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Cosa ti avvicina sia alla terra che al cielo

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 16/04/20

La morte è l'unica possibilità per aprire il cielo?

Cosa pesa di più, l’amore o la morte? O è la vita che pesa di più, la vita eterna che il mio cuore desidera tanto?

Gesù muore sulla croce per amore. Per quell’amore che non riesce a rimanere contenuto nel suo petto. E ha bisogno di una lancia che apra la fonte della sua vita, del suo amore potente.

L’amore pesa più della morte. Mi è chiaro. Ancor più quell’amore che arriva all’estremo della morte. Più la vita che supera la morte provocata dall’odio. Prego con gioia:

“Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato; festeggiamo e rallegriamoci in esso… Celebrate il Signore, poiché è buono, perché la sua bontà dura in eterno… Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore… Questa è opera del Signore, è cosa meravigliosa agli occhi nostri”.

La Pasqua entra come quella lancia nel costato di Gesù, e al centro stesso del sepolcro chiuso. E spezza le viscere della morte lacerando tutto. E nasce una luce nuova, un sangue benedetto, una vita che supera tutte le mie aspettative.

Mi piacciono i finali a sorpresa, le contraddizioni apparenti. Un amore respinto, perseguitato, odiato. Un amore che è segno di contraddizione. Un amore che si dona fino all’ultimo respiro. E una morte potente che tinge tutto i nero, di grigio, di oscurità al suo passaggio.

Bisogna essere capaci di morire dando la vita. Non so come si fa.

In questi giorni mi sono abituato a parlare di morte. Molti numeri, qualche nome noto, vicino. E altri numeri, altre cifre.

Morti provocate dall’ingiustizia di una pandemia che non rispetta i miei piani, i miei progetti, i miei sogni. La morte è come quella marea nera che tinge tutto di disperazione. La lacerazione e il dolore.

E i sogni nascosti nell’anima? Quanto pesa la morte che cade come un peso da una tonnellata sulla mia anima malata! Non voglio la morte, né l’odore di Venerdì Santo. Neanche il suo silenzio strano e doloroso.

Non voglio la morte che pone fine all’ultimo respiro. Sembra pesare più dell’amore che nutro nel petto. Quella morte che non mi lascia neanche abbracciare chi amo. Quella morte silenziosa, dura, crudele.

Sembra che la morte sia la fine di tutto. Come se cadere sotto la terra fosse la fine di tutti, la stessa fine che aspetta anche me. Una morte più pesante dell’amore.

Non voglio credere alla morte come ultima parola pronunciata. Rifiuto di accettare quella morte dura e crudele che mi acceca gli occhi.

La morte non ha l’ultima parola. Non pesa più del mio amore. Dell’amore di Gesù. La morte credeva di avere il potere di porre fine alla vita e non è stato così.

Non lo è neanche ora. E i cadaveri per strada, gli ospedali al collasso, le famiglie spezzate, le grida di angoscia pesano molto.

Il grido dal Calvario è così potente… È così lacerante la supplica di chi crede nell’amore… La mia stessa angoscia… È come se la notte non lasciasse vedere la luce delle stelle. Nubi spesse, come se non ci fosse un piano B, una via d’uscita.

La morte è l’unica possibilità per aprire il cielo? Non lo so. Non decido io le vie, né i progetti. Non lo faccio. C’è un Dio nascosto dietro le nubi, dietro la morte.

Un Dio che sostiene il corpo spezzato di Cristo un Venerdì Santo. Dice la Bibbia: “Poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”.

Sembra che io debba morire. Che sia questa la porta stretta che non voglio attraversare. Perché la morte fa male. Lacera l’anima. Spezza tutte le mie strade, tutti i miei sogni. Commenta Julián Marías:

“Perché l’uomo sia moriturus – colui che deve morire –, la morte deve entrare nella sua biografia, deve prendere in essa non un semplice posto, ma un posto necessario. E questo implica un significato”.

Devo accettare la morte nella mia vita perché Cristo possa risuscitare in me. Devo imparare a morire, anche se mi fa male l’anima.

Il mio cuore deve abituarsi all’odore della morte dentro di me per essere libero. Non voglio vivere con così tanta paura della morte quando sono stato creato per la vita, per l’eternità.

Ma mi spaventa. Mi piacciono tanto la vita, l’amore, e quello che condivido e sogno qui. Mi piace alzarmi ogni mattina. Accarezzare la giornata con le sue ore. Assaporare il gusto dolce degli incontri.

Riconoscere il passaggio nascosto di Dio tra la gente. Inclinare un po’ il sole ogni secondo del cammino, finché, vinto, si nasconde mite all’orizzonte. Amare con forza in segni di dedizione. Perché non sempre l’amore si esprime allo stesso modo.

Vivere amando è vivere più a fondo, più a lungo, in modo più vero.

L’odio, come il rancore, accorcia i giorni, rende pesanti i passi, nasconde la luce dietro spesse nubi. È come una tormenta in cui sembra che il sole non tornerà più a darci il suo calore. La morte dei miei progetti, dei miei sogni. Nascosto dietro la lapide che copre il mio corpo.

Mi fa paura quella morte che è una notte fredda e sembra non avere risposte.

Non è tanto la morte a pesare, ne sono convinto. L’aspetto più pesante è l’amore. Pesa più dell’odio e del desiderio di vendetta. Più del rancore.

Ed essendo tanto pesante mi rende leggero. Mi lega alla terra e mi vincola al cielo. Perché l’amore che sogno, che vivo, che desidero, vuole essere eterno.

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