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Nel Vangelo, tutto quello che serve per essere felici, anche nella sofferenza

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Don Giacomo Pavanello - pubblicato il 17/04/20

Alla riscoperta della felicità per i cristiani in tempi di lockdown

Paura, dolore e tristezza. Sembrano essere le parole che maggiormente condizionano questa primavera, a causa della diffusione del Covid-19.

Ma i cristiani hanno la responsabilità di vivere in pienezza la loro fede, che significa anche essere “gioiosi”, in un momento tanto complicato come questo. 

Don Giacomo Pavanello, parroco della chiesa di San Giuseppe Cottolengo di Roma e responsabile dell’Area sensibilizzazione, evangelizzazione e prevenzione per l’Associazione Internazionale di fedeli “Nuovi Orizzonti”, ci offre una riflessione sul tema della gioia per i cristiani, rilanciando l’omelia di Papa Francesco del 16 aprile scorso. In questo intervento il Santo Padre si era focalizzato sulla gioia come uno dei doni dello Spirito Santo, frutto della preghiera. 

Ad arricchire questa analisi, il video di Chiara Amirante, che attraverso la lettura del Vangelo, invita a vivere la gioia anche in questo momento di dolore.

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Vi siete mai chiesti quale sia la conseguenza della Pasqua in termini di sentimenti e di emozioni? A rileggere i Vangeli, qual è la reazione più ricorrente nei passaggi in cui si parla dell’incontro con Gesù risorto? È la GIOIA. Essa è il frutto più immediato degli eventi pasquali. Credo sia estremamente importante cogliere con serietà la questione, perché apparentemente, vista la drammatica unicità di questi nostri giorni, probabilmente essa sembra un’illusione più che una realtà. Altrettanta serietà possiamo però mettercela nel farci le giuste domande di qualità per far sì che, se esiste una possibilità per trattenere questo sentimento di gioia, diventi un’opportunità da cogliere e non da sprecare! 

E’ possibile o no essere nella Gioia Pasquale in questa primavera 2020?

Tutto il mondo cerca la felicità. Sempre e in ogni modo. Non c’è mai stato un essere umano sulla terra che, nel pieno delle sue facoltà mentali, non desiderasse con tutto se stesso essere felice. 

Che poi ci riuscisse e scegliesse le vie adeguate per ottenerla, questo è un altro discorso. 

In queste settimane, alle 18.00, siamo usciti sui balconi per cantare, accendere uno stereo, o anche solo per salutarci. E questo ci dava sollievo, leggerezza; donava sorriso ai nostri volti tirati, preoccupati, depressi, annoiati. 

Abbiamo scoperto doti artistiche nei nostri vicini di palazzo che magari non avremmo mai scoperto!! Ma credo che nessuno di essi avrebbe cantato allo stesso modo nei corridoi delle terapie intensive o davanti alle bare accatastate. Con questo non voglio dire che ritrovarsi alle 18.00 non sia e non è un bel momento di socialità, estremamente importante in questo frangente di distanziamento sociale. 

Dico che il mondo conosce solo un modo per non soffrire e quindi essere gioioso: allontanarsi dal motivo del dolore. Anche solo per un attimo, anche solo con il pensiero, ma sempre allontanarsi, se non addirittura fuggire o peggio ancora anestetizzarsi. È il tentativo di crearsi delle zone franche, in cui rifugiarsi e lasciare il rumore fuori. Peccato che prima o poi, alla vita vera, devi tornarci! 

Tutto ciò stride con un dettaglio nemmeno poi così marginale nei racconti della Risurrezione: Gesù appare con addosso i segni della Passione. Mani, piedi, costato sono segnati dai chiodi infissi e dalla lancia del soldato. Gesù non li nasconde, anzi, li mostra come documento di identità personale.

 Il cristiano non vive la Risurrezione fuori della vita o al riparo da essa. Ma precisamente DENTRO la vita stessa. 

Il mondo conosce la strada per trovare la felicità allontanandosi dal dolore. Il cristianesimo, l’insegnamento del vangelo, è l’unica strada che insegna come sia possibile trovare la gioia dentro la sofferenza. Vi segnalo due contributi video importantissimi: il primo è l’omelia di Papa Francesco alla S. Messa del 16 aprile. Il Santo Padre fa un excursus biblico meraviglioso sul tema della gioia e ci ricorda come essa sia uno dei doni dello Spirito Santo, che nasce dalla preghiera profonda, dall’immergersi nel silenzio dell’Amore di Dio, che poi è un lasciarsi avvolgere dalla sua stessa Presenza.

Il secondo è un video di Chiara Amirante, fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti. Chiara risponde precisamente alla domanda: “Come vivere la gioia della Pasqua in questo tempo di sofferenza?”

Se è vero che sempre abbiamo bisogno di essere felici, credo sia immensamente più urgente in questo momento storico. E non di una felicità effimera, ma della Gioia vera, quella che permane anche nei momenti più duri, più tristi, più difficili. Vale la pena prendere seriamente quest’argomento, ora più che mai!! Venendo alle “cose di casa”, desidero ancora una volta ringraziare tutti coloro che hanno voluto farsi vicini alla Parrocchia in queste settimane, in vario modo. Grazie ad ogni contributo, materiale o spirituale, stiamo sostenendo decine e decine di famiglie, tra cui molti anziani e molti bambini. Grazie perché il vostro aiuto ci permette di aiutare! Ancora una volta, in un modo tutto nuovo, vediamo che la Parrocchia non è il prete, ma è l’unione di tutti e di ciascuno. Non dimentichiamo il monito del Papa: “Nessuno si salva da solo”. La nostra forza è la Comunione, l’Unità!

Ci ritroveremo tutti nella preghiera, avvolti dall’Amore del Padre. 

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gioia
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