuto decidere, allontanarsi o stare vicini. Negare Gesù o evitare le domande. Alcuni hanno deciso di seguirlo fino al calvario, un grande rischio.

I farisei hanno deciso che era meglio la morte di un uomo piuttosto che perdere tutto.

Le mie decisioni mi formano, mi costruiscono. Mi fa paura non decidere quello che devo vivere. Posso sceglierlo, anche se è imposto. Sono io a decidere.

Scelgo il presente com’è, e come voglio viverlo. E decido quali sono i princìpi su cui costruisco la mia casa. Decido cosa fare o non fare. Chi amare o non amare. Decido di dare la vita o di tenerla per me.

Scegliere, decidere sembra facile, ma è la cosa più complicata. Scelgo di sognare e di non rimanere tranquillo. Desiderare ciò che è più grande e ideare un mondo migliore. Decido.

Decido di essere libero e non schiavo. Non è tanto semplice. Decido di fare il bene ed evitare il male. Non sempre ci riesco. Opto per Gesù in tutto ciò che faccio. Cosa avrebbe fatto Lui? Quale
sarebbe stato il suo atteggiamento in questa pandemia?

SOLIDARITY
Shutterstock | Imagesines

Sembra tutto semplice e non lo è. Decidere mi forma. Mi rende una persona migliore o peggiore. Disegna il contorno della mia pelle, la profondità della mia anima. Fa sbocciare fiori dentro di me o estende il deserto nelle mie ossa.

Scelgo chi voglio essere e scarto ciò che non voglio. Nelle mie mani ho tutto il potere del mondo. Possiedo l’immensa forza dei santi, che hanno cambiato tutto prendendo decisioni impossibili.

Ma non sempre decido ciò che è giusto, quello che mi fa bene, quello che mi salva. Mi rendo conto della mia povertà e della mia debolezza nel raggiungere i miei desideri. Diceva Santa Teresina:

“Desidero essere santa, ma conosco la mia impotenza e ti chiedo, Dio mio, di essere Tu stesso la mia santità”.

Dio sia la mia santità. Dio decida in me e mi elevi al di sopra dei miei limiti. Mi piace toccare il cielo con le mani. Abbracciare il paradiso senza averlo visto. Passare per quella lastra scostata che lascia aperta la via verso la vita.

Non sono santo, Dio è mio cammino. Quella porta che si apre davanti ai miei occhi. Quel sogno realizzato in Lui. Lì ho la vita.

Voglio toccare le nubi più alte dalla mia finestra. Disegno sul vetro i nomi che porto nel cuore. Mi invento un cammino che porta rapidamente alle vette e do un nome alle nubi che riflettono i miei desideri.

Ho una pace profonda perché decido di vivere il presente con gioia. Opto per questo tempo che si allunga senza pause. I tempi di Dio non sono i miei. Lo scelgo anche mentre sorrido. O è Dio che sorride a me.

FOTO

Tags:
coronavirusisolamentolibertà
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