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Dov’è Dio? Cammina accanto a noi e ci fa ardere il cuore

GIRL, SMILING,ROAD

Yulia Mayorova | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 15/04/20

Come per i discepoli di Emmaus, la sfida più grande è riconoscerlo sulla nostra strada. Lui c'è sempre, e noi siamo pronti ad aprire gli occhi per vederlo?

In quello stesso giorno, il primo della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,
e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste;
uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;
come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso.
Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro
e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,
i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,13-35)

Il racconto dei discepoli di Emmaus ci pone la grande questione di come la Pasqua ci viene incontro quando nonostante la confusione e la delusione, ci lasciamo evangelizzare nella nostra depressione e nella nostra inquietudine: “Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?»”. Abbiamo sempre un grande desiderio di poter raccontare quello che stiamo vivendo, quello che ci fa soffrire, quello che ci è accaduto ma quasi mai abbiamo la pazienza di aspettare che qualcuno ci doni parole che possano illuminare in maniera significativa le cose raccontate. A noi piace parlare per sfogarci, ma dovremmo imparare a parlare per lasciarci evangelizzare: “«Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”.

Leggere la Parola di Dio, il vangelo soprattutto, è lasciare che una luce evangelizzi la nostra esperienza. Se non permettiamo a Gesù di spiegarci Lui il senso, chi altro potrà farlo? E come ci accorgiamo che è proprio Lui? “Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?»”. È il cuore che ricomincia a battere il segno che lo stiamo lasciando parlare alla nostra vita. È imparare ad aprire il cuore davanti a ciò che incontriamo, leggiamo, ascoltiamo. Gesù può nascondersi ovunque e parlarci attraverso chiunque. Impedirgli di parlarci significa condannarsi alla sola delusione e tristezza. Ma ancora questo Vangelo aggiunge un altro importante dettaglio. Gesù non è solo Colui che “ci spiega il senso”, è anche Colui che si fa cibo per il viaggio: “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista”.

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